A Hong Kong 47 attivisti per la democrazia sono a processo

A Hong Kong 47 attivisti per la democrazia sono a processo
1 March 2021 – 12:04

(Foto: Geovien So/Getty Images)Quarantasette tra attiviste e attivisti per la democrazia sono oggi a processo a Hong Kong, con l’accusa di aver cospirato per il rovesciamento dell’attuale governo. Oltre mille persone si sono radunate davanti al tribunale che giudicherà gli attivisti e le attiviste, per dar loro sostegno e chiedere il rilascio di tutti i prigionieri politici.
Il gruppo è stato accusato di aver organizzato e preso parte, lo scorso anno, alle primarie, non autorizzate dalle autorità, per selezionare i candidati democratici per le elezioni che si sarebbero dovute tenere a Hong Kong nel 2020, poi cancellate dal governo a causa dalla pandemia di Covid-19. Più di 600mila persone hanno preso parte alle consultazioni, ma secondo il governo queste miravano a “sovvertire il potere statale”. Per l’accusa gli attivisti e le attiviste avrebbero progettato di ottenere la maggioranza nel consiglio legislativo (l’assemblea parlamentare locale) per bloccare “indiscriminatamente qualsiasi proposta di legge, indipendentemente dal contenuto”, per costringere il capo dell’esecutivo a sciogliere il parlamento e “paralizzare le operazioni del governo”, così da indurne le dimissioni. Il presunto piano avrebbe quindi mirato a “interferire gravemente, interrompere e sabotare lo svolgimento dei compiti e delle funzioni del governo in conformità con la legge”.
Secondo la Basic Law di Hong Kong del 1990, l’ex colonia britannica è una regione amministrativa speciale cinese, in cui però vige il sistema di common low ereditato dal Regno Unito. Questa legge garantiva alla regione alcune importanti libertà democratiche e una certa indipendenza dalle politiche della Cina, come il diritto di assemblea, alla libertà di parola e all’indipendenza del potere giudiziario. Dal 2019, però, il governo cinese ha incominciato a ridurre sensibilmente l’indipendenza di Hong Kong, scatenando enormi proteste di massa durate mesi interi. A seguito delle proteste, le autorità cinesi hanno quindi imposto la National Security Law, volta a reprimere le proteste e i movimenti pro democrazia.
La nuova legge sulla sicurezza nazionale ha reso più facile l’arresto degli oppositori del governo, rendendo perseguibile penalmente chiunque si esprima contrariamente alle autorità cinesi o di Hong Kong. Le pene possono arrivare anche all’ergastolo e i processi ai dissidenti possono tenersi in segreto e senza la presenza di una giuria. Dall’approvazione della legge, diverse centinaia di attivisti e attiviste sono state perseguite e circa un centinaio sono attualmente detenute per reati politici.
Tra le persone che verranno processate ci sono alcuni dei leader del movimento per la democrazia di Hong Kong, come Jimmy Sham, organizzatore delle proteste del 2019, Benny Tai, Leung Kwok-hung, Sam Cheung e Lester Shum. In loro sostegno ha partecipato alle manifestazioni davanti al tribunale anche l’ex diplomatico britannico a Hong Kong Jonathan Williams, mentre i portavoce dell’Unione europea e il segretario di stato statunitense Anthony Blinken hanno condannato le misure prese dalle autorità cinesi. Secondo alcuni commentatori, riporta il Guardian, gli attivisti e le attiviste rischiano pene pesanti e nessuna possibilità di uscire su cauzione durante lo svolgimento del processo.
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Fonte: Wired

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