Le 3 sfide dell’informazione del futuro

Le 3 sfide dell’informazione del futuro
17 Luglio 2019 – 12:02

Nei giorni scorsi il Garante della privacy, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato e l’Autorità per le garanzie nelle telecomunicazioni (Agcom) hanno pubblicato alcune linee guida per rafforzare la cooperazione in materia di privacy e big data. Le indicazioni emerse derivano da un’indagine conoscitiva avviata a maggio 2017 che, oltre al mondo accademico, ha coinvolto diversi esponenti del settore finanziario, delle telecomunicazioni e dell’editoria. Obiettivo: fornire indicazioni ai legislatori, ai decisori istituzionali, agli operatori del settore e agli utenti affinché si possa riequilibrare il rapporto tra utenti-consumatori e colossi del web, assai sbilanciato in favore di questi ultimi, anche dal punto di vista della monetizzazione delle informazioni in circolazione.
Fame di big data
Il muro di ipocrisia del concetto di gratuità dei servizi che i giganti del web ci mettono a disposizione si sgretola di fronte ai fatturati imponenti che i giganti della rRete realizzano attraverso le attività di profilazione algoritmica, che si nutrono proprio di big data e di raccolta continua, costante e massiccia di nostri dati personali e sensibili.
Per far sì che gli utenti del web, apparentemente “anestetizzati” rispetto alle potenzialità dei loro dati, prendano consapevolezza del valore economico delle informazioni che cedono ai gestori dei servizi sarebbe decisivo favorire l’ingresso di nuovi intermediari che, su mandato degli utenti, possano negoziare con le piattaforme globali e contrattare il valore economico dei dati e le condizioni del loro impiego commerciale. Ma solo in una dimensione sovranazionale e quindi consolidando la cooperazione internazionale sarà possibile introdurre efficaci strumenti anticoncentrazionistici, rispettosi del pluralismo on-line, della concorrenza e dei diritti degli utenti.
Sono diverse le sfide che nei prossimi mesi impegneranno legislatori, decisori istituzionali, addetti ai lavori, categorie, studiosi e utenti. Ecco le principali.
Il nuovo manuale dell’informazione di Ruben Razzante1. Qualità dell’informazione e stati generali dell’editoria
Termineranno a ottobre i lavori degli Stati generali dell’editoria, anche se già nelle prossime settimane il governo inizierà a fare sintesi dei differenti apporti, al fine di proporre alcuni disegni di legge che possano rianimare il settore dell’editoria attraverso soluzioni innovative e modelli di business in grado di conciliare le esigenze di chi produce opere creative, anche di natura giornalistica, di chi le diffonde, anche attraverso le piattaforme web, e di chi ne fruisce.
Sono coinvolte tutte le categorie di attori della filiera di produzione e distribuzione delle notizie (giornalisti, editori, poligrafici, professionisti del web, giganti della Rete), che dovranno trovare una sintesi armoniosa tra diritti e doveri, libertà e responsabilità. Tuttavia, sarà necessario dare continuità a questa formula istituendo un tavolo di consultazione permanente a Palazzo Chigi, che periodicamente affronti i nodi strutturali e contingenti della riforma dell’editoria.
2. Tutela dei diritti delle persone, responsabilità e tassazione dei colossi
Nei giorni scorsi, in sede europea, l’avvocato generale Maciej Swpunar, nelle conclusioni presentate alla causa C-18/18, ha affermato che l’host provider, nel caso di specie Facebook, può essere obbligato a rimuovere commenti diffamatori a livello mondiale. L’avvocato generale ritiene che la direttiva sul commercio elettronico, di 19 anni fa, non osti a che un host provider che gestisce una piattaforma di social network, come Facebook, sia costretto, con provvedimento ingiuntivo, a cercare e a individuare, tra tutte le informazioni diffuse dagli utenti di tale piattaforma, quelle identiche a quella qualificata come illecita dal giudice.
La direttiva n.31 del 2000, infatti, non disciplina la portata territoriale di un obbligo di rimozione. Se, dunque, la Corte di Giustizia europea accoglierà la soluzione prospettata dall’avvocato generale, Facebook e le altre piattaforme di condivisione saranno obbligate a rimuovere i post lesivi, non solo in via successiva, ma anche in via preventiva. Si tratta di un’apertura a una prospettiva di progressiva responsabilizzazione dei colossi del web.
3. Fake news e informazione
L’Unione europea ha prodotto l’anno scorso un codice di autoregolamentazione sulle fake news per sensibilizzare i gestori delle piattaforme web a rimuovere, su segnalazione degli utenti, le fake news e i contenuti palesemente offensivi, ad esempio a sfondo razzista. I giganti della Rete sono altresì invitati a monitorare costantemente la Rete, senza per questo diventare sceriffi del web, e quindi senza svolgere compiti (improvvidi) di censura dei contenuti.
Non è escluso che in questa legislatura che si è appena aperta all’indomani delle elezioni europee del 26 maggio scorso si possa decidere di varare una regolamentazione più stringente in materia, attraverso l’adozione di un regolamento o di una direttiva. Certo è che i rimedi giuridici devono andare di pari passo con quelli tecnologici e culturali. Norme, codici deontologici, filtri e algoritmi efficaci, educazione digitale e promozione dei valori della cultura della Rete: tutti strumenti decisivi per far prevalere l’informazione di qualità.
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Fonte: Wired

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