Il lato positivo della pandemia? Ora sappiamo quali sono le vere priorità

Il lato positivo della pandemia? Ora sappiamo quali sono le vere priorità
11 November 2020 – 11:42

Quella dell’efficacia al 90% del vaccino sviluppato da Pfizer e Biontech è senza dubbio la grande notizia del mese. Dopo un anno tragico dal punto di vista sanitario, economico e sociale, sapere che qualcosa di grosso si sta muovendo nella lotta al coronavirus è senza dubbio una luce in fondo al tunnel, che può essere di aiuto un po’ per tutti – cittadini e istituzioni. Quella dell’imminente vaccino è però una grande notizia che non deve trarre in inganno. La fine della pandemia non è dietro l’angolo e volenti o dolenti, dobbiamo arrenderci all’idea che la convivenza con il virus durerà ancora molto e che le trasformazioni socio-economiche che esso si sta portando dietro resteranno probabilmente per sempre. E questa non è necessariamente una cattiva notizia.
(Photo by Salvatore Laporta/KONTROLAB/LightRocket via Getty Images)Per ora non si sa molto sul vaccino. Le incognite riguardano la durata della sua efficacia, se saprà prevenire anche le forme più gravi di Covid-19 e se riuscirà realmente a bloccare del tutto la trasmissione del virus tra gli asintomatici. Quello che si sa con certezza, invece, è che prima di avere una campagna di vaccinazione massiva, bisognerà attendere tanto. Nel caso italiano, per esempio, le prime indiscrezioni parlano di 1,7 milioni di dosi che arriveranno a gennaio e che dovrebbero essere utilizzate per le persone più fragili e per quelle più esposte al virus. Altri milioni di vaccini dovrebbero arrivare nel corso della primavera, a riprova del fatto che c’è sì una luce in fondo al tunnel, ma che il tunnel da percorrere è ancora lungo. Non è un caso che alcuni scienziati, come Ilaria Capua, senza sminuire l’importanza del vaccino hanno sottolineato che prima di vederne gli effetti potrà passare molto tempo, siccome gli step da percorrere sono ancora molti. D’altronde quello con la Pfizer non è il contratto della salvezza, ma il quarto che viene firmato dopo quelli con AstraZeneca, Sanofi-Gsk e Johnson & Johnson, dimostrazione di come si sia ancora in una fase sperimentale.
Al di là delle buone notizie sui vaccini, insomma, la cruda realtà è che la vittoria sul virus è ancora un lontano miraggio. E l’illusione dovrà fare spazio alla disillusione, ancora una volta. In primavera si aspettava con trepidazione l’estate, quando gli effetti del lockdown totale e, secondo alcuni, il caldo si sarebbero fatti sentire più che mai sulla circolazione del virus. Così è stato, ma solo apparentemente, perché oggi ci troviamo di nuovo a fare i conti con bollettini tragici e lockdown ad ampio spettro. Stavolta l’ancora di salvezza è costituita dai vaccini, che appunto però devono ancora essere considerati una soluzione a lungo termine. E piano piano, non resta che abituarsi all’idea della convivenza col virus. Non siamo più davanti a un’emergenza eccezionale della durata di qualche giorno o settimana, ma di un evento che da ormai otto mesi sta stravolgendo le nostre vite in ogni singolo aspetto e da cui è impossibile voltare lo sguardo.
Il virus, tra le altre cose, ha ridefinito le abitudini, la socialità, l’organizzazione lavorativa, la didattica, in modi che non possono definirsi provvisori. E questo ha fatto emergere le basi fragili su cui molti di questi aspetti poggiavano. Prendiamo il caso italiano della didattica a distanza: quello che ci sembrava ovvio, connettersi a un device per seguire da remoto una lezione, si è scoperto essere un privilegio, perché in molte aree del paese la connettività non è garantita. Un bug messo in mostra indirettamente dal Covid-19, una delle conseguenze negative dello stesso, che è diventato anche uno stimolo al miglioramento, agli investimenti nel settore. C’è poi il caso dello smart working, da sempre considerato tabù per quella vecchia concezione per cui il lavoro da casa non è lavoro e che oggi è diventato per molti la nuova normalità, per la gioia di tutti quegli studi che ne evidenziano i benefici produttivi e psicologici che ne derivano. E che dire della mobilità, con gli investimenti su nuove forme di spostamento finora in stato arretrato (come le ciclabili) per disincentivare gli assembramenti sui mezzi di trasporto.
Sono solo alcuni esempi delle difficoltà e delle trasformazioni che questo 2020 si è portato dietro e che continueremo a trascinarci fino alla fine della pandemia e anche oltre, senza che questo sia necessariamente un aspetto negativo. Come succede ogni volta che un evento macro stravolge le nostre vite, la reazione iniziale è credere che tutto si risolverà nel breve, vivendo nell’illusione che presto arriverà un antidoto. L’impotenza non è però la soluzione, perché essa corrisponde a una mancata presa di consapevolezza. Oggi, dopo un anno di virus, non ha più senso illudersi che l’annuncio del vaccino significa che siamo alle battute finali della pandemia. Sta succedendo qualcosa di importante, certo, me ci vorrà tempo per vederne gli effetti e proprio per questo è necessario arrendersi all’idea che la convivenza con il virus durerà ancora a lungo. Nell’attesa, non ci resta che cavalcare tutte le trasformazioni che questa situazione emergenziale si sta portando dietro, per declinarle in una chiave positiva che possa servire anche in futuro, a pandemia finita.
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Fonte: Wired

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