I 26 punti programmatici del Conte-bis non dicono niente

I 26 punti programmatici del Conte-bis non dicono niente
3 September 2019 – 12:21

(Foto Filippo Attili/Palazzo Chigi/LaPresse)I 26 punti fra Movimento 5 stelle e Partito democratico, che hanno dato vita a una bozza di programma sottoposta ai votanti sul Blog delle stelle grillino sono, a loro modo, un capolavoro. Si tratta, essenzialmente, di un dire nulla per scontentare nessuno. Innanzitutto è il programma dell’“occorre”: se ne contano 21 occorrenze, quasi tante quanti i punti affrontati nelle due pagine e un pezzetto (se non si considera pomposo frontespizio: “Linee di indirizzo programmatico per la formazione del nuovo governo*” con tanto di asterisco che sta a indicare che il confronto mica è finito). Può essere che dopo le 18, al termine dell’odierno voto online – peraltro già ingolfato – un punto esca e un altro entri. Ma in fondo è improbabile, perché in quelle righe c’è davvero poco.
Se dieci giorni di incontri hanno prodotto quella roba, c’è da preoccuparsi. I passaggi con un filo di concretezza, che disegnino un orizzonte oltre la pagina bianca vergata dall’avvocato Conte, si contano sulle dita di una mano. Quelli sulla legge di bilancio, ovviamente, in cui si parla di “politica economica espansiva” e in particolare di “neutralizzazione dell’aumento dell’Iva, sostegno alle famiglie e ai disabili, il perseguimento di politiche per l’emergenza abitativa, deburocratizzazione e semplificazione amministrativa, maggiori risorse per scuola, università, ricerca e welfare”. La scuola, fra l’altro, viene citata due sole volte e in due formulazioni generiche, senza peso.
Al secondo punto si parla un po’ meno fumosamente di “ridurre le tasse sul lavoro a vantaggio dei lavoratori”, del salario minimo, di una legge sui sindacati (magari), del famigerato equo compenso per i liberi professionisti, di infortuni sul lavoro e malattie professionali e parità di genere nelle retribuzioni, con il congedo di paternità europeo. Qui finiscono le righe che ha senso leggere. Dopo si apre una terra desolata che ovviamente accontenterebbe tutti, ma puzza anche di presa in giro. Per esempio il terzo punto parla di rientro dei cervelli: zero proposte concrete. Il quarto di sostegno alla disabilità: nessun provvedimento possibile e futuro. Il settimo affronta la ricerca, e invece che di quattrini parla solo di “internazionalizzazione” e di coordinamento fra “centri universitari” ed “enti di ricerca”. Punto 8, le infrastrutture: roba da brochure elettorale anni Ottanta (altro che il futurismo, ancorché confuso, alla Beppe Grillo).
Si torna a intravedere qualcosa, certo non di originale ma almeno di specifico, con la scontata riduzione del numero di parlamentari – ma, per esempio, non c’è traccia di una nuova legge elettorale – con la rediviva legge sul conflitto d’interessi e il sistema radio-tv (non si dice tuttavia verso quale genere di modello traghettare quest’ultimo), con l’aggiornamento dei decreti sicurezza in base alle osservazioni effettuate da Mattarella al momento della promulgazione (dunque no alla cancellazione, ma un po’ di maquillage). E ancora sbucano il completamento dell’autonomia regionale, la solita web tax e poco altro. Pur sempre senza dettagli. Negli altri punti, quasi più come promemoria che come programma di azione di due forze mature e importanti, si affrontano il turismo, Roma capitale, la digitalizzazione della Pa, il risparmio, la riduzione dei tempi della giustizia e così via. Sull’ambiente la cosa più comprensibile è il cosiddetto “green new deal”.
Insomma, il libro dei balocchi che non può evidentemente lasciare molti in disaccordo. D’altronde chi non vorrebbe un paese in cui si promuova “una più efficace protezione dei diritti della persona e rimuovere tutte le forme di diseguaglianze” (anche se pensavamo che la povertà fosse già stata abolita, certo)? Il punto è che ancora prima di un problema di temi (mancano fra gli altri i giovani, la scuola, i diritti civili, lo sport, l’imprescindibile abiura sulle immondizie approvate sull’immigrazione) siamo di fronte a una specie di un gioco di prestigio, che nella migliore delle ipotesi rischia di diventare un flebile punto di partenza su cui scannarsi.
Se questi sono davvero i contenuti su cui i capigruppo e le delegazioni si sono confrontati per giorni – e speriamo che si tratti solo di una bozza sottoposta al pubblico, che nasconda un lato B di provvedimenti precisi da mettere in pista – non potrà che aspettarci un governo di conflitto costante. Perché il problema non sono le priorità: in Italia sono le stesse da trent’anni e le conosciamo tutti, sebbene qualcuna si perda sempre per strada. Il problema sono le ricette: e in quelle tristi paginette non ce n’è mezza.
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Fonte: Wired

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