I Ceo del tech uniti contro la politica separatista di Donald Trump

I Ceo del tech uniti contro la politica separatista di Donald Trump
20 giugno 2018 – 15:00

Gli agenti delle pattuglie di confine prendono in custodia un bimbo al confine tra Stati Uniti e Messico, 12 giugno 2018. Le autorità di frontiera degli Stati Uniti stanno attuando la politica di tolleranza zero dell’amministrazione Trump nei confronti degli immigrati privi di documenti che prevede che i bambini vengano presi in custodia, separandoli dai genitori (Foto: John Moore / Getty Images)Sta facendo rumore l’attuazione delle nuove norme sull’immigrazione decise dal presidente americano Donald Trump, politica che si sta manifestando con i 2mila bambini (100 dei quali hanno meno di 4 anni) separati dai genitori che sono entrati illegalmente negli Usa.
Un rumore giunto alle orecchie anche dei Ceo delle più importanti aziende del tech i quali, uniti negli intenti, chiedono a gran voce che le regole americane su immigrazione e accoglienza cambino velocemente.
Il fronte dei CeoPer il Ceo di Apple Tim Cook le separazioni sono “disumane, i bambini sono vulnerabili”. Mark Zuckerberg, dal suo ufficio ai piani alti di Facebook, ha pubblicato un post in cui sostiene che “questa politica va fermata subito”, lanciando parallelamente una raccolta di fondi in favore del Texas Civil Rights Project grazie alla quale il totale delle donazioni sta salendo con rapidità (ha superato i 51mila dollari nel momento in cui scriviamo, erano 17mila la sera di martedì 19 giungo).
Il Ceo di Airbnb Brian Chesky invoca la fine di questa crudeltà.

Ripping children from their parents’ arms is cruel. This policy must end. pic.twitter.com/R2b3FXtxqU
— Brian Chesky (@bchesky) 18 giugno 2018

Jack Dorsey, Ceo di Twitter, punta sulla collaborazione, chiedendo ai suoi follower quale possa essere il modo migliore per aiutare le famiglie messicane a rimanere unite, con tanto di hashtag #KeepFamilesTogether.

Do everything it takes to #KeepFamilesTogether.
What are the highest impact ways to help?
— jack (@jack) 19 giugno 2018

Susan Wojcicki, Ceo di YouTube, suggerisce ai suoi follower alcuni metodi per rendersi utili e usa l’aggettivo “straziante” per definire la situazione che si è venuta a creare ai confini tra Usa e Messico.

Regardless of your politics, it’s heartbreaking to see what’s happening to families at the border. Here are some ways you can help: https://t.co/IFVG6g8AKO
— Susan Wojcicki (@SusanWojcicki) 19 giugno 2018

Il Ceo di Google Sundar Pichai parla di immagini strazianti ed esorta il governo americano a lavorare in modo più umano, rispettando i valori cardine della nazione.

The stories and images of families being separated at the border are gut-wrenching. Urging our government to work together to find a better, more humane way that is reflective of our values as a nation. #keepfamiliestogether
— Sundar Pichai (@sundarpichai) 19 giugno 2018

Il Ceo di Lyft John Zimmer invoca all’unità e all’azione, mettendo a disposizione i servizi della sua azienda a 12 delle organizzazioni che si stanno dando da fare per supportare gli immigrati.

We are taking action to help the families and children that are being unjustly separated at the border by offering @Lyft Relief Rides to 12 organizations (including @RAICESTEXAS, @TXCivilRights, @supportKIND) #KeepFamiliesTogether
— johnzimmer (@johnzimmer) 19 giugno 2018

Il Ceo di Uber Dara Khosrowshahi ricorda sia di essere padre sia di essere un immigrato.

As a father, a citizen and an immigrant myself, the stories coming from our border break my heart. Families are the backbone of society. A policy that pulls them apart rather than building them up is immoral and just plain wrong.  #KeepFamiliesTogether https://t.co/g2Cu40zvcX
— dara khosrowshahi (@dkhos) 19 giugno 2018

La posizione dell’OnuL’Organizzazione delle nazioni unite si è limitata a critiche più ingessate, definendo le politiche americane “irragionevoli”, proprio nel giorno in cui gli Usa hanno deciso di lasciare, non senza polemica, il Consiglio dei diritti umani dell’Onu.
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Fonte: Wired

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