In quanti usano davvero Immuni? Il ministero della Salute non risponde

In quanti usano davvero Immuni? Il ministero della Salute non risponde
27 Ottobre 2020 – 9:03

I primi layout di Immuni, la app per fare contact tracing in Italia (fonte: Bending Spoons/Ministero dell’Innovazione)Al ministero della Salute sono senz’ombra di dubbio giorni di fuoco. Sono sotto gli occhi di tutti i ritardi nella gestione della pandemia, che ora provocano un’affannata corsa ai ripari. Ma il clima di urgenza non deve diventare motivo per la pubblica amministrazione per sottrarsi alla trasparenza sul proprio operato. Sarebbe uno dei tanti, troppi dejà vu della prima ondata (benché non di certo il più allarmante) che non vorremmo rivedere. All’epoca è stato sospeso l’accesso civico agli atti (Foia), con conseguenze pratiche sul controllo che media e portatori di interessi possono esercitare sulle attività della pubblica amministrazione.
Questa premessa ha una ragione. Il 22 settembre, quando in Italia si registrano 1.392 positivi, Wired invia al ministero della Salute una richiesta di accesso civico per conoscere il numero reale delle installazioni di Immuni, la app scelta dal governo italiano per raccogliere dati utili al contact tracing. I download (che hanno raggiunto i 9,2 milioni) sono noti da tempo ma è altrettanto noto che sono un numero parziale. Io posso scaricare l’app, installarla e un’ora dopo disinstallarla. Comparirei come una testa nel censimento dei download, ma effettivamente non sarei tra quelli che usano Immuni. Conoscere il dato preciso, invece, permette non solo di farsi un’idea della reale diffusione dell’app sul territorio, ma anche di rispondere a tante domande che gli utenti si pongono sulla macchina del contact tracing.
Sono dati che Wired chiedeva già da tempo attraverso vari canali. Siccome la domanda è sempre rimasta senza risposta, abbiamo formulato una richiesta di accesso agli atti. Dopo trenta giorni, vi spoileriamo il finale: non abbiamo ricevuto alcuna risposta. La domanda non riguarda il solo numero ma include anche la richiesta di informazioni e documenti che aiuterebbero a capire in che modo il titolare del trattamento dei dati, lo stesso ministero, si è accordato con Apple e Google che hanno sviluppato la tecnologia alla base dell’app. Saperlo non è superfluo. Tutti ricorderemo che quando sono stati pubblicati i verbali della task force che ha supervisionato le prime fasi di sviluppo dell’app, sono emersi dettagli che dipingevano un progetto ben più articolato e complesso. A cominciare dal fatto che si dovessero sperimentare due applicazioni.
I dati al potere
Che i dati siano un elemento prezioso nella gestione di questa pandemia e sotto gli occhi di tutti e a Wired non ci stanchiamo di ripeterlo. E di chiederne la pubblicazione. Dalla quantità di tamponi eseguiti su base provinciale al numero di persone ospedalizzate, in terapia intensiva o in isolamento domiciliare. Informazioni quanto mai preziose e necessarie in questo momento di grave crisi per garantire al cittadino il diritto di essere pienamente al corrente allo stato dell’emergenza in corso, ai media di poter esercitare la loro funzione di analisi e verifica delle decisioni prese dalla politica e a esperti, analisti, ricercatori e osservatori di poter esprimere valutazioni e avanzare raccomandazioni e suggerimenti.
Nel caso specifico delle installazioni di Immuni, si tratta di un dato che il ministero dovrebbe avere appuntato da qualche parte – su un Excel, un foglio di Google drive, un’agendina regalata a Natale – perciò immediato da recuperare e diffondere. La Svizzera, per esempio, da tempo rende nota l’informazione sui download e sulle app effettivamente installate della sua SwissCovid, basata sulla stessa interfaccia di Immuni. Perché, dunque, il ministero della Salute non fa altrettanto? Ci appelliamo direttamente al ministro della Salute, Roberto Speranza, che nei mesi scorsi ha trovato il tempo per scrivere un libro la cui uscita è stata prontamente bloccata proprio in questi giorni, visto che il titolo, Perché guariremo, mal si accorda ai tempi che corriamo. Trovi il tempo anche per sollecitare i suoi a risponderci.
In un momento di crisi in cui il governo si appella alla responsabilità e alla fiducia da parte dei cittadini in merito alle scelte che intraprende, negare la trasparenza è darsi la zappa sui piedi. Quando la pubblica amministrazione si chiude a riccio non è mai un buon segno. Soprattutto se qua fuori si chiede a un Paese intero di tornare in lockdown, non in virtù di un’emergenza inaspettata, come avvenuto lo scorso marzo, quanto per una mancata programmazione dell’ampiamente anticipata seconda ondata.
Scatolette di tonno d’acciaio
Inoltre, la mancanza di risposte a queste richieste di accesso agli atti fa insorgere sospetti e timori su come siano archiviati e conservati i documenti pubblici. Sempre la scorsa settimana Wired si è visto rifiutare per la seconda volta dal ministero della Giustizia un accesso agli atti collegato ai contratti e alle forniture per adeguare i tribunali al nuovo decreto legge intercettazioni. Una richiesta bocciata perché ritenuta “massiva”, “generica” e “meramente esplorativa”. Eppure, se anziché sbarrare in toto la strada alla richiesta, il ministero avesse indicato eventuali risorse a cui attingere e avesse collaborato con la nostra testata, provando a capire fin dove può arrivare a fornire elementi secondo le regole del gioco, si sarebbe potuto realizzare quel matrimonio tra controllo sull’operato del pubblico da parte della stampa e rendicontazione al cittadino da parte degli enti statali che dovrebbe essere uno degli ingredienti principali della nostra democrazia. E che proprio gli esponenti di uno dei partiti al governo, che esprime anche il ministro della Giustizia, ossia il Movimento 5 Stelle, rivendica come originario del suo mandato.
Vedremo se ci sarà qualche conversione sulla via di Damasco. Ma a Wired non ci perdiamo d’animo: se avete documenti, informazioni o elementi che volete condividere su Immuni, sui dati epidemiologici e sanitari o sul dl intercettazioni, potete usare i tanti canali di comunicazione con la nostra squadra (tra cui anche una piattaforma che vi rende completamente anonimi anche ai nostri occhi). Questo è quello che chiamiamo “aprire i palazzi del potere come una scatoletta di tonno”. 
 
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Fonte: Wired

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