Droni: cambia la normativa per pilotarli?

Droni: cambia la normativa per pilotarli?
14 Marzo 2019 – 18:15

I piccoli aeromobili a pilotaggio remoto, con peso fino a 25kg, comunemente conosciuti come droni, appartengono ad un settore dell’aviazione civile in rapida evoluzione, con un grande potenziale per la creazione di nuove professionalità e posti di lavoro.
Questi piccoli droni vengono sempre più utilizzati in Italia e nell’Unione Europea, ma in un quadro normativo oggi molto frammentato. Si applicano infatti norme di sicurezza a carattere nazionale, con differenze anche notevoli tra i diversi Paesi UE, rendendo non uniforme la gestione della sicurezza del volo.
Quale la normativa in vigore in Italia?
Nel nostro Paese è in vigore dal 2014 un regolamento dell’ENAC (Ente Nazionale dell’Aviazione Civile) che regola il settore dei piccoli droni, un regolamento che sino ad oggi ha subito diversi aggiornamenti, maturando insieme con il settore fino ad arrivare alla situazione attuale di equilibrio.
La novità è riferibile alla prossimità pubblicazione del nuovo quadro normativo europeo, sul quale sta lavorando l’AESA (Agenzia Europea per la Sicurezza Aerea), che nei prossimi anni si sostituirà ai singoli Stati membri dell’Unione nel regolamentare questo settore.
Dopo un periodo di gestazione di alcuni anni e una consultazione pubblica durata alcuni mesi, il Parlamento Europeo ha approvato il nuovo regolamento basico che conferisce all’AESA il potere di regolamentare e sorvegliare i piccoli droni.
Quali le novità in vista?
L’AESA ha sviluppato una proposta di nuovo regolamento per le operazioni con i piccoli droni creando tre nuove categorie: open, specific e certified.
open è una categoria di operazioni che non sarà soggetta ad autorizzazione preventiva da parte dell’autorità competente, né a dichiarazione dell’operatore prima che l’operazione abbia luogo;
specific è una categoria di operazioni che sarà soggetta ad un’autorizzazione da parte dell’autorità competente prima dell’operazione, tenendo conto delle misure di mitigazione e valutazione del rischio delle operazioni, fatta eccezione per alcuni scenari standard;
certified racchiude le attività per le quali sarà richiesto come requisito la certificazione del drone, del pilota remoto autorizzato e un operatore approvato dall’autorità competente.
Il regolamento proposto da EASA sarà accompagnato da ulteriori annessi tecnici, ad oggi ancora in bozza, il cui testo finale potrebbe essere migliorato e che comunque verrà pubblicato ufficialmente non appena il regolamento proposto sarà stato adottato dalla Commissione europea.
Il 28 febbraio 2019 la commissione AESA ha espresso il proprio voto positivo alla proposta della Commissione UE, su un atto di esecuzione che disciplina le operazioni dei sistemi di aeromobile a pilotaggio remoto nelle categorie open e specific. L’atto conterrà inoltre dei requisiti tecnici per i droni, e la necessità di introdurre una delle nuove marcature CE specifiche per i droni della categoria open.
Successivamente saranno previsti degli ulteriori passaggi che dovrebbero portarci ad una piena applicazione delle nuove regole EASA del settore entro il 2022.
Qualche considerazione
Le novità in fase di introduzione ci portano a fare delle serie considerazioni relativamente ai principi sui quali sa basano le scelte di EASA e della Commissione europea, scelte che sembrano basarsi sul liberismo sfrenato a scapito della sicurezza del volo.
Tra le righe del futuro regolamento EASA, ad esempio, la formazione e la cultura della sicurezza del volo “safety” oltre della verifica della capacità di pilotaggio, verranno ridotte se non addirittura eliminate.
Se è vero che i droni di ultima generazione sono di gran lunga più semplici da pilotare, è anche vero che tutta questa semplicità esiste grazie a tecnologie molto evolute e sofisticate che è necessario conoscere a fondo, come è necessario conoscere a fondo i limiti dello spazio aereo che si va ad occupare.
È ormai notizia consolidata che recenti eventi in Inghilterra (Gatwick Airport) e in Italia (Milano) abbiano dato evidenza di come un uso dei droni scorretto, superficiale e mancante di adeguata formazione e informazione possa mettere in forte crisi la sicurezza dei singoli e della collettività.
A Gatwick un drone che operava senza autorizzazione nell’area aeroportuale ha mandato in tilt il traffico aereo con la cancellazione di centinaia di voli in partenza, con effetti indiretti anche su centinaia di voli in arrivo su aeroporti di tutta l’Inghilterra e perfino a Parigi e Amsterdam, causando cancellazioni e disagi per più di centomila passeggeri.
In un altro evento occorso a Milano, in piazza Duomo, un drone operato da un pilota non autorizzato ha ferito al volto un passante.
A fronte di questi eventi, purtroppo, l’Ente Nazionale Aviazione Civile sta iniziando un percorso, da noi non condiviso, di alleggerimento della formazione nel settore per una presunta necessità di adeguamento alle normative AESA, nonché di un evidente alleggerimento dei controlli diretti e indiretti, basando quasi ogni forma di autorizzazione sulla sola autodichiarazione.
Se è vero che oggi questi mezzi, grazie a delle sofisticate tecnologie, sono estremamente facili da pilotare, è altrettanto vero che la loro affidabilità è ben lungi dall’essere al livello dell’aviazione civile cui siamo abituati, per cui i piloti devono essere seriamente formati e preparati ad utilizzare correttamente e in sicurezza questi strumenti così avanzati.
La gestione della transizione che Ente Nazionale Aviazione Civile ha proposto ha creato una sofferenza del settore nel tentativo di rincorrere una normativa EASA ancora non pienamente definita. Non è la prima volta che si assiste a un fenomeno del genere e sarebbe auspicabile evitare il ripetersi di questi eventi che non fanno altro che danneggiare seriamente gli operatori del comparto mettendo a rischio numerosi posti di lavoro.
Il settore dei droni è estremamente dinamico e affascinante, ha delle potenzialità di crescita e occupazionali di tutto rispetto e potrebbe attrarre anche investimenti importanti in termini di ricerca e sviluppo. Ma per operare e investire nel futuro, le aziende che si occupano di droni, esattamente come quelle di qualsiasi altro settore, hanno bisogno di regole certe, stabilità normativa e di rispetto da parte di tutti, in un regime di libera e corretta concorrenza.
L’articolo Droni: cambia la normativa per pilotarli? è stato pubblicato originariamente su Tech Economy – The Business Value of Technology.

Fonte: Techeconomy

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