Fox News non è più la tv preferita di Trump

Fox News non è più la tv preferita di Trump
16 Ottobre 2019 – 9:02

Foto di Drew Angerer/Getty ImagesNegli ultimi tre anni abbiamo imparato a conoscerla come l’arma mediatica più affilata nell’arsenale di Donald Trump, l’emittente televisiva organica all’amministrazione americana e vicina a quella variegata schiera di personalità che gravitano attorno ad essa. Qualcuno è persino arrivato a paragonarla alla tv di stato nordcoreana, eppure qualcosa sta cambiando molto rapidamente nel rapporto che lega Fox News, il canale di notizie lanciato nel 1996 da Rupert Murdoch, all’attuale inquilino della Casa Bianca.
A raccontarlo è il New York Times, che riferisce di una telefonata avvenuta in estate tra il presidente degli Stati Uniti e l’amministratore delegato di Fox News, Suzanne Scott, una vera e propria sfuriata di Donald Trump all’indirizzo del suo canale via cavo preferito, colpevole a suo dire di non averlo “rappresentato correttamente”. Quell’invettiva si era poi trasformata in un’esternazione pubblica – con un tweet del 28 agosto che definiva il canale “disperato e incapace”, oltre che sbilanciato a favore del Partito democratico – la prima di tante, che hanno contribuito a raffreddare le simpatie del network nei confronti del presidente e ad aprire quella che viene descritta come una guerra civile interna a Fox News.
Cosa sta succedendo a Fox News
Lo scorso 26 settembre la redazione di Fox News è stata scossa da un diverbio a distanza, ma in diretta televisiva, avvenuto tra Tucker Carlson e Shepard Smith, due dei giornalisti più rappresentativi della rete.
Oggetto del contendere in quell’occasione era stato l’attacco portato a Donald Trump da Andrew Napolitano, collaboratore dell’emittente ed esperto di questioni legali, ospite della trasmissione di Smith. Poche ore dopo l’opinione di Napolitano fu ripresa e ridicolizzata nel programma condotto da Carlson, tra i più strenui difensori di Trump, scatenando lo scambio incrociato di accuse tra i due anchorman.
Appena tre giorni più tardi fu il turno di Ed Henry, tra i conduttori della popolare trasmissione mattutina Fox & Friends, che ha attirato le ire del presidente Trump – oltre che diversi retweet di attacchi e offese – per aver definito “illegale” l’interazione tra questi e il suo omologo ucraino Zelensky, in una domanda posta ad uno dei suoi ospiti.
Passano ancora pochi giorni e il 10 ottobre Donald Trump se la prende con i sondaggisti di Fox News, che accusa di “fare schifo” e di non avergli mai fornito un solo sondaggio positivo. Più tardi quella stessa sera, nel corso di una manifestazione in Minnesota, Trump stilerà anche una lista dei buoni e dei cattivi del network, promuovendo personalità come Sean Hannity e Laura Ingraham, ma bocciando Brian Kilmeade, altro conduttore di Fox & Friends che qualche giorno prima aveva criticato il ritiro delle truppe dalla Siria.
L’addio di Shepard Smith
I media americani parlavano ormai apertamente di guerra civile interna a Fox News, quando la tensione in redazione ha toccato il suo apice con l’addio di Shepard Smith, lo scorso venerdì. Cronista molto stimato anche al di fuori dell’ambiente conservatore, Smith abbandona Fox News – e un contratto da 15 milioni di dollari l’anno – dopo 23 anni da dipendente della compagnia, che ha seguito dagli esordi fino al traguardo di canale via cavo più visto negli Stati Uniti.

“I fatti prevarranno, il giornalismo e i giornalisti prospereranno” ha scandito Smith al termine della sua ultima conduzione, annunciando una decisione che secondo la Cnn sarebbe l’atto finale di un lungo periodo di marginalizzazione all’interno dell’azienda. Da tempo infatti Smith cercava un accordo per lasciare Fox News e, sempre secondo la Cnn, la soluzione sarebbe giunta solo al termine di un colloquio privato tra Rupert Murdoch e il procuratore generale William Barr.
Perché Fox News è importante per Trump
Fin dal giorno del suo insediamento alla Casa Bianca, diverse fonti hanno descritto Donald Trump come ossessionato da Fox News e in più di un’occasione è stata avanzata l’ipotesi che le sue decisioni fossero direttamente influenzate dalla programmazione del network. Ma al di là dei fattori strettamente personali, la rete di Murdoch riveste un’importanza strategica per la futura campagna del presidente in carica e qualunque tentativo di difesa dal processo di impeachment non potrà che passare dalle sue frequenze.
Secondo una ricerca elaborata dal Pew Research Center, il 40% degli elettori di Trump nel 2016 citava proprio Fox News tra le principali fonti di informazione sulla campagna elettorale, nel 19% dei casi addirittura come fonte principale. Il bacino raggiunto dalla rete è insomma imprescindibile per Trump e lo è ancor di più alla vigilia del massiccio dibattito pubblico sull’impeachment, tema sul quale il presidente desidera nettezza da parte degli alleati, soprattutto da quei media che, come ha più volte sostenuto, beneficiano di ratings molto alti grazie alle sue interviste e dichiarazioni.
In questo senso l’orientamento di Fox News rappresenta il miglior termometro del paese e secondo Anthony Scaramucci, già direttore delle comunicazioni alla Casa Bianca per l’amministrazione Trump, “Fox News è il Walter Cronkite di Trump, una volta che ne ha perso la maggioranza, è finita. Lui lo sa e per questo prova a intimidirli”. Il riferimento è alla celebre citazione attribuita a Lyndon Johnson, che dopo un duro editoriale dello stimato giornalista televisivo Walter Cronkite contro la guerra in Vietnam, affermò: “Se ho perso Cronkite, ho perso l’America moderata”.
Per questo da qualche tempo Trump ha iniziato a tessere le lodi di un’altra emittente a lui molto favorevole, One America News Network, spostata ancora più a destra rispetto a Fox News, ma dal bacino potenziale decisamente inferiore. Donald Trump ha oggi più che mai bisogno del suo canale preferito e non può permettere ulteriori defezioni tra le sue fila, perché il futuro degli Stati Uniti d’America passa anche dalla tv.
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Fonte: Wired

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