Renzi rottamato dal suo ego riformista

Renzi rottamato dal suo ego riformista
19 January 2021 – 12:08

Con Conte che ha ottenuto la fiducia del Parlamento e oggi si prepara a ottenere quella – probabile – del Senato, uscendo, speriamo, dalla crisi di governo più inopportuna nella recente storia della Repubblica, il verso personaggio che merita una riflessione è Matteo Renzi. La sua è una parabola eroica per quanto (auto) distruttiva. Il nostro più giovane Presidente del Consiglio di sempre, divenuto tale a soli 39 anni, assurto a sindaco di Firenze cinque anni prima, che era riuscito a rottamare una segreteria di partito attaccata al proprio ruolo e ai propri privilegi, che nel 2014, alle elezioni europee, aveva ottenuto il 40% dei voti con più di 11 milioni di Italiani che si affidavano al nuovo Pd, ha finito col rottamare se stesso e, parrebbe, in via definitiva.
 
Matteo Renzi a “Porta a porta” il 17 settembre 2019 (Foto: Roberto Monaldo/LaPresse)Renzi è passato dal 40% delle europee, quando era a capo di uno dei partiti più forti del Paese, al 2% delle Regionali con il suo Italia Viva per demeriti unicamente propri. La sconfitta odierna è figlia degli stessi errori che nel 2016 gli costarono la presidenza del Consiglio. All’epoca si era illuso che la riforma costituzionale fosse un fatto prioritario per gli italiani, impantanati psicologicamente, e anche concretamente, in tutt’altri problemi (disoccupazione, immigrazione, crisi economica). Comandato dal suo ego mascherato da spirito riformista ed europeista, aveva plasmato l’operazione a sua immagine e somiglianza promettendo (e poi mantenendo, di questo gli va dato atto) che se non avesse vinto, avrebbe abbandonato Palazzo Chigi.
Oggi si è fatto nuovamente dominare dal desiderio di metterci la faccia e di presentare se stesso, più che una compagine politica o un programma strutturato, come alternativa all’attuale governo. Con l’aggravate che se ieri aveva le percentuali per osare tanto, ora gli mancavano. Con un Paese che deve firmare un’autocertificazione per fare la fila davanti al supermercato, Renzi ha supposto che, nella peggiore delle ipotesi, pur di veder sostituito il governo Conte, gli italiani fossero disposti a farla fuori dalle urne. Il suo protagonismo maniacale gli ha tolto ogni credibilità agli occhi degli elettori e a quelli dei parlamentari e ha vanificato ciò che invece la sua intelligenza gli avrebbe permesso di capitalizzare. Perché era vero che il Recovery Fund, così come lo aveva concepito il governo Conte, non andava bene. E sono stati Renzi e Italia Viva che lo hanno migliorato. Solo che anziché prendersi i meriti della cosa, aumentando la percentuale di fiducia agli occhi degli italiani pur rimanendo nel recinto di una maggioranza composita (“alle elezioni si va al 2023” aveva affermato, a settembre 2019), lui che fa? Si è perso in deliri da Napoleone.
Renzi ha il problema di riconoscersi solo nel ruolo dei più forte, quando la politica italiana, diversamente da quella americana, più che su una sana competizione tra individui si basa sulla capacità di bilanciare i rapporti di potere. E, proprio come insegna Darwin, non premia il più forte ma quello che si sa meglio adattare. E in questo, Conte sembra abbastanza bravo.
 
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Fonte: Wired

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