Le città del futuro saranno senza fumo

Le città del futuro saranno senza fumo
18 Febbraio 2021 – 9:04

È un fatto: nuove politiche urbane anti-fumo nel mondo stanno trasformando lo spazio pubblico, rendendo le città smoke free e più salubri all’indomani della pandemia. La crisi sanitaria ha portato a ripensare le soluzioni al problema dell’inquinamento dell’aria e a come migliorare la qualità della vita delle persone. E se molte delle politiche attuate si sono rivolte all’estensione di piste ciclabili, di spazi verdi,  diminuendo nel contempo le zone di parcheggio, diverse città e paesi hanno cominciato a mettere in tavola nuove norme per un’altra sfida alla salute pubblica: quella del fumo nei luoghi pubblici.
In Italia, la città di Milano è stata l’ultimo comune a introdurre il divieto di fumo nei luoghi pubblici: dal 19 gennaio il Consiglio comunale ha approvato il “Regolamento sulla qualità dell’aria” definendo le priorità volte a migliorare la qualità ambientale in città: prevede di vietare le sigarette alle fermate di mezzi pubblici, parchi e stadi, oltre che a una distanza inferiore a 10 metri da un’altra persona. Quasi all’istante la misura è stata ritenuta da alcuni come un provvedimento barzelletta, che cancella un rito sacro, se non direttamente le proprie libertà personali. Pochi però sanno che quasi tutti i paesi del mondo hanno concordato di eliminare il fumo dai luoghi pubblici entro il 2025.
Smoke-free 2025 
Le restrizioni antifumo non sono una novità: inizialmente si poteva fumare sugli aerei, in altri mezzi di trasporto e dentro edifici pubblici.  Eliminare il fumo dagli spazi chiusi è stata la prima serie di misure prese a livello globale per rispondere ai gravi effetti del fumo sulla salute. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), il tabacco uccide più di 8 milioni di persone e rappresenta il 25% di tutte le morti per cancro; la tossicità del fumo è indiscutibile anche per coloro che lo respirano soltanto (il cosiddetto fumo passivo).
Nel 2004, oltre 160 paesi hanno firmato la Convenzione dell’Oms sul controllo del tabacco (Fctc), accettato di rispettare gli obblighi volti a raggiungere la riduzione relativa del fumo del 30% entro il 2025. Paesi come la Svezia e la Nuova Zelanda sono stati in prima linea in questa battaglia, riducendo la prevalenza del fumo e la disponibilità di tabacco a livelli minimi, cercando di diventare nazioni completamente libere dal fumo entro il 2025, creando le prime generazioni smoke free.
E poi arrivò Covid-19
Con l’inizio della pandemia da rapporti dell’Unione Europea hanno confermato la non esistenza di effetti benefici del fumo sul virus, e, lo scorso maggio il rapporto dell’Oms, ha rivelato che l’effetto virus é ancora più drammatico tra i fumatori.
Per limitare la diffusione del virus, il distanziamento è stata una delle caratteristiche principali alla base delle politiche di risposta a Covid-19, soprattutto relativamente al trasporto pubblico e allo spazio urbano. Fumare implica la necessità di togliersi la mascherina, ed eliminare il fumo negli spazi pubblici può al contempo evitare l’esposizione al  virus se non almeno al fumo passivo.
Anche tra le autorità questa consapevolezza è aumentata portando a introdurre lo stop al fumo in pubblico come misura preventiva vietando o limitando temporaneamente la vendita di tabacco, prodotti per il vaping e narghilè, classificandoli come prodotti non essenziali.
Milano non è l’unica città ad aver preso una posizione sulle politiche smoke free. Nell’ultimo decennio molte città tra cui New York e Città del Messico hanno introdotto spazi senza fumo come spiagge, parchi e parchi giochi, ma la pandemia ha accelerato il processo, portando per lo meno a introdurre misure temporanee in vari paesi o città. In Spagna alcune regioni hanno vietato temporaneamente il fumo in strada e nei luoghi pubblici, come ristoranti e bar. Solo poche regioni hanno esteso il divieto nelle terrazze, come le isole Baleari, Canarie, e le zone della Cantabria, Asturie, Aragona, Navarra e Valencia. Nofumadores.org è un’organizzazione che si batte anche con una petizione per rendere tutte le spiagge smoke free.
Alla fine del 2020 in Turchia,  è stato introdotto il divieto di fumare negli spazi esterni affollati in tutte le province, nel tentativo di contenere l’aumento dei casi di Covid-19. Le città di Istanbul e Izmir hanno implementato delle misure ancora più restrittive.
A Malta, fino a maggio 2020 era permesso fumare nelle aree di ristorazione all’aperto. Ma in risposta all’epidemia di Covid-19, il governo ha colto l’occasione per modificare la nota legale ove il divieto di fumare nei luoghi pubblici è entrato in vigore il 22 maggio 2020.
Nel Regno Unito l’ultimo rapporto di Action on Smoking and Health (Ash) ha evidenziato che 63 delle 109 autorità locali intervistate hanno implementato, tra le varie misure anti fumo, dei divieti negli spazi pubblici. Tra le città compaiono, Liverpool, Bristol, Leeds, ma soprattutto Manchester. Nel Marzo 2021 il Galles implementerà una serie di leggi sui luoghi senza fumo includendo le aree limitrofe agli ospedali e le aree giochi.
Sono state messe in atto anche risposte regionali, relative a specifici prodotti: dall’inizio della pandemia, il divieto dell’uso di narghilè in tutti i luoghi pubblici è stato adottato e da 17 dei 22 paesi della regione del Medioriente, con oltre 120 città in Iran.
Anche il Sud Africa e molte città nel mondo come Accra, Kuala Lumpur e Kampala hanno provveduto a introdurre misure limitanti, sintomo che la lotta al fumo ha ora raggiunto dimensioni globali con particolare interesse dei centri urbani.
Cittadini in salute, città migliori
Dato che i paesi devono iniziare a implementare delle misure per rispettare gli obiettivi prefissati per il 2025, la pandemia può far riflettere i governi nazionali e locali sullo status delle politiche attuali, ed eventualmente su come aggiustare il tiro.
A parte la preoccupazione per l’esposizione dannosa al fumo passivo, evitare il fumo in luoghi pubblici porterebbe città e comunità a trarre altri vantaggi a livello ambientale e di bilancio. I mozziconi di sigaretta sono la voce dominante dell’inquinamento plastico nei siti urbani. Abbandonarli a terra è un problema concreto che comporta seri impatti ambientali e può contribuire a far percepire la città come trascurata.
Negli ultimi anni, i comuni hanno adottato misure per la raccolta, introducendo spazzature specifiche o lanciando iniziative di raccolta autonoma con posaceneri tascabili. Soldi spesi essenzialmente per risolvere una dipendenza e un problema creato da una categoria di cittadini. Ogni anno Milano produce 80 tonnellate di mozziconi di sigaretta (1 milione di mozziconi al giorno) che impiegano oltre due anni per decomporsi naturalmente . I costi di abbattimento dei rifiuti di tabacco nelle città sono stimati da 27 milioni di dollari a Chicago a quasi 80 milioni di dollari a New York. In Europa, uno studio dell’Associazione delle imprese municipali tedesche (Vku) del 2020 ha determinato questo costo per tutte le città e i comuni tedeschi pari a circa 700 milioni di euro ogni anno. Introdurre politiche anti fumo nei luoghi pubblici significherebbe limitare questa spesa così da allocare questi fondi su altri servizi per i cittadini.
Il beneficio di stabilire dei divieti può essere rafforzato anche da altre politiche da intraprendere nello spazio urbano: studi hanno dimostrato che i fumatori sono più propensi a rinunciare al vizio se vivono vicino a spazi verdi. Se in più, le città introducono politiche di parchi smoke free come Parigi, annunciare l’espansione delle aree verdi avrebbe un effetto collaterale di estendere il perimetro di spazio dove il fumo sarà vietato.
Inoltre sarà importante cominciare ad invertire il trend di creare spazi per i fumatori o le cosiddette aree dedicate al fumo (Dsa). Nel settembre del 2019, la Corte suprema olandese ha stabilito che le aree fumatori nei punti di ristoro dovevano essere chiuse con effetto immediato. Ciò ha portato al trasformare l’aereoporto di Amsterdam in un terminal smoke free.
La sfida chiave rimane il rispetto della legge da parte dei cittadini e l l’applicazione dei controlli da parte delle autorità. Attualmente, altri paesi e città come Christchurch stanno cercando di ampliare le loro politiche smoke free a nuovi prodotti come le sigarette elettroniche, che non sono incluse nei divieti, e rappresentano un’alternativa per coloro che non riescono a smettere di fumare e una scappatoia per le grandi aziende di tabacco in grado così da assicurare profitti.
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Fonte: Wired

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