Leggende e falsi miti legati a San Valentino

Leggende e falsi miti legati a San Valentino
14 February 2020 – 5:00

(foto: Getty Images)San Valentino, festa degli innamorati: difficile trovare una ricorrenza che puzzi di marketing più di questa. Non ci stupirebbe troppo scoprire che le origini sue origini in realtà molto moderne, e che magari ci sia dietro lo zampino di qualche produttore di cartoline o dei fioristi, come nel caso della festa della mamma (o della festa dell’amore di simpsoniana memoria…).
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E invece no (o per lo meno non dal principio). Ma non è vero nemmeno che è esistito un martire cristiano romanticone, vissuto nel III secolo avanti Cristo, le cui gesta giustificano questa giornata. È infatti dalla fine del Trecento (mille anni dopo la sua morte) che sì è costituito un legame tra (uno dei) San Valentino e l’amore.
Dai santi al birdwatching
Era questa l’epoca in cui si esaltava l’amor cortese, e una delle prime citazioni è in un poema di Geoffrey Chaucer, l’autore dei I racconti di Canterbury. Nell’allegorico Il Parlamento degli uccelli, che celebrava il fidanzamento del 1381 tra Riccardo II e Anna di Boemia, scriveva che nel “giorno di San Valentino ogni uccello sceglieva il suo compagno“. Ma nessuno dei martiri chiamati Valentino associati al 14 febbraio (almeno tre nelle agiografie) si è distinto per qualcosa di particolarmente romantico.  Quella di un San Valentino che celebrava matrimoni clandestinamente sotto l’imperatore Claudio il gotico è solo una leggenda.
Come ha dimostrato il professor Henry Ansgar Kelly (Ucla) Chaucer probabilmente si riferiva a San Valentino di Genova, vescovo, morto il 2 o il 3 maggio. Ed era proprio la data a interessare il poeta: il fidanzamento dei sovrani che voleva celebrare con il suo componimento era avvenuto il 3 maggio. È anche piena primavera e quindi, per un osservatore occasionale in Inghilterra, è facile cogliere i segnali della riproduzione di diverse specie uccelli (non tutte hanno gli stessi tempi). Creato il legame San Valentino-amore, l’influenza di Chaucer ha fatto il resto. In poco tempo però il vescovo genovese è stato dimenticato, e il giorno di San Valentino, cioè degli innamorati, è diventato il 14 febbraio.
Ma questa è solo una delle storie leggendarie legate a questo giorno.
E i Lupercalia?
Sempre sull’origine della festa, spesso si legge che in realtà San Valentino è la forma moderna di una festa pagana, i Lupercalia, che si tenevano tra 13 e 15 febbraio a Roma. Le date coincidono, e non sarebbe la prima volta che un evento pagano sopravvive sotto altre forme. Per di più, i Lupercalia esaltavano la fertilità (d’altronde la primavera è vicina). Un rito descritto da Ovidio prevedeva che si sacrificassero capre vicino a una grotta del Palatino, e che con la loro pelle si vestissero dei giovani. Questi poi correvano intorno alla base del colle colpendo le donne con strisce della stessa pelle insanguinate, per donare loro fertilità.
Sembra intuitivamente ragionevole che il Cristianesimo se ne sia appropriato, trasformandola però in una celebrazione dell’amore. Questa teoria è stata ventilata da alcuni autori tra il XVIII e il XX secolo, ed è tuttora molto popolare. Per la maggior parte degli storici moderni è però relativamente facile rifiutarla. Non solo non ci sono indizi di una cristianizzazione dei Lupercalia, ma prima del medioevo la festa di San Valentino proprio non esisteva.
Il cioccolato afrodiasiaco
Perché a San Valentino va forte il cioccolato? Se pensate che sia per la storica associazione tra cioccolato ed erotismo, probabilmente avete ragione. Ma se  credete che il cioccolato abbia poteri afrodisiaci provati dalla scienza, allora siete fuori strada.
Nel 1979 gli psichiatri  Donald F. Klein e Michael R. Liebowitz  stavano studiando la disforia isteroide. In questa forma di depressione i pazienti sembrano innamorarsi ripetutamente, e rimangono devastati dal rifiuto. Scoprirono che i pazienti miglioravano con un farmaco che aumentava la quantità di feniletilammina nel cervello. I continui innamoramenti di queste persone probabilmente servivano per ottenere la loro dose del composto, di cui avevano bisogno a causa di un’anomalia nella chimica cerebrale. E visto che il cioccolato era ricco di feniletilammina, gli scienziati azzardarono che fosse proprio quello il motivo per cui ci piaceva il cioccolato.
Da lì a dire che il cioccolato fosse afrodisiaco, e che la scienza lo confermava, il passo è stato breve. Ammesso che la teoria sia giusta, la concentrazione di feniletilammina (un altro candidato è il triptofano) nel cioccolato è troppo bassa. A oggi nessun cibo (l’alcol non è un alimento) può essere considerato un afrodiasiaco per la scienza, questa etichetta è esclusivamente culturale, e di solito riguarda cibi rari e di difficile reperibilità. Sulla cioccolata e San Valentino è intervenuto il marketing anche in un altro modo. Nel 1861, quando la festa era già un business, Richard Cadbury inventò la scatola a forma a cuore. Fu un successo strepitoso, ed è rimasta un’icona.
Cuori e contraccettivi
A proposito del cuore: perché il simbolo che usiamo, che ricorda ben poco l’organo, ha assunto per noi quel significato, che per estensione significa amore? Ci sono diverse teorie in giro, forse la più divertente è che sia la forma di due cuori (organi) cuciti tra loro. Quella che invece è più popolare scomoda la botanica. Nell’antichità classica è esistita una pianta, il silfio, che aveva semi a forma di cuore. Aveva molti usi, tra cui quello contraccettivo e abortivo, nonché afrodisiaco. Se ne parlava persino nelle poesie dell’epoca. Con questa fama fu portato all’estinzione, ma la forma del seme avrebbe dato origine al simbolo che conosciamo e che usiamo.
Il problema di questa teoria è che non spiega dove finisce il cuore inteso come organo, ritenuto sede dell’anima da Aristotele in poi. Inoltre il simbolo appare su antiche monete e altri contesti nei quali non è evidente la sua connotazione amorosa. E anche in questo caso il simbolo del cuore come noi lo intendiamo comunque appare nel tardo Medioevo, non prima.
Secondo la teoria più parsimoniosa, il cuore (simbolo) e il cuore (organo) non sono poi così lontani. Non più di quanto lo siano uno smiley e un volto umano. Quando cominciarono ad apparire le prime indiscutibili rappresentazioni del cuore caro a San Valentino, le descrizioni anatomiche più diffuse si rifacevano ad Aristotele e a Galeno. Per quest’ultimo il cuore era formato da due camere divise da un setto: senza disegni, né foto, né esperienza diretta, il cuore che conosciamo era una buona approssimazione.
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Fonte: Wired

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