Le startup italiane che puntano sulle biotecnologie

La ricerca italiana è da sempre un’eccellenza nel mondo. E oggi è una risorsa importante per l’impresa di domani. Nascono sempre più spesso start-up come spin-off delle università che puntano sulle biotecnologie e le idee migliori dei nostri ricercatori possono dare vita a imprese, anche grazie a incubatori, hub e partnership. E a eventi dedicati, come il BioInItaly Investment Forum, organizzato da Assobiotec (associazione nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie, che fa parte di Federchimica) lo scorso marzo a Milano, che è stato una vetrina importante.

Diagnosi più semplici e più veloci
Molte start-up hanno fatto delle scoperte rivoluzionarie in fatto di diagnosi. Prindex, spin-off dell’Università Federico II di Napoli, ha messo a punto un metodo non invasivo per la diagnosi della sclerosi multipla. A oggi per effettuare la diagnosi è necessaria una puntura lombare: da domani sarà possibile farlo grazie a un kit diagnostico che prevede un semplice prelievo del sangue. “Abbiamo scoperto che nel sistema nervoso ci sono delle cellule, gli oligodendrociti, che producono la guaina mielinica intorno ai neuroni, che serve ad accelerare lo stimolo elettrico” racconta a Wired Italia Roberto Paternò, AD di Prindex. “Quando questa è danneggiata, lo stimolo rallenta e si hanno dei sintomi neurologici. Dentro gli oligodendrociti c’è un recettore, la porta di ingresso degli autoanticorpi. Lo abbiamo diviso in migliaia di pezzettini e abbiamo individuato quelli a cui si lega l’autoanticorpo. I pezzettini vengono messi su una piastra da laboratorio, sopra la quale c’è il target, il peptide a cui si andrà a legare l’autoanticorpo”.

La novità sta nel fatto che ora l’operazione si può fare non usando il liquor (il fluido che si trova nel cervello e nel midollo spinale, che si preleva con una puntura lombare), ma prelevando direttamente il sangue che nel kit si colora quando il paziente ha la sclerosi. “È come mettere un’esca nel sangue” spiega Paternò. “È un passaggio epocale: un prelievo del sangue è più semplice che una puntura lombare”.

BrainDTech: diagnosi di malattie del cervello studiando i microRNA
BrainDTech: diagnosi di malattie del cervello studiando i microRNA

Anche BrainDTech, startup di Milano, si occupa di diagnosi, in particolare di diagnosi precoce di molte malattie del cervello. Il tutto nasce da una scoperta scientifica che riguarda le cellule della microglia, il sistema immunitario del cervello. “Quando c’è uno stato di infiammazione queste cellule rilasciano delle particelle, le microvescicole, che rilasciano a loro volta dei liquidi biologici” spiega Fabio Bianco, CEO di BrainDTech. “Dentro queste vescicole ci sono i microRNA, che oggi sono utilizzati come biomarcatori”. L’infiammazione avviene prima della degenerazione e dei sintomi clinici. Oggi quando uno va dal dottore per una diagnosi, è perché ha un sintomo: ma a monte di questo c’è una morte cellulare, uno stato di infiammazione. Trovare un modo per vedere questo prima del danno significa intervenire ed evitare la malattia. “Si fa una specie di fotografia per ogni patologia: possiamo vedere quali sono i gruppi di microRNA che caratterizzano una patologia piuttosto che un’altra”. Questa scoperta può servire sia per la diagnosi precoce che per lo sviluppo terapeutico, cioè sia per identificare i microRNA che caratterizzano i primissimi stadi di una patologia, sia per avere dei marcatori affidabili per capire se uno studio clinico sta avendo effetto.

enGenome: diagnosi dei tumori grazie alla bioinformatica
enGenome: diagnosi dei tumori grazie alla bioinformatica


enGenome
è una spin-off dell’Università di Pavia che ha messo a punto un sistema di diagnosi precoce dei tumori grazie a una tecnologia software che unisce bioinformatica (l’applicazione di tecniche informatiche di algoritmi a dati di carattere biologico), intelligenza artificiale (tecniche di machine learning per leggere i dati) e high performance cloud computing (server molto performanti configurandoli sul cloud). “Ci occupiamo dell’analisi dei dati di next generation sequencing, nuove tecniche di sequenziamento del DNA” racconta Ettore Rizzo, CEO e Co-founder di enGenome. “Il biologo carica un campione di DNA sulla macchina, che in output genera dei dati informatici: noi ci occupiamo dell’analisi di questi e applichiamo una serie di algoritmi, proprietari e non, per fare diagnosi in campo oncologico. A partire dal contenuto del dna è necessario individuare quelle mutazioni che  caratterizzano specifici tumori. Noi ci distinguiamo perché, con livelli di accuratezza maggiori rispetto alla concorrenza, riusciamo a individuarle anche quando sono in una porzione molto limitata di cellule, anticipando la diagnosi”.
Il che permette di iniziare una terapia in tempi più brevi, che spesso significa salvare delle vite.

Cure innovative e naturali

Novaicos: ha creato un farmaco per limitare l'osteoporosi
Novaicos: ha creato un farmaco per limitare l’osteoporosi

Lavorare sulle biotecnologie vuol dire anche studiare cure innovative. Novaicos, start-up di Novara (spin off dell’Università del Piemonte Orientale), ha creato ICOS Fc, un farmaco per diminuire le fratture da osteoporosi. “Nasce dall’osservazione dell’utilizzo di questa molecola in colture di osteoclasti, le cellule che danno origine all’osteoporosi” ci ha detto Patrizia D’Amelio, Clinical Area Manager di Novaicos. “Da queste prime osservazioni in vitro siamo passati ad utilizzare il farmaco nell’animale da esperimento, e abbiamo visto che, sia in caso di osteoporosi da carenza estrogenica, sia di osteoporosi da infiammazione, i topi non sviluppano osteoporosi”. Il progetto è alla fine della fase preclinica, con esperimenti in vitro e in vivo, e Novaicos sta preparando un farmaco che possa essere testato in clinica,  per cui servono delle una serie di prove di tossicità sull’animale. Quindi si passerà a studiare gli effetti collaterali sull’uomo.

Panoxyvir, spin-off dell’Università di Torino, ha pensato invece a una cura naturale e rivoluzionaria, contro il raffreddore. “L’idea innovativa di trattare il rinovirus direttamente è nata un paio di anni fa, osservando come molecole naturali, derivate nel nostro organismo dal colesterolo, fossero in grado di inibire tutta una serie di virus” spiega Giuseppe Poli, Presidente e AD di Panoxyvir. “Ci siamo concentrati sul rinovirus perché non esiste terapia, e il rinovirus, causando raffreddore in individui che hanno già problemi cronici, peggiora la patologia stessa”. La cura potrebbe essere applicata a pazienti con fibrosi cistica, asma, malattie ostruttive del polmone. “Stiamo già iniziando a sviluppare il progetto industriale” dice Poli. “In queste settimane abbiamo sintetizzato uno dei due prodotti, gli ossisteroli, composti naturali che derivano dal colesterolo. Li abbiamo sintetizzati perché una cosa è avere una sostanza pura che si compra sul mercato, un’altra produrla con costi contenuti”.

Il gruppo di lavoro di Atlas Biovecbloc, rivoluzionario insetticida
Il gruppo di lavoro di Atlas Biovecbloc, rivoluzionario insetticida


Atlas Biovecblok
, spin-off dell’Università di Camerino, ha pensato invece a ridurre le malattie veicolate dalle zanzare, mettendo a punto un insetticida biologico e non tossico. “Il punto di partenza è un batterio naturale che è stato leggermente modificato, per cui quando le zanzare lo assumono questo produce una molecola che le fa pungere di meno e deporre meno uova” spiega Aurelio Serrao, Co-Founder di Atlas Biovecblok. “E quindi trasmettere meno le malattie. Non uccide le zanzare ma altera le loro abitudini. Coltiviamo questo batterio in laboratorio e lo mettiamo in una bacinella con dell’acqua dove vi sono le larve, che poi si trasformano negli adulti. Le larve assumono questo batterio e quando saranno adulte lo porteranno al loro interno e le farà ammalare. È un batterio che infetta vari organi, e in questo modo lo trasmette durante l’accoppiamento, sia alla femmina che alla progenie”. La zanzara diventa il primo strumento di diffusione. “E in questo modo si opta per l’uso prolungato del prodotto, si abbattono i costi, e si ha un impatto ambientale ridotto” conclude Serrao.

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