Nasce una piattaforma per invertire la fuga di cervelli dall’Italia

Nasce una piattaforma per invertire la fuga di cervelli dall’Italia
9 July 2019 – 11:15

La presentazione di Talents in Motion (Foto: Talents in Motion)Promuovere l’attrattività dell’Italia, per far rientrare i talenti emigrati e attirare quelli stranieri: è l’ambizioso obiettivo di Talents in Motion, il progetto di responsabilità sociale presentato lunedì 8 luglio a Milano dalla sua ideatrice e presidente dell’omonima associazione, la cacciatrice di teste Patrizia Fontana.
Nell’iniziativa sono coinvolti molti attori del mondo universitario, delle istituzioni e delle imprese, tra cui la regione Lombardia, la Camera di commercio di Milano Monza Brianza e Lodi, Yes Milano, Confcommercio, Assolombarda, Anitec-Assinform, Confindustria digitale, Forum della Meritocrazia e oltre 40 grandi gruppi industriali e finanziari.
Il progetto
“Le sue anime saranno due”, ha detto Fontana nel corso della presentazione. La prima è “il digital hub, articolato in un sito internet e una pagina LinkedIn”. La piattaforma online serve a connettere le aziende italiane e internazionali che operano in Italia e i talenti che si sono spostati a lavorare all’estero, dando una visibilità internazionale alle opportunità lavorative che il nostro paese offre, e fornendo a chi vuole trasferirsi (o ritornare) a lavorare in Italia tutte le informazioni necessarie sul contesto fiscale, legale e amministrativo.
La seconda, ha spiegato la promotrice, è quella “dei think tank: una serie di incontri tematici tra professionisti ed esperti per tracciare delle linee guida e formulare delle idee concrete da sottoporre ai decisori politici, e un forum annuale di confronto e sintesi di tutti i tavoli”.
“Il nostro è un paese più ricco di creatività e idee innovative di quanto solitamente si pensi o si dica”, ha aggiunto Fontana: “D’altra parte però è anche noto il gap che ci separa dagli altri paesi dell’Unione europea in termini di competenze digitali e know-how tecnologici, un patrimonio che oggi è indispensabile tanto per le grandi quanto per le piccole e medie imprese”.
Patrizia FontanaI numeri
Lo dimostrano alcuni numeri forniti dall’Agenzia delle entrate: cinquemila talenti italiani rientrati dall’estero nel periodo 2010-2016 hanno portato all’economia italiana un beneficio di 500 milioni di euro. “Talents in Motion è nata su questa base”, ha spiegato Fontana: “La nostra mission è dare visibilità a tutta l’innovazione made in Italy – non solo a quella delle aziende più grandi o più note – e fare sì che l’Italia diventi un nuovo polo europeo di attrazione per i talenti, guardando anche agli effetti che sulle loro scelte avrà la Brexit”.
“Vogliamo implementare l’offerta formativa grazie al coinvolgimento delle università italiane e accelerare lo scambio di conoscenze”, ha concluso la presidente di Talents in Motion: “L’obiettivo è tra un anno dimisurare l’efficacia degli sforzi sostenuti da tutti i partner in un Forum cui contiamo di arrivare forti di 250 aziende sostenitrici che si saranno unite al progetto: attirare talenti significa anche far aumentare il Pil”.
Secondo recenti dati, infatti, l’emigrazione di giovani qualificati costa all’Italia circa 14 miliardi di euro l’anno, l’equivalente di un punto di prodotto interno lordo, e quelli che hanno deciso di spostarsi a lavorare all’estero sono 81 mila, di cui il 30 per cento laureati in materie Stem (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica).
(Foto: Talents in Motion)Perché emigrare?
Le principali ragioni che hanno indotto i talenti italiani a scegliere di cambiare paese sono emerse anche da un’indagine condotta dall’ufficio studi della società di consulenza Pricewaterhouse Cooper (Pwc) Italia per conto di Talents in Motion: circa la metà dei 130 intervistati è emigrato per ragioni legate al mercato del lavoro italiano (minori prospettive di carriera, stipendi più bassi), e l’85 per cento ritiene che i paesi in cui sono approdati offrano un contesto professionale migliore, in particolare per il minore impatto di fenomeni quali familismo e corruzione. Tre quarti degli espatriati, poi, sarebbero disposti a tornare se ricevessero offerte interessanti, ma il 60 per cento, da quando è all’estero, non ha più cercato impieghi in Italia.
“Un campione così piccolo non può essere considerato statisticamente rilevante, ma ci offre una chiave di lettura di tipo qualitativo”, ha spiegato l’amministratore delegato di Pwc Italia, Andrea Toselli: “Gli incentivi fiscali servono, ma oggi le aziende devono fare la propria parte non solo per attrarre i talenti ma anche per creare un contesto di lavori stimolante, migliorare il work-life balance e offrire un percorso di carriera più rapido e trasparente”.
L’Italia, infine, oltre alla scarsa crescita economica sconta un annoso ritardo in termini di investimenti in ricerca e innovazione, ha ricordato nel suo intervento l’economista Veronica De Romanis: “Siamo ultimi per crescita, destiniamo molti più soldi alla spesa corrente che agli investimenti e abbiamo troppi giovani che non lavorano e non studiano (il 25 per cento contro il 10 della Germania)”.
“L’Ocse”, ha concluso la docente della Luiss e della Stanford University, “ci mette in coda alla classifica dei paesi più attrattivi, sia per quanto riguarda imprenditori o manager stranieri che lavoratori con alte qualifiche. Per risalire occorre stimolare – grazie anche a iniziative terze come Talents in Motion – una riforma della pubblica amministrazione e del sistema scolastico, e introdurre politiche fiscali realmente incentivanti, rimettendo al centro il tema della competenza che negli ultimi anni è stata sempre più svilita”.
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Fonte: Wired

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