Che il 2020 sia l’anno del sovranismo dal volto umano

Che il 2020 sia l’anno del sovranismo dal volto umano
30 December 2019 – 14:50

(foto: Luiz Souza/NurPhoto)Le anticipazioni del discorso di fine anno di Sergio Mattarella ci dicono che il suo punto ruoterà intorno a un paio di punti centrali: quelli di coesione nazionale e di identità italiana. Aspetti che, come sempre, il presidente della Repubblica approfondirà con esempi concreti, tratti dalle vicende e dalle imprese degli italiani.
Dopo un anno violentissimo, politicamente folle, speriamo che il capo dello stato ci racconti – come ha fatto anche con le onorificenze al merito attribuite negli ultimi anni – l’Italia a tutto tondo. Attenzione, non un’immaginifica altra Italia ma proprio quella che la politica e le emergenze quotidiane non ci consentono di vedere. Ribaltando la dinamica di cui negli ultimi tempi di costante campagna elettorale siamo stati vittime: dal sovranismo, ordigno degli avvelenatori di ogni genere, alla coesione nazionale.
In fondo il vero sovranismo – se proprio vogliamo usare quest’etichetta, guardando all’anno prossimo venturo – è quello che nasce da dentro, cioè dal passaggio propedeutico dalla coesione nazionale. Nessuno deve concederci sovranità ascoltando le nostre richieste, aiutandoci a risolvere i nostri problemi o concedendoci chissà quali sconti. Nessuno ce lo impedisce, non ci sono nemici da sconfiggere né squadroni di euroburocrati pronti a vessare l’Italia a ogni segnale di ripresa. Fuori dalla retorica, un paese diventa davvero sovrano quando ha affrontato e risolto i propri drammi interni: dalla lotta alle mafie all’attenzione ai più fragili, dall’evasione fiscale alla solidarietà, dalla salute pubblica garantita per tutti, allo stesso livello e in tempi certi alla sicurezza ponderata nelle libertà individuali e collettive. E ancora: dal lavoro di qualità e tutelato ai diritti civili, dalle infrastrutture al diritto allo studio fino alla parità di opportunità per tutte le categorie.
Quello è il vero sovranismo: poter far sentire tutti i cittadini – dai meglio garantiti ai disabili, dai detenuti ai senzatetto, donne e uomini, bambini e anziani – persone di Serie A. O almeno gente che sente la presenza della società, la cura di un paese coeso, e dunque sovrano perché investe le sue risorse e i suoi talenti nella qualità della vita dei suoi cittadini; che non ha bisogno di gettare nel cortile un pezzo di carne e assistere alla devastante lotta fra più e meno disperati, nascondendo le rendite per i soliti ignobili. Con serietà, senza prese in giro da abolizione della povertà ma con misure efficaci, condivise da più forze possibili, nate dal basso e dalle necessità concrete delle componenti del grande puzzle identitario che fa l’Italia.
Mattarella lo dice e lo incarna da tempo nei toni, nelle scelte ma soprattutto nei contenuti. “Il vento del sovranismo non minaccerà l’esistenza dell’Ue” spiegò lo scorso aprile, a un mese dalle elezioni europee. “Sono stati, questi, settantatré anni di pace per il nostro paese, garantiti dai valori di libertà, giustizia e democrazia su cui si fonda la nostra Carta costituzionale, riferimento per ogni cittadino e guida per chiunque sia chiamato a responsabilità a favore della collettività” ha aggiunto il 2 giugno seguente, festa della Repubblica.
Il sovranismo per come lo conosciamo oggi, quinta fasulla di un paese sceneggiato da capocomici interessati solo all’incasso della serata, è lo spettro di un paese ferito, accecato e frantumato dai suoi problemi, storici e recenti, veri e anche falsi, creati ad hoc per alimentare quella falsa categoria politica che al contrario rende popoli e governi irresponsabili enormemente deboli. La coesione nazionale è il suo lato non solo positivo e costruttivo, ma l’unico in grado di produrre conseguenze concrete, come insegnano le esperienze di alcuni paesi nordici. Per farsi rispettare, ma soprattutto per rispettarsi, occorre fare i compiti a casa. Ognuno nel suo piccolo o grande ambito di responsabilità. Solo allora saremo davvero sovrani di noi stessi.
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Fonte: Wired

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