Migranti, a Pozzallo “vittoria politica”? Per ora chiamiamola solidarietà

Migranti, a Pozzallo “vittoria politica”? Per ora chiamiamola solidarietà
16 luglio 2018 – 12:00

Un momento dello sbarco del 16 luglio (Foto: Unhcr/M. Rotunno)
Matteo Salvini ha parlato di “vittoria politica” rispetto alla decisione di alcuni Paesi europei di accogliere piccoli gruppi dei migranti presenti a bordo delle due imbarcazioni della Finanza e di Frontex approdate ieri notte al porto di Pozzallo: 450 persone che rimarranno per massimo 72 nell’hotspot locale e poi finiranno (in parte) in giro per l’Europa. Francia, Germania, Malta, Spagna e Portogallo ne accoglieranno una cinquantina ciascuno. Potrebbe aggiungersi anche il Belgio. Nel frattempo, due Paesi del gruppo di Visegrad, Repubblica Ceca e Ungheria, hanno opposto un secco rifiuto alla lettera inviata dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte: “Ho ricevuto la lettera del premier italiano in cui chiede all’Ue di occuparsi di una parte delle 450 persone ora in mare. Un tale approccio è la strada per l’inferno”, ha scritto su Twitter il premier ceco Andrej Babis. Prima domanda: quale sarebbe esattamente la “vittoria politica” del ministro dell’Interno?
I Paesi coinvolti, con l’esclusione forse della Francia e di Malta, hanno già manifestato solidarietà sul tema. Basti pensare alla Spagna con la vicenda Aquarius, quali che fossero le reali intenzioni strategiche del neopremier Pedro Sanchez. E in effetti più che di politica strettamente intesa – è indubbio che un segnale sia arrivato, dopo le grasse risate del vertice Ue di fine giugno – sembra trattarsi di solidarietà. La vera svolta sarebbe stata convincere Babis e l’amico Orbán a modificare, almeno simbolicamente, la loro linea. Così non è stato, dunque si prefigura una situazione ibrida fra accordi bilaterali e solidarismo della “vecchia” Europa che dovrebbe alleviare il peso sull’Italia. Ma che rischia di risolvere ben poco in termini di equilibri generali (la vera questione rimane l’inattuato piano di ricollocamento da 120mila persone lanciato nel 2015) e, anzi, rafforzare l’incessante propaganda interna sul tema.
Assodata l’impossibilità di arrivare a una seria riforma del trattato di Dublino III e dunque di piazzare il tema dei “movimenti primari” in cima alle priorità rispetto ai “movimenti secondari” che tolgono il sonno ad Angela Merkel, il governo avrebbe dunque scelto la strada – forse foriera di qualche contenuto risultato immediato, certo non risolutiva sotto il profilo politico – degli accordi bilaterali. La stessa soluzione che, appena una ventina di giorni fa, proprio la cancelliera aveva messo sul tavolo, col pragmatismo che la contraddistingue. Visto che l’Unione è totalmente spaccata non solo sulla linea Est-Ovest ma anche all’interno di quegli schieramenti, l’unica strada per dare all’Italia una risposta che aspetta da tempo è procedere di volta in volta con questo genere di approccio.
Ammesso che questo genere di patti bilaterali possano essere formalizzati in breve tempo (fino ad allora si tratterà, vale la pena ribadirlo, di scelte umanitarie dei diversi esecutivi continentali e non strettamente politiche) c’è da capire come procederà la gestione concreta del soccorso nel Mediterraneo. Forse il “carico umano” di ogni imbarcazione, militare, mercantile o non governativa che sia, andrà preventivamente suddiviso prima di consentirne l’approdo in un porto italiano? Un’operazione “tira e molla” secondo la quale, se i “benefattori” di oggi si rifiuteranno a un certo punto di prendere il proprio drappello di 50 o 100 migranti in arrivo, ogni sbarco sarà bloccato?
Difficile pensare, davvero fuori da ogni posizione politica, di poter gestire un fenomeno del genere imbastendo a ogni imbarcazione che si stagli all’orizzonte una trattativa di questo tipo, destinata a esaurirsi entro un certo periodo in assenza di accordi molto forti e contraddistinta dalla solita slavina di tweet e dichiarazioni dal pugno di ferro. “Questa è la solidarietà e la responsabilità che abbiamo sempre chiesto all’Europa e che ora, dopo i risultati ottenuti all’ultimo Consiglio europeo, stanno cominciando a diventare realtà” ha scritto su Facebook Conte o chi per lui.
Il presidente del Consiglio ha ragione: si tratta appunto di solidarietà, un valore essenziale per provare a cambiare le dinamiche ma che non tutti i 27 Paesi sono disponibili a incarnare. Per andare oltre la solidarietà, necessariamente legata alla contingenza dei fatti, serve la politica. Cioè un insieme di posizioni e proposte che penalizzino, come ha giustamente spiegato il presidente della Camera Roberto Fico, i Paesi che rifiutano ogni collaborazione cambiando davvero la gestione delle migrazioni nell’Unione. Molti di quei Paesi sono stretti compagni di molti degli uomini al governo e di questa contraddizione Francia e Germania non si faranno carico troppo a lungo.
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Fonte: Wired

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