5G, la sfida entra nel vivo: cosa succederà in Italia nel 2020

5G, la sfida entra nel vivo: cosa succederà in Italia nel 2020
14 Dicembre 2019 – 12:03

5G al Mobile world congress (foto: Wired)Il tempo dei test è finito. Nel 2020 il 5G inizierà a muovere i primi passi sul mercato italiano. Già quest’anno le compagnie telefoniche, con qualche mese di anticipo sulle iniziali tabelle di marcia, hanno alzato il sipario sulla nuova generazione di comunicazioni mobili. Da maggio a ruota Fastweb, Vodafone e Tim hanno annunciato i loro piani per le connessioni 5G. Ma dal 2020 i piani entrano nel vivo, mentre si chiudono le sperimentazioni in cinque città campione – Milano, Prato, L’Aquila, Bari e Matera – sotto l’egida del ministero dello Sviluppo economico (Mise).
È il momento della prova del nove: accendere le reti, andare sul mercato e vendere i servizi che il 5G rende realtà. Da quelli rivolti al grande pubblico, come per esempio l’intrattenimento in alta definizione sullo smartphone, dai film ai videogame, alla più lenta, ma più redditizia, trasformazione di industria e terziario: dalla fabbrica connessa alla telemedicina, per un controvalore che, solo in Italia, Ericsson stima in 15 miliardi di euro potenziali al 2030. Ma per raccogliere i frutti della nuova generazione di telecomunicazioni, e rientrare così dei 6,5 miliardi sborsati dagli operatori per aggiudicarsi le frequenze del 5G, ora occorre costruire la rete.
I piani delle compagnie
A che punto sono gli operatori? Nel 2019 Tim, che ha speso 2,37 miliardi per le frequenze, ha acceso le antenne di quinta generazione a Torino (il suo laboratorio del 5G), Roma, Napoli, Firenze, Verona, Genova, Ferrara e Bologna. Più Bari e Matera, città dei test condotti con Fastweb e Huawei. Qualche giorno fa si sono aggiunte alla lista Brescia e Monza, con il suo autodromo, il primo in Europa connesso con i nuovi standard.
Nel 2020 l’ex monopolista di Stato conta di raddoppiare i nodi su Milano (entro fine anno cento), di accendere le reti a Bergamo, Como e Varese. Nel complesso, entro il 2021 Tim punta a servire 120 città, 200 località turistiche e 245 distretti industriali (14 solo in Lombardia viaggeranno in 5G dal prossimo anno).
Vodafone è stata la prima compagnia a raggiungere il traguardo del 5G in Italia. Il 5 giugno scorso ha acceso il segnale in 5 capoluoghi – Milano, Torino, Bologna, Roma e Napoli – a cui si aggiungono 28 Comuni dell’hinterland milanese. Entro il 2021 l’obiettivo è di arrivare a servire le prime cento città italiane, tra cui località turistiche e capoluoghi di provincia. Con i suoi 2,36 miliardi investiti in frequenze, Vodafone è il secondo operatore per spesa nella gara nazionale.
Fastweb invece ha scelta la strada del fixed wireless access (fwa): un sistema misto fisso-mobile (fibra fino a un’antenna e da là segnale radio fino a casa del cliente) per coprire città medie e piccole (fra 5mila e 50mila abitanti, il potenziale è di 700 comuni in tutta Italia). I primi test sono partiti a Bolzano e Biella, già cento clienti sono connessi e l’obiettivo è di arrivare a un lancio commerciale su larga scala entro la prima parte del 2020. “Complessivamente investiremo in cinque anni 3 miliardi di euro, di cui la maggior parte sul 5G”, conferma l’amministratore delegato, Alberto Calcagno, all’inaugurazione della nuova sede a Milano.
Gioco di squadra
In tandem Fastweb lavorerà con Wind Tre (che ha sperimentato il 5G a L’Aquila e Prato) per accelerare la creazione di una rete condivisa. L’ad Jeffrey Hedberg ha ricordato che l’intesa “consentirà di accelerare ulteriormente il piano per ‘re-inventare’ Wind Tre”. Le alleanze, d’altro canto, sono strategiche per affrontare investimenti onerosi. Le stesse Tim e Vodafone si sono accordate per condividere le torri e dividere i costi di gestione.
Linkem, per esempio, sta lavorando con investimenti specifici su startup che sviluppano servizi legati al 5G. “L’obiettivo è di mettere insieme tutti i pezzi del puzzle, specie in alcune aree, come agricoltura, mobilità e trasformazione digitale delle città”, spiega Daniele Righi, direttore business e open innovation. Risultato: Linkem ha investito 300mila euro in una società che digitalizza l’attività in agricoltura e ha in rampa di lancio altri finanziamenti per startup della pubblica amministrazione e della mobilità.
Fronte reti, il gruppo lavora a sua volta su un modello fwa con un piano a due anni. L’ultima tranche di investimenti, a fine estate, valeva 120 milioni di euro. Il gruppo ha già installato un’antenna a Catania pronta a passare allo standard 5G. E ha siglato accordi con Tiscali, per offrire le sue tecnologie per le reti in Sardegna, e con Iren, la multiservizi che dominia in Emilia, per la connettività. Mentre Eolo, che a sua volta ha lavorato sul fwa, si è alleato con Open Fiber per accedere alla sua fibra, che oggi raggiunge 8 milioni di unità immobiliari.
Infine c’è Iliad, ultimo concorrente approdato in Italia dopo la fusione di Wind-Tre, che per effetto delle leggi sulla concorrenza ha ottenuto una frequenza in tutti i blocchi messi a gara per il 5G. Il gruppo francese, tuttavia, è ancora impegnato a costruire la sua rete, già pensata per il traffico del futuro. Nell’ultimo bilancio trimestrale l’azienda ha comunicato di aver installato circa 3.100 siti lungo lo Stivale, di cui 850 già attivi e sui quali sta migrando parte del traffico dei 4,5 milioni di abbonati.
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Fonte: Wired

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