Gli italiani hanno spesso le idee confuse sulle cause di morte nel proprio paese

Gli italiani hanno spesso le idee confuse sulle cause di morte nel proprio paese
13 Febbraio 2020 – 21:02

(foto: Ute Grabowsky/Photothek via Getty Images)Sul divario tra percezioni e fatti si stanno giocando, in particolare negli ultimi anni, partite importanti, soprattutto pensando a grandi temi globali come l’impatto delle migrazioni, il cambiamento climatico, la sovranità dei governi alla guida delle nazioni. Ma, come dimostra uno studio Ipsos, migliaia di persone in oltre 30 paesi hanno anche percezioni sbagliate sulle principali cause di morte: sovrastimano quindi alcuni fenomeni e ne sottovalutano altri. Allo studio Perils of Perception hanno preso parte oltre 16mila persone in 32 paesi: ai partecipanti è stato chiesto quali siano le principali cause di morte nella propria nazione.
In tutti i paesi, secondo lo studio, i soggetti intervistati sottostimano l’importanza delle malattie cardiovascolari e del cancro: una forbice, quella tra percezione e realtà, non proprio piccola, se il dato medio nei vari Paesi è dell’11%, mentre la cifra reale si attesta al 32%. Stesso discorso per i problemi legati alle patologie neurologiche, sebbene il divario sia meno esteso (l’ipotesi media si ferma al 5%, ma nel concreto si è al 9%). Molto sovrastimata è invece l’ipotesi che si muoia per abuso di sostanze come alcool e droga, ma anche per terrorismo. In questo ultimo caso, il dato reale medio è dell’1%, ma l’ipotesi dal basso vola fino all’8%.
Ci sono differenze tra i vari paesi, ma il quadro medio conferma che le percezioni e i fatti non combaciano. Un’attitudine che, naturalmente, riguarda anche gli italiani: secondo l’indagine i nostri connazionali pensano che solo un 10% di soggetti muore ogni anno nel nostro paese per malattie cardiovascolari. Sovrastimata è invece la quota di quelli che, nell’immaginario comune, muoiono per le conseguenze di malattie sessuali, ma anche per omicidio, suicidio e incidenti sulla strada. Secondo gli italiani, affema Ipsos, le lesioni dovute a incendi stradali, o da trasporto, causerebbero il 7% di decessi. Ma la cifra reale corrisponde allo 0,7%.
Naturalmente le percezioni non si autogenerano dal nulla, nascondo da condizionamenti di vario tipo, dalle notizie lette, viste o ascoltate a episodi ed esperienze personali. L’impatto del racconto mediatico pesa per esempio sulle percezioni legate al terrorismo mentre, quando si ragiona sul cancro, a orientare le opinioni sono i trascorsi personali.
Gli italiani per esempio, nella top tre delle notizie più viste, mettono al primo posto gli omicidi seguiti da terrorismo e conflitti e malattie oncologiche. Ma poi, nel concreto, per cosa temono di morire i connazionali intervistati, o quale sarebbe, secondo loro, la causa più spiacevole per dire addio? Al primo posto, come menzioni, c’è il tumore, seguito da eventi tragici, come incidenti e annegamenti, e solo terzo arriva il terrorismo.
In un Misperceptions Index, volendo ragionare in termini di classifiche e posizioni, il nostro Paese rientra nella cerchia dei dieci meno accurati, tra quelli in cui le percezioni insomma sono più sbagliate: peggio di noi fanno, sempre secondo la survey, nazioni come Turchia, Romania, Spagna, Singapore, Cina, Polonia, Malesia (che ci lasciamo alle spalle). Siamo lontani dai vertici dell’accuratezza dove spiccano per l’Europa, Svezia e Paesi Bassi.
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Fonte: Wired

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