Gli episodi più belli di X-Files

Gli episodi più belli di X-Files
20 agosto 2018 – 18:00

Tra i veri cult del piccolo schermo – quelli che sono diventati fenomeni mediatici – c’è e ci sarà sempre X-Files, serie fantascientifica ideata da Chris Carter (un surfista capellone con un debole per le camicie hawaiane) che in Italia debuttò in piena estate sui canali Mediaset, incentrata su un agente dell’FBI ossessionato dagli alieni e dalle cospirazioni governative, Mulder, e dalla sua scettica collega, Scully.
A X-Files, nel 1993, toccò il destino poi riservato al medical Dr. House – altra serie di successo mondiale che i tipi del biscione relegarono ai tristi palinsesti estivi prima di realizzarne il valore e rilanciarla come super hit targata Canale5/Italia 1. Nove anni dopo, il 26 agosto 2002, si concludeva (negli USA) lo show, poi riesumato con un reboot destinato a durare due stagioni tra il 2016 e il 2018. Per l’occasione abbiamo stilato una classifica degli episodi migliori di X-Files, firmati da sceneggiatori oggi pietre miliari della tv come Howard Gordon & Alex Gansa (Homeland), Frank Spotnitz (I Medici), Glen Morgan & James Wong (Bionic Woman) e Darin Morgan (fratello di Glen).
1. Prometeo post-moderno (The Post-Modern Prometheus, Stagione 5, episodio 5)

L’episodio più bello di X-Files è scritto e diretto dal suo creatore, Chris Carter, che confeziona un episodio a sé stante unico e magico. Girato in bianco e nero, omaggia gli horror di origine letteraria della prima cinematografia ed è, nello specifico, una rielaborazione del Mostro di Frankenstein di Mary Shelley.
Mulder e Scully si recano in un remoto paesino, dove abbondano giovani madri single, ingravidate da una creatura mostruosa creata in laboratorio. Quest’ultimo si rivelerà un povero cristo, che i locali vogliono giustiziare accecati dall’odio verso il diverso come nell’analogo letterario.
Prometeo post-moderno si conclude con uno dei finali più belli del piccolo schermo, con la creatura che realizza il suo sogno di andare a un concerto di Cher (!) grazie all’aiuto di Fox e Dana, i quali si concedono un memorabile ballo insieme. Completamente dissociato nel tempo e nello spazio rispetto al resto della serie, è una favola horror degna del Tim Burton dei tempi d’oro.
2. Strane ferite (Humbug, Stagione 2, episodio 20)
X-Files è piena di mutanti che uccidono grazie alle loro peculiari doti: nel corso di undici stagioni si sono alternate creature che controllano l’elettricità (il Darin di Fulmini, interpretato da Giovanni Ribisi), che si allungano come Mr. Fantastic (Doug Hutchinson in Omidici del terzo tipo), che risucchiano le persone nella propria ombra (Tony Shalhoub in Luci diffuse) e così via.
Il primo esempio di “mostro della settimana” in X-Files fu Tooms, perverso mangiafegati centenario che nel terzo episodio della serie definì il format di questo tipo di storie nello show, cementò le dinamiche investigative e relazionali tra Mulder e Scully e si confermò come una delle puntate più inquietanti e ad alta tensione delle undici stagioni.
Il percorso dei “monster of the week” culminerà con il surreale La lucertola mannara della decima annata, dove lo strepitoso comico neozelandese Rhys Darby interpreta una povera creatura orripilata dagli umani, dall’aspetto di rettile, scambiata per feroce assassino. Tra questi, Strane ferite, puntata della stagione 2 che segnò l’esordio di Darin Morgan, bizzarro e geniale autore con un debole per il diverso (sua anche La lucertola mannara). Un circo di freak nasconde un killer raccapricciante, il mostruoso gemello siamese di un gigante buono. Strane ferite (Humbug) è pauroso, malinconico, e si sofferma per la prima volta sul punto di vista dei “mostri” (epico l’epilogo dove un freak commenta disgustato la scialba perfezione di Mulder, casualmente cristallizzato in una posa eroica).
3. La corsa (Drive, Stagione 6, episodio 2)

La puntata che ha fatto conoscere Vince Gilligan e Bryan Cranston, poi scelto come protagonista di Breaking Bad nei panni del mite insegnante di chimica Walt White diventato efferato spacciatore di metanfetamine. Folle e trafelata traversata on the road, segue le peripezie di un uomo disperato, Patrick Crump, perseguitato da un dolore lancinante alle testa che si placa solo se si dirige verso ovest. Il fermo della polizia è costato la vita alla donna in viaggio con lui, cui è esplosa la testa e Crump, villain senza scelta, è costretto a rapire Mulder e continuare la corsa in auto mentre Scully cerca una cura.
Finirà tragicamente, come nello stile di Gilligan, ma l’episodio è costituito da 40 minuti adrenalinici pieni di tensione, disperazione e fatalismo, un piccolo gioiello dove la paranoia e la diffidenza creano uno stato di ansia soffocante come si era già visto in X-Files solo nell’episodio carpenteriano della prima stagione Morte tra i ghiacci.
4. La casa dei mostri (Home, Stagione 4, episodio 2)

Titolo italiano infelice per la storia più disturbante e agghiacciante dello show, che inneggia ironicamente e perversamente ai valori morali della famiglia americana. Scritta da Glen Morgan e James Wong e diretta dal compianto Kim Manners, sconvolse tanto i dirigenti Fox da decretare il bando delle repliche dai palinsesti. La puntata è dedicata ai Peacock, famigliola della Pennsylvania che vive in una casa di campagna diroccata e pratica l’incesto tra la madre (deforme) e i tre figli (più deformi) in nome della purezza della razza.
Il ritrovamento di un neonato morto che Scully definisce un coacervo di tare genetiche attira l’attenzione sull’agguerrita famigliola che ricorda i cannibali radioattivi del craveniano Le colline hanno gli occhi. Home è terrificante, sia a livello iconografico (vedere la mostruosa mamma che salta fuori dal suo nascondiglio all’improvviso fa accapponare la pelle) che ideologico (i Peacock sono una famiglia unitissima, anche se per i fratelli ciò significa essere killer che si accoppiano con la madre), tanto forte da impressionare anche dopo vent’anni.
5. Vampiri (Bad Blood, Stagione 5, episodio 9)
X-Files non declina solo in azione, mistero, horror e fantascienza in storie partorite dalla mente paranoide di Chris Carter, ma anche in commedia. Vince Gilligan ricorre a un espediente comune della serialità, quella della narrazione dello stesso evento tramite punti di vista diversi, affidando a Mulder e Scully il compito di ricostruire il loro ultimo caso davanti al proprio superiore, lo stoico Skinner, come al solito perplesso e scocciato.
I due affrontano il caso di un presunto vampiro, un giovanotto che fa una brutta fine per mano di Fox e si ritrovano a interagire con lo sceriffo locale, interpretato da Luke Wilson. Scully rievoca gli eventi come una sexy avventura fatta di flirt e galanteria con l’affascinante poliziotto; Mulder, roso dalla gelosia, ricorda i fatti in tutt’altro modo, descrivendo lo spasimante come un buzzurro duro di comprendonio e Dana come un’ochetta. Alla ricerca della verità, l’unico dato oggettivo verificabile sarà che il luogo era effettivamente infestato dai vampiri, e che l’esilarante episodio riesce, con ironia e introspezione, a descrivere la precarietà di pensieri ed emozioni umane.
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Fonte: Wired

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