Jungle Cruise e i film tratti dalle attrazioni dei parchi di divertimento

Jungle Cruise e i film tratti dalle attrazioni dei parchi di divertimento
31 Luglio 2021 – 9:04

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Fra gli anni ’30 e ’40 Walt Disney fece un giro per gli Stati Uniti con le due figlie, Diane e Sharon. Molte delle tappe del viaggio erano dei parchi di divertimento: proprio da lì il creatore di Topolino iniziò a concepire un luogo che potesse tradurre in realtà i sogni dei suoi cartoni animati e fosse una destinazione dove adulti e bambini riuscissero entrambi a divertirsi. Oltre un decennio dopo, nel 1955, fu inaugurato il primo Disneyland ad Anaheim, California. Fu l’esordio di un impero che si espanse in tutto il mondo e che ancora oggi rappresenta per la Disney non solo un bacino di utenza fondamentale ma anche una fonte di ispirazione ulteriore, come accaduto per il recente film Jungle Cruise.
Per capire quanto sia potente l’influenza dei parchi divertimento Disney sull’immaginario americano basta dare un’occhiata alla docuserie I segreti delle attrazioni, sbarcata lo scorso 21 luglio sullo streaming Disney+: nei primi cinque episodi (gli altri arriveranno nei prossimi mesi) si esplorano alcune delle attrazioni più famose di questi parchi, fra cui appunto Jungle Cruise. È come entrare in una specie di mondo parallelo, in cui contano solo la fantasia, l’ingegno e la creatività. Sì, perché tali attrazioni sono il frutto di attentissimi lavori di ingegneria e di creazione di storytelling. Per una volta questa tanto abusata parola da reparto marketing ha una sua applicazione concreta, che ha ricadute effettive sui gusti dei consumatori di storie. Soprattutto quelli americani.
A ben pensarci, infatti, una delle tante differenze che ci separa dai cugini d’oltreoceano è anche questa: per loro le attrazioni dei parchi divertimenti sono una colonna portante dell’immaginario fantastico, tanto quanto i film Marvel o i classici d’animazione. Per il pubblico italiano, per esempio, il film Jungle Cruise può apparire semplicemente come un film d’avventura un po’ nostalgico, che richiama i cult Indiana Jones o Alla ricerca della pietra verde, e che soprattutto basa la sua forza su protagonisti come Dwayne Johnson ed Emily Blunt. Per gli americani, invece, Jungle Cruise è anche la trasposizione di una delle giostre più amate nei parchi Disney: collocata nella sezione Adventureland presente ad Anaheim, Orlando, Tokyo e Hong Kong, si tratta di una giostra acquatica nata nel 1955 che permette di fare un viaggio a bordo di una specie di traghetto a vapore, con tanto di animali animatronici, cascate e veri attori a raccontare una storia.

Ritrovare sullo schermo le avventure suggerite da un’attrazione che si è avuto modo di vedere nei parchi di divertimenti è sicuramente un elemento di curiosità in più per gli spettatori statunitensi che noi non cogliamo fino in fondo. Ma questo scarto, del resto, non è nuovo. Pochi ci fanno caso, però la saga dei Pirati dei Caraibi, che dal 2003 ha trasformato Johnny Depp nello strampalato Jack Sparrow e che presto vivrà un reboot totale, è tratta anch’essa dalle famose attrazioni Pirates of the Caribbean presenti a Anaheim, Orlando, Tokyo, Shangai e Parigi. Alla stessa maniera, il poco memorabile Fantasmi da prima pagina con una giovanissima Kristen Dunst deriva dalla raccapricciante giostra Tower of Terror (che è anche il titolo originale del film) e lo stesso vale, ancora più inaspettatamente, per Mission to Mars di Brian De Palma che ha preso ispirazione dalla giostra collocata nella sezione fantascientifica Tomorrowland, a sua volta trasmutata nel 2015 in un film con George Clooney.
Forse, il caso più riconoscibile di questo trend, per noi, è La casa dei fantasmi, il film del 2003 con Eddie Murphy che lavora al contempo su un cliché molto comune nella storia del genere horror, quello della magione infestata dagli spettri appunto, e su un’attrazione Disneyland, la celeberrima Haunted Mansion. Proprio in questi mesi si sta tornando a pensare a un reboot sempre ispirato da questa giostra, e nei giorni scorsi è stato annunciato che la nuova versione affidata a Justin Simien, il creatore di Dear White People, vedrà nel cast gli attori Tiffany Haddish e Lakeith Stanfield. Insomma, Disney continua a investire parecchio sul filone che connette i suoi parchi di divertimento e le pellicole che realizza per le sale.

Questo perché queste attrazioni hanno davvero una rilevanza culturale molto forte negli Stati Uniti e che noi forse fatichiamo a comprendere fino in fondo. Basti pensare che nei recenti dibattiti woke derivati dal movimento Black Lives Matter e dalla necessità di rimuovere riferimenti razzisti dai vari ambiti della cultura americana è finita in mezzo anche un’attrazione di Disneyland: la notoria Splash Mountain, infatti, metteva al centro gli animali protagonisti di un film del 1946 intitolato Song of the South (in italiano I racconti dello zio Tom), che Disney ha reso attualmente irreperibile proprio per i contenuti denigratori nei confronti della comunità black e molto vaghi rispetto a un tema come lo schiavismo; di conseguenza la giostra è stata a sua volta chiusa e sarà riformulata in futuro basandosi sul film d’animazione La principessa e il ranocchio. La stessa Jungle Cruise è stata rinnovata nei primi mesi del 2021 per rimuovere riferimenti offensivi alle popolazioni indigene (in origine definiti come “selvaggi”).
Senza che noi lo sospettiamo, dunque, le attrazioni dei parchi divertimenti americani non solo modellano l’immaginario ispirando alcuni dei blockbuster che vediamo al cinema, ma stimolano anche il dibattito pubblico su temi di scottante attualità. Se non bastasse, c’è da considerare che per Disney gli stessi parchi sono un’entrata fondamentale: le chiusure imposte dal coronavirus nel 2020 e le limitazioni tutt’ora in atto hanno portato gravi perdite all’azienda (circa tre miliardi di dollari), che di conseguenza ha dovuto operare tagli qua e là. Al contempo la stessa casa di Topolino pensa al futuro: accanto alle attrazioni storiche che danno origine a film, si lavora all’apertura di nuove fonti di intrattenimento che si fondano su franchise assodati come Star Wars o il Marvel Cinematic Universe, in una sinergia a tutto tondo che non vuole lasciare scampo nemmeno per un secondo alla nostra fantasia.
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Fonte: Wired

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