Mycobacterium chimaera, cos’è il batterio della sala operatoria che ha ucciso otto persone

Mycobacterium chimaera, cos’è il batterio della sala operatoria che ha ucciso otto persone
21 novembre 2018 – 18:00

(foto: Getty Images)Dopo le sei vittime accertate in Veneto, sono emersi in queste ore in Emilia Romagna altri due casi di decesso attribuiti a Mycobacterium chimaera, il batterio killer della sala operatoria. E è probabile che l’inchiesta avviata a settembre dal Ministero della salute per identificare le morti e le infezioni dal 2010 a questa parte faranno lievitare le cifre. Ma che cos’è questa infezione? Chi è a rischio?
Mycobacterium chimaera
Si tratta di un microrganismo della famiglia dei micobatteri non tubercolari (NonTuberculous Mycobacteria, Ntm), patogeni molto diffusi nel suolo e nell’acqua, responsabili, anche se molto raramente, dell’insorgenza di gravi malattie polmonari. Mycobacterium chimaera in particolare è stato individuato per la prima volta nel 2004 e ritenuto generalmente non pericoloso per la salute umana. Nel 2014, però, la sua posizione ha cominciato a cambiare: è questo infatti l’anno della prima identificazione in Europa di un caso di infezione invasiva di M.chimaera veicolato da un dispositivo di raffreddamento/riscaldamento che viene usato per regolare la temperatura del sangue in circolazione extracorporea durante gli interventi cardiochirurgici. Indagini retrospettive appurarono poi la responsabilità del micobatterio in altri casi sospetti fin dal 2011.
L’infezione
Dopo un lungo periodo di incubazione (da 3 a 72 mesi), l’infezione da Mycobacterium chimaera dà luogo a una patologia polmonare molto seria, che oltretutto risulta spesso resistente ai trattamenti. Il primo scoglio da superare però è la diagnosi: la malattia infatti è subdola, perché i sintomi sono aspecifici e comprendono febbre, affaticamento, perdita di peso immotivata, dolori muscolari e articolari, tosse o mancanza di fiato. Per una corretta diagnosi servono esami di laboratorio specifici, e, una volta accertata la causa, si procede con la terapia. Purtroppo però non esiste un percorso di cura standard: si utilizzano diversi antibiotici, talvolta assunti in contemporanea, per lunghi periodi di tempo. Spesso i farmaci non sono sufficienti a eradicare l’infezione, tant’è che la malattia ha un tasso di mortalità del 50%.
Chi è a rischio
L’infezione non si trasmette da persona a persona. Il rischio è limitato a chi ha subito operazioni come la sostituzione delle valvole cardiache, un trapianto di cuore o di polmoni, e sia stato dunque collegato a una macchina cuore-polmoni (sotto accusa in particolare i dispositivi LivaNova del gruppo Sorin, anche se bisogna dire che l’azienda aveva segnalato la necessità di procedere alla sanificazione delle macchine già nel 2015, senza però ritirarle dal mercato). In ogni caso, per quanto se ne sappia oggi, le probabilità di un’infezione da M.chimaera sono basse: l’Nhs (Uk) stima 1 su 5000 per i pazienti che hanno subito operazioni di sostituzione delle valvole cardiache e ancora inferiori per chi è stato sottoposto a altri tipi di intervento chirurgico.
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Fonte: Wired

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