Precision farming, come diventare un “dottore agroambientale”

Precision farming, come diventare un “dottore agroambientale”
13 Settembre 2021 – 18:19

Tecnologie e ambiente. Un binomio sempre più frequente in campo agricolo e zootecnico, dove allevamenti professionali e agricoltura di precisione sono impegnati, e non da oggi, nel ridurre l’impatto ambientale nella produzione di alimenti. I risultati ci sono, tanto che Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, conferma come il contributo dell’agricoltura alla produzione di gas climalteranti si fermi al 7,1% e di questo solo il 5,2% sia attribuibile agli allevamenti, contro una media mondiale che secondo la Fao è intorno al 14%.
Per raggiungere questo risultato si è intervenuti su più piani. Quello genetico, migliorando le performance degli animali come pure la produttività e resistenza delle varietà vegetali (si produce di più con meno). Poi intervenendo sul piano nutrizionale, assecondando la fisiologia animale e ottimizzando le razioni alimentari, mentre sui campi si adottano tecniche agronomiche capaci di preservare la fertilità dei terreni. Infine il piano tecnologico, al quale ci si affida per ottimizzare la gestione delle colture, la cura degli animali e il management gestionale. In una sola definizione, agricoltura e zootecnia di precisione.
Processi produttivi che richiedono competenze specifiche di livello sempre più alto e un costante aggiornamento su materie fra loro distanti, come possono esserlo l’ingegneria e la biologia. Un gravoso impegno per imprenditori agricoli che hanno sempre più bisogno di essere guidati e aiutati da professionisti preparati e di alto livello.
Nasce da queste premesse l’idea di dare vita a un corso di laurea dedicato alla preparazione di un nuovo professionista, capace di accomunare competenze zootecniche, agronomiche, ambientali e tecnologiche e se occorre persino ingegneristiche.
Paolo Ajmone Marsan, ordinario di Miglioramento genetico animale e Coordinatore del corso di laurea in “Livestock and agrogreen innovation”Un progetto che ha preso corpo nell’Università Cattolica di Piacenza e Cremona, con l’avvio di una laurea magistrale in “Livestock and agrogreen innovation”. Un titolo non casuale, visto che tutto il ciclo di studi, della durata di due anni, si svolgerà in lingua inglese. Il perché di questa scelta lo chiediamo a Paolo Ajmone Marsan, ordinario di Miglioramento genetico animale e Coordinatore di questo nuovo corso di laurea che andrà ad arricchire l’offerta formativa della Facoltà di Scienze agrarie, alimentari e ambientali della “Cattolica”.
“Il ricorso alla lingua inglese – spiega Ajmone – ha due valenze, sia quella di aprire agli studenti italiani le porte di un percorso internazionale, sia quella di attrarre studenti provenienti da altri Paesi. Idealmente si immaginano gruppi ove ci sia un sinergico scambio di competenze trasversali, quelle che in lingua inglese si definiscono soft skill. Ora, in piena fase di avvio, è prevedibile che la presenza di studenti italiani sia prevalente, ma dall’estero già si coglie un crescente interesse verso questa proposta formativa. Una vocazione internazionale che vede il Campus di Cremona come hub dell’agrifood della Cattolica, nella quale già sono presenti altre lauree magistrali in lingua inglese.”
Dalle aule di studio di Cremona uscirà dunque una nuova figura professionale. Quali saranno, chiediamo ad Ajmone, gli ambiti sui quali questa sorta di “dottore agroambientale” dovrà cimentarsi?
“Con questa magistrale – risponde Ajmone – andremo a formare figure professionali capaci di padroneggiare le questioni relative all’utilizzo dell’acqua, al consumo del suolo coinvolto nella produzione di foraggi; sino alle criticità legate all’impatto ambientale, all’adattamento al cambiamento climatico, alla produzione dei gas serra, indicando nuove tecniche e soluzioni di allevamento sviluppate nell’ambito dei principi di economia circolare, della conservazione della biodiversità e del benessere animale“.
La scelta di Cremona, dove si concentrano i più importanti ed evoluti allevamenti di bovine da latte, non sembra casuale. Sarà il latte il filo conduttore del nuovo corso?
“Non solo latte, ma certo con una attenzione prevalente ai ruminanti, questo almeno nel progetto iniziale, anche per differenziarlo dal corso che si svolge a Piacenza, che si allarga dai ruminanti ai monogastrici. Corso quest’ultimo che si tiene però in italiano.”
Parliamo allora di ruminanti e del loro impatto ambientale. Molti i progressi fatti, ma bisogna continuare. Puntando su cosa: genetica, alimentazione o tecnologie?
“Sarà un approccio olistico e non solo a livello di animale. L’unità di studio sarà l’azienda agrozootecnica nel suo insieme, che parte dal campo con la produzione di foraggi e arriva alla produzione di latte o di carne. Avendo ben chiaro che le risposte non sono solo in stalla, ma partono dal precision farming che si attua in campo. Un percorso attuato in pratica nella grande azienda sperimentale che fa capo all’università e dove sono testate nuove soluzioni per ridurre l’impatto ambientale. Fra queste l’introduzione di un sistema di irrigazione sotterraneo per il risparmio dell’acqua e per il mantenimento della fertilità del terreno, sul quale le lavorazioni sono ridotte al minimo. I risultati delle sperimentazioni mostrano evidenze importanti sulla biodiversità e sul mantenimento della fertilità.
Dunque partiamo dal campo con il precision farming e arriviamo in stalla, dove troviamo i sistemi per monitorare il consumo di alimenti, la valutazione del benessere animale, sino alla verifica della produzione di metano. Vengono quindi presi in esame i fattori che intervengono su quest’ultimo aspetto e in particolare la genetica e l’alimentazione.”
Tornando al campo, ovvero alle produzioni vegetali, quali sono le tecnologie adottate per “governare” i consumi di acqua?
“Si inizia dai sensori destinati a monitorare l’umidità del terreno e tutto il sistema è ottimizzato per il risparmio dell’acqua. Altre tecnologie provvedono al controllo delle malerbe, per dare la massima efficienza alla lotta integrata. Ma è soprattutto in stalla che troviamo la maggiore concentrazione di tecnologie digitali.
Posso ricordare in un elenco non esaustivo i ruminometri, destinati a monitorare la regolare attività del rumine, i podometri che segnalano il movimento degli animali, i sistemi di riconoscimento individuale degli animali, indispensabili al green feed. Passando alla mungitura, troviamo i sistemi per il controllo della qualità del latte e la rilevazione dei parametri produttivi.
Tutto l’insieme delle tecnologie adottate, se da una parte è funzionale al controllo dello stato di benessere degli animali, dall’altro consente di ottimizzare le produzioni, ottenendo al contempo un minore impatto ambientale.”
Spostiamoci dal campo alle aule di studio. Come è organizzato il corso in Livestock and agrogreen innovation?
“Sono due corsi diversi, meglio sarebbe dire tre e poi spiegherò il perché, che hanno in comune l’anno di studi iniziale. Nel primo corso, chiamato Crops for livestock systems, lo studente raggiungerà una formazione sulla produzione aziendale di alimenti per il bestiame, con particolare focus sulla difesa e sul basso impatto dei metodi di coltivazione dei foraggi. Il secondo, che prende il nome di Animal production and products, è orientato alle produzioni animali e dunque alle tematiche del benessere animale, dell’alimentazione di precisione, della riduzione dell’impatto ambientale. Infine la terza opzione, grazie a un accordo con il Politecnico di Milano, che con un semestre aggiuntivo consente di prendere sia la laurea in Livestock and agrogreen innovation, sia la laurea al Politecnico in Agricoltura Engineering. Quest’ultima, come intuibile, prevede una preparazione su materie più propriamente ingegneristiche da applicare all’agricoltura.”
Quali sono i requisiti che si devono possedere per accedere ai corsi?
“Ci sono alcuni vincoli, a iniziare dalla provenienza da studi a carattere biologico. Come può immaginare, chi già possiede una laurea in agraria ha una sorta di “percorso agevolato”, come pure chi proviene da una laurea in biologia. A chi ha acquisito una laurea ingegneristica o in materie economiche, si chiede abbia nel suo curriculum alcuni crediti in materie afferenti alla biologia. In ogni caso l’accesso prevede un colloquio preliminare con il quale si verifica anche la padronanza della lingua inglese.”
Quali i tempi per l’iscrizione ai corsi?
“L’inizio dell’anno accademico è a ottobre, ma c’è la possibilità di accogliere qualche ritardatario sino a dicembre. Mi lasci concludere ricordando che nel coordinare il percorso didattico sono aiutato da un comitato di indirizzo internazionale, nel quale figurano istituzioni internazionali come la Fao, l’Università di Guelph e molti altri. La finalità è quella di tracciare un programma di studi di respiro internazionale che apra ad opportunità professionali senza frontiere”.
Qui il video di presentazione del corso (in inglese)
https://www.youtube.com/watch?v=ynUr-vmTuk8
L’articolo Precision farming, come diventare un “dottore agroambientale” è stato pubblicato originariamente su Tech Economy 2030 – Digital transformation for sustainability.

Fonte: Techeconomy

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