La seconda stagione di Altered Carbon è meglio della prima

La seconda stagione di Altered Carbon è meglio della prima
25 February 2020 – 12:12

Di rado la seconda stagione di una serie è meglio della prima. È, tuttavia, il caso della fantascientifica Altered Carbon, dal 27 febbraio su Netflix. Adattata dai romanzi di Richard Morgan, ha di nuovo per protagonista il supersoldato Takeshi Kovacs, ma con un nuovo corpo, un nuovo volto e un nuovo interprete (Anthony Mackie al posto di Joel Kinnaman). Altered Carbon è ambientata in un futuro – quello del XXIV secolo – dove l’immortalità è a portata di mano e coscienza, ricordi e personalità di un individuo possono essere conservati in una scheda di memoria e impiantati in un nuovo corpo. Questo permette, un po’ come in Doctor Who, il pretesto per vedere lo stesso personaggio interpretato da più attori nella stessa serie. Kovacs, militare diventato terrorista devoto alla causa della carismatica Quellcrist Falconer (che professa il diritto alla mortalità), nella seconda stagione collocata trent’anni dopo gli eventi della prima torna a confrontarsi col passato: il proprio e quello della sua specie.
Sul pianeta di Harlan, suo paese natale, la violenta morte di un potente innesca una serie di eventi che riaprono le vecchie ferite del passato di Takeshi, i sensi di colpa, i rimpianti e le questioni irrisolte. Il Kovacs della prima stagione – il gigantesco, aggressivo e instabile redivivo incarnato da Kinnaman – tre decenni dopo ha ancora un aspetto minaccioso ma è più introverso, pacato e risoluto. Figure ricorrenti sono anche Poe – l’intelligenza artificiale che somiglia al poeta dell’orrore e che è diventata l’assistente personale del protagonista – e i personaggi comparsi per lo più in forma di flashback come il Kovacs originale impersonato da Will Yun Lee, Quellcrist Falconer e la sorella Reileen. New entry la cacciatrice di taglie Trepp (Simone Missick di Luke Cage), l’Ai Dig, il sadico supersoldato Ivan Carrera e la subdola governatrice di Harlan Danica (Lela Loren di Power), la cui presenza rivoluziona il concetto di strapotere delle zaibatsu (la sua famiglia è, letteralmente, la fondatrice e proprietaria di tutto il pianeta).
I nuovi episodi di Altered Carbon sono meno hard-core di quelli della scorsa stagione: l’esasperazione delle atmosfere da future noir, l’enfatizzazione della violenza e del sesso (ok, gli amplessi di questa serie continuano a essere tra i più brutti di sempre ma sono meno asettici e ginnici), la focalizzazione stremante su Kovacs lasciano spazio a un’annata più corale, più filosofica nelle tematiche e più delicata nell’esposizione dei sentimenti. Le scene d’azione – in particolare le coreografie di combattimento corpo a corpo – sono più spettacolari (difficile spiegarla senza spoiler, ma facciamo riferimento in particolare a un duello all’ultimo calcio volante nei boschi tra Kovacs e un avversario di pari forza).
La scelta della nuova showrunner (Alison Schapker prende il posto di Laeta Kalogridis) di sfumare gli eccessi di Altered Carbon la rende digeribile (anche) per chi non ha una particolare predizione per l’hard scifi. L’altra metà del fascino di quest’annata meglio confezionata, meglio interpretata e meglio coreografata, è, come accennato, insita nella riflessione sulla natura umana portata avanti su più livelli: qual è il senso dell’umanità quando si diventa immortali, come influisce un corpo diverso per età, colore, costituzione e sesso sulla personalità, che ruolo giocano i traumi sopportati, quanto pesa il senso di colpa delle azioni accumulato in centinaia di anni e quanto la nostalgia di un passato dal quale è impossibile liberarsi senza rinunciare ai propri ricordi… e quindi a se stessi.
Altered Carbon è tanto audace da cercare di rispondere a queste domande, o quantomeno provarci. Molte risposte le offre, paradossalmente, l’unico personaggio non umano per diritto di nascita della serie, Eddie Poe, il manager olografico ironico e malinconico della prima stagione che nella seconda è un personaggio primario la cui linea narrativa personale indaga il valore della memoria nella definizione dell’individuo. È lui, assieme alla sua partner Dig, l’unico con una statura morale intatta. I suoi sentimenti sono più umani di quegli degli uomini, la sua prospettiva sulla mortalità più realistica di quella che informa gli altri personaggi e le sue meditazioni le più significative e illuminanti. Alla fine, tuttavia, è Kovacs a fornire la domanda chiave se abbia un senso o meno adoperarsi per vivere per sempre: vale davvero pena vivere una vita in prestito? Altered Carbon dovrebbe contare cinque stagioni: se va avanti così, ben vengano.
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Fonte: Wired

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