Perché gli uragani sono sempre più lenti, imprevedibili e distruttivi

Perché gli uragani sono sempre più lenti, imprevedibili e distruttivi
6 Settembre 2019 – 9:03

Donald Trump durante un meeting nello Studio ovale dedicato all’urgano Dorian (foto: Bill O’Leary/The Washington Post)L’uragano Dorian torna a far paura. Dopo essersi accanito a lungo sulle Bahamas, lasciandosi alle spalle un bilancio provvisorio di almeno 30 vittime, molti dispersi e 70mila persone con urgente bisogno di aiuti, ha ripreso potenza, tornando a categoria 3 nella scala Saffir-Simpson. Ora si dirige verso le coste sudorientali degli Stati Uniti, ma dove scaricherà la sua furia ancora non è dato sapere.
Un’incertezza su cui è già scivolato il presidente Donald Trump: nel maldestro tentativo di non smentire un tweet in cui aveva affermato (erroneamente) che l’uragano avrebbe colpito anche l’Alabama, ieri ha mostrato alla stampa una mappa con le previsioni ufficiali ritoccate a pennarello. Verrebbe da dirgli: ma questi sono i cambiamenti climatici, bellezza, e tu non ci puoi fare niente. Perché è colpa del riscaldamento globale se i cicloni stanno diventando sempre più violenti, lenti e imprevedibili. Tre connotati che amplificano il loro spaventoso potere distruttivo.
Sadici e violenti
Da tempo i climatologi sono convinti che la febbre del pianeta accresca la potenza dei cicloni. La fisica di base è semplice: più la superficie degli oceani si scalda e aumenta l’umidità dell’aria, più l’energia e il vapore acqueo che si addensano in atmosfera devono trovare uno sfogo. Gli oceani hanno assorbito oltre il 90% del calore prodotto dal riscaldamento globale e acque più calde facilitano la rapida intensificazione dei cicloni, mentre l’innalzamento dei livelli del mare accresce il rischio di inondazioni. Non sorprende che Dorian sia tra gli uragani atlantici più violenti mai registrati. Si è formato in un’area dell’oceano già più calda di 1°C rispetto al passato, che si stima abbia aumentato del 23% il potenziale distruttivo dei suoi venti.
Ora, però, gli esperti del clima sospettano che il riscaldamento globale stia anche rallentando la velocità con cui uragani atlantici e cicloni tropicali si spostano sulla terraferma. Potrebbe sembrare una buona notizia, ma purtroppo non lo è. Uragani e cicloni più lenti significa tempeste che imperversano più a lungo sull’area colpita, amplificando i danni causati dalle raffiche di vento, delle piogge torrenziali e delle mareggiate.
È già successo nel 2017 a Houston con l’uragano Harvey e l’anno scorso in Carolina del Nord con Florence. Alle Bahamas, neanche si fosse preso una vacanza, Dorian si è fermato per 40 interminabili ore. Il meccanismo è ancora incerto, ma l’effetto è quello di uragani che sembrano diventare sadici: colpiscono con più violenza, infierendo a lungo sulle loro vittime. Somiglia a un film horror, invece è un altro effetto della crisi climatica.
Gli effetti di Dorian sulle Bahamas (foto: Scott Olson/Getty Images)Prova a prendermi
Uragani più lenti, però, non significa più prevedibili, anzi. Nel suo stallo apparente, il mostro può cambiare direzione da un momento all’altro, dispensando a casaccio salvezza e distruzione. Di questa incertezza, come accennato, ne ha fatto le spese anche Trump, collezionando un’altra delle sue figuracce. Ieri ha infatti mostrato alla stampa una mappa del probabile percorso di Dorian verso gli Stati Uniti, ritoccata però da una manina anonima con un tratto di penna per allungare la traiettoria dell’uragano fino all’Alabama. Dove tuttavia, almeno secondo le previsioni ufficiali, Dorian non dovrebbe arrivare.
Già domenica scorsa, tra un partita di golf e l’altra, Trump aveva creato scompiglio pubblicando un tweet in cui avvertiva che l’uragano avrebbe raggiunto anche l’Alabama, costringendo il National Weather Service a una categorica smentita. Non soddisfatto, il presidente aveva quindi replicato con un grafico del South Florida Water Management Office che include anche l’Alabama sul percorso di Dorian. Ma si trattava di una delle prime previsioni, che ovviamente vengono aggiornate di continuo. E siccome il lupo perde il pelo ma non il vizio – e il tratto nero con cui è stata alterata la mappa mostrata alla stampa sembra proprio quello del pennarello con cui il presidente firma le leggi – molti sospettano che dietro l’anonima manina ci sia in realtà niente meno che la manona presidenziale.

This was the originally projected path of the Hurricane in its early stages. As you can see, almost all models predicted it to go through Florida also hitting Georgia and Alabama. I accept the Fake News apologies! pic.twitter.com/0uCT0Qvyo6
— Donald J. Trump (@realDonaldTrump) September 4, 2019
Chiunque abbia preso l’iniziativa, in ogni caso, non ha potuto fare altro che estendere il cosiddetto cono d’incertezza, cioè la probabile direzione che Dorian potrebbe seguire nei prossimi giorni. È chiamato “cono” perché si allarga durante il percorso ipotizzato, evidenziando che l’incertezza sulla traiettoria futura aumenta via via che la previsione si spinge in avanti nel tempo e nello spazio. L’aggiunta a pennarello non segue la regola: anziché allargare il cono verso l’Alabama, l’inesperta manina (o manona) ha disegnato una specie di protuberanza più piccola. Resta il fatto che nessuno può sapere con certezza dove Dorian colpirà, né dove farà più male. Nel reame degli uragani esasperati dalla crisi climatica regna ancora l’incertezza.
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Fonte: Wired

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