I principali social network hanno deciso di boicottare Hong Kong

I principali social network hanno deciso di boicottare Hong Kong
7 Luglio 2020 – 18:03

(Photo by Chesnot/Getty Images)Gli effetti dell’approvazione da parte del governo cinese delle nuove leggi di sicurezza a Hong Kong – che, di fatto, limiteranno l’indipendenza della città-stato e silenzieranno tutte le voci di dissenso  contro Pechino – stanno avendo effetti anche sulle big tech. Facebook, Whatsapp (l’altra società di Mark Zuckerberg), Twitter, Google, Telegram, LinkedIn e Zoom hanno deciso che non condivideranno informazioni riguardanti i propri utenti con la polizia di Hong Kong. “Come molte organizzazioni, leader della società civile e colleghi del settore, siamo seriamente preoccupati per gli sviluppi in corso e il potenziale di questa legge”, ha dichiarato un portavoce di Twitter, a cui ha fatto eco anche l’omologo di Facebook che ha motivato la scelta con la volontà dell’azienda di “sostenere il diritto delle persone di esprimersi senza paura per la propria sicurezza o di altre ripercussioni”. A poche ore da quest’annuncio anche un’altra società ha deciso di unirsi: la ByteDance, proprietaria di TikTok. La app non sarà più disponibile ad Hong Kong.
Che cosa cambia?
Rispetto ad altri paesi asiatici, Hong Kong, in virtù del suo grado di autonomia rispetto alla Cina, è sempre stato considerato dalle big tech americane un hub economico molto favorevole e redditizio. La nuova legge sulla sicurezza ha effettivamente minato questo status, aumentando la sfera d’influenza della Cina. Le implicazioni, soprattutto quelle riguardanti i diritti umani, sono molteplici. “Data la rapidità con cui è stata approvata la nuova legge, pubblicata nella sua interezza solo la scorsa settimana, come team dobbiamo comprende e valutare ogni suo aspetto, in particolare alcuni termini della legge sono vaghi e senza una chiara definizione”, ha sottolineato il portavoce di Twitter.
Secondo un esperto del settore sentito da TechCruch e a capo dell’Associazione dei fornitori di servizi internet di Hong Kong, la nuova legge permetterebbe alle autorità del paese di chiedere alle aziende di avere dati relativi agli utenti senza che vi sia un ordine del tribunale che ne giustifichi il gesto. Decisione, nel caso, non appellabile e a cui le big tech dovranno necessariamente adeguarsi.
Un po’ più complessa è, invece, la posizione di TikTok. I motivi che potrebbero aver spinto la ByteDance – società cinese che si è sempre dichiarata indipendente da Pechino – ad abbandonare Hong Kong potrebbero essere due: evitare la richiesta di censura di contenuti e di concessione dei dati a cui sarebbe costretta ad attenersi o, come sottolinea Bloomberg, aiutare il governo filo-cinese di Carrie Lam a controllare proteste e dissidenti visto che, nel tempo, TikTok è stato ampiamente utilizzato per promuovere e organizzare manifestazioni nella città.
 
 
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Fonte: Wired

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