I russi che hanno aiutato Trump nel 2016 stanno provando a rifarlo nel 2020

I russi che hanno aiutato Trump nel 2016 stanno provando a rifarlo nel 2020
2 September 2020 – 14:57

(foto: BRENDAN SMIALOWSKI/AFP via Getty Images)Facebook e Twitter hanno sospeso ed eliminato rispettivamente 13 e 5 account collegati a una campagna di disinformazione condotta dalla Russia per influenzare le elezioni presidenziali di novembre degli Stati Uniti. L’operazione è stata avviata dopo una segnalazione dell’Fbi ed è la prima volta che entrambe le piattaforme riescono a collegare direttamente queste pagine alla Internet Research Agency – azienda russa di San Pietroburgo, ribattezzata dai media di mezzo mondo la fabbrica dei troll – e a fornire prove concrete di come, ricalcando quanto già successo nel 2016, stia concretamente cercando di influenzare le prossime elezioni favorendo il presidente Donald Trump. Questi profili fanno capo a un sito, chiamato Peace Data, che si rivolge nello specifico agli elettori di sinistra producendo contenuti molto critici nei confronti del candidato democratico Joe Biden o riprendendo argomenti come diritti civili e immigrazione per diffondere fake news. Da quando Peace Data è operativo, queste notizie hanno avuto un discreto seguito: sui due social network le pagine collegate collezionavano centinaia o decine di migliaia di mi piace e follower.
Come agisce Peace Data
Secondo quanto riportato dal New York Times, Peace Data si avvale della collaborazione di cittadini statunitensi: una novità, in quanto, di solito, i contenuti vengono gestiti esclusivamente da russi in Russia. I collaboratori sono stati selezionati con un semplice annuncio di lavoro e pagati regolarmente, senza però avere una figura di riferimento a cui rivolgersi. Un autore del sito ha dichiarato che i suoi articoli, critici con Biden perché non rappresenta l’area progressista del partito, sono stati sempre pubblicati senza alcuna correzione e retribuiti tramite pagamento elettronico.
L’altra eccezionalità di Peace Data – stando ai commenti di alcuni funzionari dell’intelligence americana raccolti dal Times e che preferiscono rimanere anonimi – è che le attività collegate al sito e coordinate dall’Internet Research Agency non erano sofisticate come nei casi precedenti, ma anzi risultavano facilmente rintracciabili. Ma non per questo meno preoccupanti: sia per la diffusione dei contenuti che per la facilità con cui riescono a generare una rete di contatti negli Stati Uniti e a creare profili fake che aumentano la credibilità del sito. Tutte queste circostanze, inserite nel quadro più ampio della campagna elettorale, ne aumentano la pericolosità.
L’ultimo report stilato dalla commissione di intelligence del Senato americano sulla vicenda nota come Russiagate ha infatti documentato i rapporti tra membri chiave del comitato elettorale di Trump e alcune figure vicine al Cremlino nel 2016. La maggior parte delle fake news pubblicate allora provenivano proprio dalla società di San Pietroburgo. Come scritto nel rapporto: “Anche se in mancanza di un esplicito accordo tra le parti, entrambi riprendevano e diffondevano gli stessi contenuti perseguendo un obiettivo comune: l’elezione di Trump”.
 
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Fonte: Wired

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