Una superficie autopulente che elimina i peggiori superbatteri

Una superficie autopulente che elimina i peggiori superbatteri
16 December 2019 – 8:10

(foto: ThomasVogel via Getty Images)Un po’ come una foglia di loto, su cui l’acqua scivola portando via lo sporco. Stiamo parlando di una nuova superficie autopulente, che tiene lontano non solo lo sporco ma anche microorganismi patogeni, come superbatteri pericolosi. Questa superficie è stata creata da un gruppo di ricerca coordinato dall’Università McMaster in Canada ed è una delle nuove proposte per combattere il diffuso problema della resistenza antimicrobica. Il prototipo degli scienziati è un involucro di plastica, sottile e flessibile, con una struttura su scala dei nanometri (milionesimi di millimetro), autopulente e repellente, che elimina da solo, grazie alla struttura, microorganismi patogeni come superbatteri pericolosi. Lo studio è pubblicato su Acs Nano.
La nuova superficie di plastica è una sottilissimo strato trasparente, trattato con particolari tecnologie, che può essere facilmente adattato su maniglie delle porte, corrimano e ringhiere, che possono diventare ricettacoli di batteri pericolosi. Parliamo di batteri che non rispondono ai farmaci come lo Staphylococcus aureus Mrsa, resistente alla meticillina. Il materiale, flessibile e maneggevole, potrebbe in futuro essere utile anche per l’impacchettamento dei cibi – i classici involucri degli alimenti che possono anche loro diventare veicolo di agenti patogeni.
Gli autori si sono ispirati realmente alla struttura della foglia di loto, in cui le goccioline rimbalzano senza penetrare e rotolano invece che slittare, rendendo più efficace la rimozione dello sporco. Per realizzare un materiale con proprietà simili, i ricercatori hanno combinato ingegneria dei materiali e chimica per creare una superficie nanostrutturata che auto-esclude le molecole presenti sulla superficie. Oltre alla nanostruttura, gli autori hanno trattato chimicamente il materiale, rendendolo super-idrofobico e oleofobico – che repelle sostanze oleose. Queste caratteristiche sono servite per ridurre l’adesione dei batteri ed evitare che formino biofilm e il rapido trasferimento dei batteri verso superfici differenti con cui veniamo meno a contatto.
I ricercatori hanno testato il materiale utilizzando due dei più temuti batteri resistenti a molti farmaci, lo stafilococco Mrsa e lo Pseudomonas aeruginosa, tipico delle infezioni ospedaliere, che è anche uno degli otto sorvegliati dall’Istituto superiore di sanità (Iss) e resistente a molti antibiotici. Dai test emerge che o la particolare struttura messa a punto è efficace nel ridurre la formazione di biofilm di batteri Pseudomonas e di Mrsa rispettivamente dell’84 e dell’87%. In più il materiale non è stato contaminato da Escherichia coli (altro sorvegliato dell’Iss) posto a contatto con la sua superficie. Per ottenere e verificare questi risultati gli autori hanno catturato immagini della superficie ottenute con un microscopio elettronico e con un dettaglio su scala dei nanometri.
“Questo materiale ci fornisce qualcosa che può essere applicato a qualsiasi oggetto”, ha sottolineato Leyla Soleymani, che ha coordinato lo studio insieme a Tohid Didar. “Potremmo utilizzare questa tecnologia in tutti gli ambienti domestici e lavorativi”, aggiunge Didar. “Dato che a livello globale ci si confronta con la crisi dovuta alla resistenza antimicrobica, speriamo che questo materiale possa diventare uno strumento antibatterico importante”.
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Fonte: Wired

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