Il nuovo piano vaccini di Regione Lombardia taglia fuori i piccoli centri

Il nuovo piano vaccini di Regione Lombardia taglia fuori i piccoli centri
8 Aprile 2021 – 12:04

Hub vaccinale a Dalmine (Ipa)Concentrare le vaccinazioni in pochi grandi centri. È questa la linea di Regione Lombardia per la prossima fase della campagna dei vaccini, al via dal 12 aprile. Dagli attuali 210 centri il coordinatore regionale del piano vaccinazioni, Guido Bertolaso, vuole passare a 76 maxi-hub. Gli unici che i cittadini lombardi potranno prenotare attraverso il sito di Poste italiane. Tutte le altre strutture vanno in panchina, riferiscono a Wired fonti dell’assessorato alla Sanità, in attesa di capire se e quando attivarli.
La linea di Palazzo Lombardia è concentrare persone, iniezioni e sanitari in strutture massive dove raggiungere, dal primo maggio, mille linee di vaccinazione, con una capacità a regime di 144mila dosi al giorno dal 12 maggio. Una posizione opposta a quella di sindaci e cooperative di medici per una distribuzione più capillare, con piccoli centri vaccinali di vicinato.
In Lombardia, nei primi tre mesi della campagna, le persone convocate, anziani ultraottantenni in primis, sono state spesso catapultate a decine di chilometri di distanza, con scarsissimo preavviso se non addirittura dopo la data stessa dell’appuntamento, e al centro sbagliato. Il risultato è che, al primo aprile, il 63% dei 611.078 over 80 lombardi ha ricevuto la prima dose e il 27% la seconda. Per correre ai ripari, la Regione ha invitato gli ultraottantenni a presentarsi ai centri anche senza prenotazione, lasciando però persone in attesa per ore e, in taluni casi, senza la possibilità di sottoporsi all’attesa iniezione.
Il piano per la campagna massiva
Palazzo Lombardia ha scaricato la responsabilità sulla sua società in-house, Aria, responsabile del portale di prenotazione, traslocando le attività sulla piattaforme di Poste. Ma il piano prevede anche un cambio dell’organizzazione sul territorio. Circa due terzi dei centri attuali spariscono per convogliare dosi e personale in 76 strutture, che dal 12 aprile, quando si passa alla fascia 75-79 anni, dovranno mettere all’opera 450 linee vaccinali, da raddoppiare in poche settimane.
I calcoli della Regione, comunicati da Bertolaso, indicano che 7,9 milioni di persone saranno coperte da uno di questi maxi-hub entro un raggio di 10 chilometri, 1,8 tra 10 e 20 15mila si troveranno oltre i 40 chilometri. L’azienda territoriale sanitaria (Ats) di Milano conterà 19 centri, 9 quelle di Pavia e Brianza, otto tutte le altre (salvo quella della montagna, che copre alto Lario, Valcamonica e provincia di Sondrio, dove sono sette).
Secondo quanto spiegano fonti dell’assessorato alla Sanità, la piattaforma di Poste, che geolocalizza l’utente, consentirà di visualizzare i centri più vicini e la riorganizzazione in grandi centri permetterà di gestire meglio le dosi. La posizione del Pirellone è, di fatto, che i centri piccoli potrebbero garantire numeri troppo bassi rispetto all’ingente quantità di persone ancora da vaccinare.
Dai radar spariscono anche i centri di alcuni grandi ospedali. L’Istituto Auxologico italiano, che ha strutture aperte a Milano, in Brianza e in Piemonte, per esempio, conferma a Wired che sul sito di prenotazione andrà solo il centro massivo di Meda (in provincia di Monza), aperto con il contributo di 150 volontari e con una stima di 700-1000 persone vaccinate al giorno.
La speranza di Anna Pozzi, segretario generale provinciale della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg), è che arrivi comunque “la delibera di Regione per aprire due centri vaccinali in provincia di Milano” con la cooperativa Iml, di cui fa parte. Le due strutture a regime potrebbero vaccinare complessivamente 500 persone al giorno, ma sarebbero considerate piccoli centri. Pertanto, se arrivasse il semaforo verde, almeno inizialmente le prenotazioni dovrebbero passare da un sistema interno, alternativo a quello di Poste.
Sindaci contro
A quanto apprende Wired, Palazzo Lombardia non esclude, anche sulla base delle consegne di vaccini, di poter far ricorso a centri più piccoli in futuro, ma non sono strutture che si possono mettere in piedi dall’oggi al domani. Uno stop ora potrebbe pregiudicare una ripartenza domani. Molti sindaci hanno scritto preoccupati all’assessore alla Sanità, Letizia Moratti, e a Bertolaso per chiedere un dietrofront, lasciando attive anche le piccole strutture sul territorio. Cento tra quelli della provincia di Milano hanno firmato un appello per mantenere in attività le strutture sul territorio, replicando la capillarità della campagna anti-influenzale. Stesso copione da Cremona a Mantova. Resta anche da capire come si integreranno in questo piano le farmacie. Il governo le ha autorizzate a somministrare i vaccini proprio per arrivare più capillarmente sul territorio. Ma per adesso Regione Lombardia non ha una lista di quelle disponibili.
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Fonte: Wired

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