Se sei femminista puoi andare a vedere uno spettacolo di Louis CK?

Se sei femminista puoi andare a vedere uno spettacolo di Louis CK?
17 July 2019 – 12:06

Se ti dichiari femminista non puoi andare a vedere uno spettacolo di Louis CK. L’ho scoperto ieri, dopo aver postato sulla mia pagina Facebook un commento della serata-evento milanese che ha visto il comico esibirsi al Teatro Nuovo.
Attenzione, ho scritto “dichiari” non a caso ma perché sembrerebbe che, a chi critica, non interessi sapere cos’hai fatto, detto,  scritto per dimostrarti femminista, basta il fatto che tu abbia aperto il portafogli per assistere allo show. In seguito ho  scoperto che sarei stata perdonata se fossi andata a teatro per “tenermi un lavoro” cioè per dovere professionale, quindi devo precisare che la proposta per questo pezzo è arrivata dopo. Sono andata a vedere Louis CK perché mi andava di vederlo.
Quando lo stand-up comedian sia diventato lo spartiacque del femminismo (se lo vedi non sei femminista) non ci è dato saperlo con esattezza, forse nel momento in cui sono venute a galla le accuse di molestie, forse dopo la lettera in cui ammetteva le accuse, forse nel momento in cui è tornato – dissacrante come non mai – a esibirsi davanti a un pubblico.
Photo by Kevin Mazur/Getty Images for The Bob Woodruff FoundationAndando per ordine Luois Székely, 51 anni, capelli una volta rossi ora canuti, pancia pronunciata e poco gusto nel vestire, è stato per anni il più bravo di tutti, il miglior comico al mondo. Sceneggiatore, attore, produttore, regista (il suo I Love You, Daddy è stato nascosto sotto il tappeto dopo lo scandalo, e non è mai arrivato in sala) a sette anni si trasferisce dal Messico al Massachusetts, dove il padre lo abbandona. Cresce con la madre e le due sorelle tra mescalina, cocaina e acidi, ed è tra un lavoro ai fornelli di un KFC e alla cassa di un video noleggio che scopre non solo i porno ma anche di voler fare il comico. Ci prova, e le cose gli vanno abbastanza bene fino ai vent’anni, quando i club nei quali era solito esibirsi iniziano a chiudere e viene scartato al provino del Saturday Night Live. Non tutto il male viene per nuocere e il video di quel provino finisce tra le mani dell’entourage di Conan O’Brian che lo chiama per diventare autore del suo show. Eppure la sua carriera sul palco continua a non ingranare, almeno finché capisce che per avere successo deve cambiare tutto, iniziare a ridere della parte più oscura e paurosa di se stesso, che scoprirà poi essere in sorprendente comunicazione con quella di ognuno di noi.
È lì che Louis diventa grande in tutti i sensi e con il matrimonio e la paternità arrivano le battute sui figli, sul sesso, sulla convivenza. E più avanti su quanto sia bello odiare, sui bambini allergici alle noccioline che vanno di certo tutelati ma forse… se gli lasciassimo toccare le arachidi tempo un anno e avremmo debellato quel tipo di allergia. I suoi show vengono candidati agli Emmy, la sua serie Louie è sulla bocca di tutti, è il più bravo e il più acclamato, almeno finché 5 donne raccontano al New York Times che il comico è solito masturbarsi davanti alle colleghe. Poco dopo via comunicato stampa arriva l’ammissione: “Queste storie sono vere. Al tempo, mi ero detto che quello che avevo fatto era ok, perché non avevo mai mostrato il pene a una donna senza prima chiedere il permesso, cosa che è anche vera. Ma più avanti nella vita ho capito, comunque troppo tardi, che quando sei in una posizione di potere chiedere loro di guardare il tuo pene non è una domanda. Per loro è un’imposizione. Il potere che avevo su queste donne era che loro mi ammiravano. E io ho usato irresponsabilmente questo potere”, e conclude: “Ho passato la mia lunga e fortunata carriera dicendo e parlando di tutto quello che volevo. Ora farò un passo indietro e mi prenderò un bel po’ di tempo per ascoltare”.
È trascorso più di un anno, il tempo dell’ascolto è passato, e dopo lo show al Comedy Cellar di New York, arrivato a sorpresa, Louis è in tour per l’Europa. Nulla a che vedere con “i palazzetti” in cui una volta si esibiva, e l’amarezza in cui lo ammette di fronte al pubblico milanese che continua ad applaudirlo al punto da essere rimproverato (“se continuate ad applaudire così finirete per perdervi metà delle battute”) è evidente.
Ma a parte questo Louis CK non è cambiato. Il suo modo di fare satira è sempre lo stesso, forse più esagerato, forse meno brillante, ma il nocciolo è quello. E non è una cosa scontata.
Aziz Ansari in Right Now, su NetflixSe siete un minimo appassionati di stand-up comedy non vi sarete persi lo speciale di Aziz Ansari arrivato su Netflix qualche giorno fa, e nel quale il comico di origini indiane, anche lui accusato di comportamenti sessuali non appropriati (ma siamo lontani dalla gravità dei fatti di CK) per i primi dieci minuti si cosparge il capo di cenere. Chiede scusa, si dice dispiaciuto, ammette di essere cambiato e di aver ripensato a ogni singola relazione passata, arriva addirittura a voler guardare il lato positivo della cosa: “Grazie alla mia storia altre persone ora sono più attente.”
Per tornare a esibirsi e a lavorare Ansari ha deciso di pareggiare i conti chiedendo umilmente perdono, ricominciando come uomo nuovo. Che però non fa ridere. E questa non è mai stata una possibilità per Louis CK, che ha fatto della pura comicità la sua essenza. A parlare di brutture, discrepanze, orrori, contraddizioni, desideri, paure, Louis CK ha finito per diventare brutto, contraddittorio, spaventoso. E funziona perché è esattamente così. Dalla sua comicità non c’è scampo, la sua persona non può ottenere (e quindi chiedere) assoluzione. Un genio di quel livello non può non aver fatto autocritica e compreso in che modo masturbarsi davanti alle colleghe, anche dopo un sì ricevuto, era sbagliato, ma anche quel comportamento fa parte degli orrori (ed errori) dell’essere umano che da anni ci sbatte in faccia. E allora non può che diventare repertorio. Non fosse così Louis CK smetterebbe di esistere, e una parte di noi con lui.
Ecco perché è ridicolo affermare che chi assiste a un suo spettacolo in qualche modo tacitamente approvi un sistema fondato sull’abuso del potere. È una sciocchezza così grande che fa quasi tenerezza, magari le cose fossero così semplici. Il nostro rapporto con la comicità è complicato dai tempi di Aristotele e della sua Poetica perduta, il libro che parlava di commedia e risate da cui Umberto Eco ha tratto l’idea per Il Nome della Rosa, ma mai come oggi ci troviamo davanti a due strade: da una parte una comicità in qualche modo imposta e neutralizzata (Ansari), dall’altra quella vera e sovversiva, capace di esistere solo nei cortocircuiti che scatena e di cui si nutre.
Gli abusi di potere sono una piaga della nostra società contro la quale ognuno di noi deve battersi, e forse ridere sguaiatamente mentre ci si immerge tra le contraddizioni che una molestia genera può aiutarci nell’intento.
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Fonte: Wired

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