Storia di un venerdì in compagnia di una notifica di Immuni

Storia di un venerdì in compagnia di una notifica di Immuni
17 Ottobre 2020 – 18:13

I primi layout di Immuni, la app per fare contact tracing in Italia (fonte: Bending Spoons/ministero dell’Innovazione)La notifica arriva mentre sorseggiamo un caffè dopo pranzo. O meglio, viene quasi da dire che ce l’andiamo a cercare. Perché, giocando con il cellulare, mio marito Giorgio apre l’app Immuni e, rullo di tamburi, gli compare il fatidico fascione rosso: contatto a rischio (e già ci chiediamo cosa sarebbe successo se non l’avessimo aperta, di seguito nelle immagini quello che compare). “Rilevata esposizione a rischio con una persona Covid-19 positiva“, recita il messaggio. Il contatto risale venerdì scorso, 9 ottobre. La memoria ritorna a quel giorno, Giorgio isola alcuni momenti rilevanti, dopodiché, seguendo i consigli dell’app, contatta il medico di base.
Cosa succede quanto ti arriva una notifica di ImmuniQuesti chiede se ha sintomi (nessuno), domanda a quando risale il contatto a rischio (una settimana fa), prescrive l’isolamento fiduciario (ma di 10 giorni e non di 14, come recita il vademecum su Immuni, per effetto delle recenti indicazioni del comitato tecnico-scientifico) e segna il nominativo nel portale dell‘azienda sanitaria territoriale (Ats). Poi, in conclusione, dice: “Senza sintomi non succederà niente, non fanno il tampone”.
Quindi, a conti fatti, cosa fare? Solo l’isolamento fino a lunedì prossimo. Pochi giorni in fondo, e poi? Qui parla Ats Milano: siccome le segnalazioni da Immuni sono equiparate ai contatti stretti, o 10 giorni di isolamento più tampone (ma senza corsia preferenziale e di fatto affidato alla buona volontà del cittadino) o si prolunga l’isolamento fino a 14 giorni e non si hanno sintomi, dal quindicesimo giorno scatta il liberi tutti senza test.
Cosa succede quanto ti arriva una notifica di ImmuniE le tre T?
Posso dire senza tema di smentita di essere stato uno dei giornalisti che ha seguito più da vicino il tema dello sviluppo di Immuni in Italia, perciò non mi aspettavo che dalla app uscisse un braccio robotico con tampone integrato, né che su casa nostra si accendesse una freccia lampeggiante con scritto “Possibile appestato“. Immuni è l’anello di una catena fatta di tre T: tracciare, testare, trattare, per usare una traduzione terra terra. Prima ricostruisci la catena dei contatti potenzialmente a rischio, poi verifichi chi è positivo al coronavirus, infine, se necessario, intervieni (isolamenti, ricoveri ecc). La macchina ben oliata dovrebbe funzionare così. Lo si ripete da marzo.
Eppure che a ottobre, nel pieno di una seconda ondata che tutti gli esperti si aspettavano, in una delle regioni che registra più casi, la Lombardia, la catena di tracciamento dei contatti si interrompa così dà l’impressione che chi di dovere non abbia ancora imparato la regola delle 3T. Certo, il nome di Giorgio ora è nei server dell’Ats e magari riceverà una chiamata di controllo nelle prossime ore (se avverrà, aggiornerò questo pezzo), ma la sensazione è che tutto sia lasciato alla buona volontà del cittadino. Amen. Di nuovo, non mi aspetto che il pacchetto Immuni comprenda un vigile urbano che 24 ore su 24 controlli il rispetto dell’isolamento (di Giorgio, perché io per l’Ats sono un fantasma), né lo auspico. Ma tra l’armiamoci e partite e la troupe di Barbara D’Urso che dall’elicottero della Guardia di finanza insegue il pedone in pieno lockdown c’è una bella differenza. Una differenza fondata su programmazione, organizzazione, dialogo con il cittadino.
Cosa succede quanto ti arriva una notifica di Immuni“Leave Immuni alone”
Tutti additano Immuni, quand’è l’unica cosa che ha funzionato (grazie alla buona volontà di chi l’ha scaricata). Ha registrato il contatto a rischio (e non poteva farlo prima del test effettuato dalla persona risultata positiva), ha condiviso il risultato (sempre grazie alla buona volontà del cittadino, che ha scaricato l’app e e ne ha fatto buon uso), ha avvertito i soggetti vicini rispettando la privacy (noi non sappiamo di chi si tratti, per quanto possiamo risalire al contesto). Ma Immuni, per quanto sia stata battezzata con un nome taumaturgico, non è la Bacchetta di sambuco né il Guanto dell’infinito né una miracolosa reliquia di frate Cipolla. Il suo mestiere si ferma là dove comincia quello della T successiva.
Cosa succede quanto ti arriva una notifica di ImmuniIn questi giorni abbiamo scoperto che in Veneto Immuni non è operativa. E che in Liguria l’ex sfidante per la carica di presidente di Regione, Ferruccio Sansa, si è sentito dire che l’Ats locale non sa cosa farsene. Quindi con Immuni (un consiglio: scaricatela, se potete, per il bene di tutti) stiamo raccogliendo dei dati per lasciarli a languire in qualche server di Sogei (che con tutto il rispetto, non è la spiaggia di Copacabana), anziché farli fruttare. E ben sapendo, come ha dimostrato qualche tempo un gruppo di ricerca dell’università di Pavia, che persino le ricerche su Google possono aiutare a identificare delle tendenze nei contagi.
Cosa succede quanto ti arriva una notifica di ImmuniIl valore dei dati
“I dati sono il nuovo petrolio”, recita una pessima espressione. Ma, mi perdoni Greta Thunberg mentre lo scrivo, o li raffini e ci alimenti un motore o servono a poco. Di nuovo, non perché Immuni non funziona, ma perché non funziona l’apparato che c’è dietro, come ammoniva già a fine aprile Vitalba Azzolini su Phastidio. Un apparato che monitora tutti i dati che gli fornisce l’app (di fatto regalata da Apple, Google e Bending Spoons) per avere il polso della situazione, che ha una procedura standard e univoca su tutto il territorio nazionale, che risponde in maniera rapida. Comprendo bene, per esempio, che di fronte a un caso che non presenta sintomi non si giochi subito il tampone. Le risorse vanno indirizzate innanzitutto a chi ne ha più bisogno. Ma come ci assicuriamo di non lasciare un asintomatico a spasso? Dopo ore di ricerche, ancora non l’ho capito.
Cosa succede quanto ti arriva una notifica di ImmuniSi fa appello alla responsabilità. Vero, non se ne esce senza responsabilità collettiva: io faccio una rinuncia per il bene altrui. Ma alla base questo patto, cittadino-società, cittadino-stato, c’è la fiducia. Non proprio un bene che abbondi, di questi tempi, specie verso lo stato italiano e le sue plurime ramificazioni. E quel poco che è rimasto non va sprecato. Così come non va sprecato tempo, visto che in due settimane scarse il virus ha riportato il calendario ai primi di marzo. Con tutti i distinguo del caso, ça va sans dire, ma pur sempre con stringenti misure di prevenzione in vista. Di nuovo c’è l’app, per esempio. Che però si chiama Immuni, non Superman.
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Fonte: Wired

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