Così è nata la leggenda dei vampiri?

Così è nata la leggenda dei vampiri?
16 settembre 2017 – 9:00

Una scena di “Nosferatu” (1922) (foto: Hulton Archive/Getty Images)Autori come Bram Stoker hanno definito i vampiri moderni, ma le storie di non morti che si cibano di sangue o qualche altro tipo di essenza vitale abbondano molte culture. Le leggende non nascono dal nulla, e ci si è chiesti quale fosse la causa di queste creature soprannaturali. In ambito medico, tra i sospetti si cita spesso la porfiria, che comprende otto diverse malattie del sangue, e in particolare la porfiria eritropoietica.
I sintomi di questa malattia sembrerebbero in effetti piuttosto familiari agli appassionati di film horror. Chi ne è affetto non solo è molto pallido, ma non può esporsi alla luce solare senza coprirsi di vesciche. Per alleviare i sintomi, alcuni pazienti gravi devono ricevere periodiche trasfusioni di sangue.
Ora un nuovo studio pubblicato sulla rivista Pnas ha rivelato una nuova mutazione genetica alla base della malattia, permettendo di comprendere meglio i meccanismi molecolari che portano alla comparsa dei sintomi. I ricercatori sono arrivati alla scoperta  partendo dal caso di una ragazza francese che è affetta dal disturbo, ma priva delle mutazioni genetiche tradizionalmente associate.
La nuova mutazione è dominante e porta a un accumulo di protoporfirina IX, precursore di una molecola fondamentale del sangue, l’eme, che in tutte le forme di porfiria non è prodotta nel modo corretto. La protoporfirina IX è il composto che, esposto alla luce, viene degradato in altri composti dannosi e origina la fotosensibilità tipica della porfiria eritropoietica. Studiando altri membri della famiglia è evidente che la mutazione non porta automaticamente alla malattia, quindi devono esistere altri fattori genetici e/o fattori ambientali.
La porfiria eritropoietica è una malattia rara, che colpisce anche nell’infanzia ed è ancora senza cura. Questa ricerca aiuta a comprenderne meglio le cause a livello molecolare, facendo sperare in trattamenti più efficaci. Ma davvero davvero possiamo considerare questo disturbo è all’origine del mito dei vampiri?
Leggendo lo studio originale, gli autori non fanno nemmeno un accenno a questo elemento. Solo il comunicato stampa del Boston Children Hospital, dove lavorano gli autori, cerca di stabilire un nesso (con tanto di Vlad III in apertura). Nel testo si arriva persino a dichiarare che una volta i malati di porfiria avrebbero potuto alleviare i loro sintomi bevendo sangue di animale, dando così ulteriore fondamento alla leggenda dei vampiri, ancora fortemente radicata nella cultura popolare. Tutti i giornali che hanno parlato dello studio hanno ripetuto questa versione.
Il primo a proporre la porfiria come possibile spiegazione razionale dei vampiri è stato il biochimico David Dolphin nel 1985. Secondo Dolphin era addirittura possibile che un composto presente nell’aglio potesse aggravare i sintomi dei malati.
Quell’ipotesi così affascinante e lineare, non è però credibile per molte ragioni. Per esempio, nonostante la sensibilità dei pazienti alla luce ultravioletta ci possa far dire subito “vampiri!”, questa caratteristica è stata impressa da romanzi e film solo nel XIX e XX secolo. Dracula non veniva ucciso dalla luce, ma i suoi poteri cessavano, mentre Nosferatu è il primo vampiro per cui la luce del giorno è effettivamente letale. Il particolare più macabro citato dal comunicato stampa è però la presunta abitudine di alleviare i sintomi bevendo sangue animale, e bere sangue è senz’altro una caratteristica ancestrale dei vampiri (anche se ci sono eccezioni). Ma per un malato di porfiria bere sangue, umano o meno, non darebbe alcun sollievo, perché l’eme sarebbe quasi interamente distrutto dal sistema digestivo.
Quando il New York Times nel 1985 riportò la speculazione di Dolphin (come lui stesso poi la definì), arrivò una lettera infuocata del medico Claus A. Pierach, che non solo la smontava senza pietà, ma metteva in guardia in merito al peso che per un malato poteva avere l’etichetta di vampiro.
Storici della scienza e genetisti stanno ora ribadendo gli stessi concetti su Twitter.
Historical cases of vampire belief do not support the idea that porphyria was the cause https://t.co/VdYcVk1k22
— Clare Griffin (@ClaraGriffinska) September 10, 2017

Porphyria does NOT turn kids into “real-life vampires”! This headline is horrible. (Also, not a “new” explanation for vampire mythology…) https://t.co/9Uph0hZbgP
— Alexis Carere (@AlexisCarere) September 7, 2017

Da dove viene allora il mito del vampiro? Non esiste una spiegazione meccanica come quella Dolphin. Come spiega lo scettico Benjamin Radford le storie sui vampiri circolano da millenni e con tutta probabilità derivano da superstizioni e ignoranza sul processo di decomposizione dei corpi.
Quando una sciagura qualunque colpiva il villaggio o uno dei suoi abitanti, si cercava la causa. Senza molte conoscenze scientifiche disposizione, i sospetti potevano concentrarsi su qualcuno morto di recente, che in qualche modo era tornato a perseguitare i suoi simili. Aprendo la tomba per controllare, persone già terrorizzate potevano trovarsi di fronte a un cadavere ancora in buono stato e con la bocca macchiata di sangue. Questo accade quando la decomposizione delle viscere comincia a spingere il sangue fuori dalla bocca, ma naturalmente la spiegazione più logica al tempo era che il sangue fosse di qualcun altro, e che il caro estinto fosse un vampiro…
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Fonte: Wired

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