L’America e la linea sottile che separa il sogno dall’incubo

L’America e la linea sottile che separa il sogno dall’incubo
7 January 2021 – 11:34

Era da tempo che negli Stati Uniti non si vedevano scene come quelle delle scorse ore a Washington, quando in una sorta di tentato colpo di stato un manipolo di migliaia di violenti aficionados del presidente uscente Donald Trump ha occupato il Congresso portandosi dietro armi, parrucche e cartelli complottisti e costringendo alla fuga i parlamentari. L’ultima volta era successo un paio di secoli fa, quando le truppe britanniche diedero alle fiamme l’edificio, la residenza presidenziale e altri monumenti. Erano altri tempi, quelli della violenta guerra anglo-americana e di uno scontro che aveva dunque natura bellica e internazionale. Questa volta invece la violenza è arrivata dagli Stati Uniti, dai suoi stessi cittadini, una prima volta che potrebbe far pensare a un evento isolato e straordinario. E invece si è trattato di un episodio che, seppur estremo, va ricondotto all’ordinarietà locale, soprattutto quella che viene lasciata in eredità dai quattro anni di presidenza Trump.
(Photo by Win McNamee/Getty Images)Al di qua dell’Atlantico, in Europa, viviamo una sorta di allucinazione collettiva sulla democrazia americana. La storia la scrivono i vincitori e questo vale anche per il presente, nel senso che la potenza di uno stato si riflette anche nell’immagine che esso sa dare quotidianamente di sé all’esterno. Gli Stati Uniti come la più grande democrazia del mondo, ma anche come gli esportatori per eccellenza di democrazia, è un bias con cui cresciamo e che finiamo per accettare a tal punto che ogni evento che rischia di incrinare questo immaginario finisce poi per essere messo nel cassetto. Un cassetto che però straborda di problematiche, in una spirale che invece che arrestarsi continua a sprofondare verso il baratro e che ci sta costringendo a un esame di coscienza collettivo.
Proud boys, WikipediaLo stato di diritto non è che non esista sul suolo americano, ma esiste in una sua versione molto distante da quella a cui siamo abituati. Gli Stati Uniti sono un paese armato fino ai denti, dove la giustizia privata la fa da padrone, dove la morte è costituzionalmente considerata una delle alternative a disposizione di un giudice per far espiare una pena, dove le minoranze vivono in una condizione di segregazione e abusi non solo da parte dei loro cittadini ma delle stesse istituzioni, dove quelli che noi consideriamo diritti fondamentali, ad esempio l’aborto, spesso non sono garantiti. Un paese spietato e che vuole essere tale, che chiamiamo democrazia ma che è quanto di più distante esista dal concetto di democrazia europea.

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Quella di ieri a Washington non è stata un’invasione di barbari sconnessi dalla realtà americana, ma è stata una perfetta manifestazione di una delle tante facce di questa stessa realtà. La delegittimazione delle istituzioni, i complottismi più spiccioli, le chiamate alle armi, sono elementi che ritroviamo da tempo sul suolo americano e non solo nei piccoli circoli segreti o in forum sconosciuti sul web, ma a opera della stessa politica, dal presidente Donald Trump in giù. Quello stesso Congresso che ieri veniva preso d’assalto dagli estremisti di destra era in realtà già stato simbolicamente occupato da queste realtà due mesi fa, quando Marjorie Taylor Greene e Lauren Boebert, attiviste della cospirazionista QAnon, ottenevano un seggio al suo interno. Nei giorni scorsi abbiamo visto la Boebert sfilare armata per Washington in un video-spot in cui raccontava come avrebbe portato la sua Glock anche dentro il parlamento. Un preludio di quanto stava per succedere, ma anche l’esempio della forte interconnessione che esiste tra quella fetta di America che ieri ha assaltato le istituzioni e chi in quelle istituzioni la rappresenta.

Let me tell you why I WILL carry my Glock to Congress.
Government does NOT get to tell me or my constituents how we are allowed to keep our families safe.
I promise to always stand strong for our 2nd Amendment rights.https://t.co/E75tYpdN4B pic.twitter.com/qg7QGenrNo
— Lauren Boebert (@laurenboebert) January 4, 2021

Quanto successo a Capitol Hill non è insomma un caso, non si tratta di un fulmine nel cielo sereno della grandezza americana, è al contrario l’indegno finale di un’epoca politica e sociale che ha spianato la strada a tutto questo. La concretizzazione di uno spirito americano che non solo esiste, ma che non si fa nulla per nasconderlo e anzi gli si dà un megafono istituzionale.
Un incubo camuffato da sogno, qualcosa che dall’interno può essere considerato normale ma che da fuori non può non essere visto come estremista. Ma anche un campanello d’allarme per chi, fuori dai confini, con tutto ciò non ha nulla a che fare. A continuare per decenni ad accettare, sdoganare, legittimare ogni forma di estremismo, cospirazionismo, complottismo, in definitiva ogni forma di populismo insano, il finale a cui si va incontro è quello rappresentato delle assurde immagini delle scorse ore al Congresso americano. La democrazia e lo stato di diritto non sono motori che si autoalimentato, al contrario si tratta di tesori da difendere quotidianamente, a livello cittadino ma soprattutto politico. Sia da lezione al di fuori degli Stati Uniti, perché non si faccia la fine dell’incubo americano.
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Fonte: Wired

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