La sonda giapponese Hayabusa 2 è scesa sull’asteroide Ryugu

La sonda giapponese Hayabusa 2 è scesa sull’asteroide Ryugu
22 Febbraio 2019 – 12:21

(Foto: Jaxa)Intorno a mezzanotte e mezza di stanotte, il fiato sospeso e il nervosismo della sala di controllo dell‘Agenzia spaziale giapponese (Jaxa) è stato smorzato da un enorme applauso: il rover Hayabusa 2 è riuscito ad atterrare con successo sulla superficie dell’asteroide Ryugu, lontano circa 300 milioni di chilometri da noi. Ma non solo. Subito dopo il touchdown la sonda ha generato una piccola esplosione sull’asteroide per sollevare la materia superficiale e raccogliere campioni che saranno riportati sulla Terra nel 2020, fondamentali per aiutarci a capire di più sull’origine del Sistema solare e sulla formazione del nostro pianeta.

La missione, ricordiamo, è cominciata ben 5 anni fa, esattamente il 3 dicembre 2014, con l’obbiettivo di comprendere meglio il processo che ha portato alla formazione del Sistema solare, avvenuto circa 4,5 miliardi di anni fa. Infatti, proprio come Bennu, asteroide scopo della sonda Osiris-Rex della Nasa, anche Ryugu, scoperto nel 1999, è un asteroide di tipo C, o carbonioso, il che significa che è ricco di molecole di carbonio e di composti contenenti acqua, gli idrati.
Congratulations on your successful touchdown, @haya2_jaxa! We’re excitedly waiting for the telemetry and confirmation of sample collection. pic.twitter.com/iBeQHZxPsc
— NASA’s OSIRIS-REx (@OSIRISREx) February 21, 2019

Dopo un viaggio durato oltre 3 anni, Hayabusa 2 è riuscita a raggiungere l’asteroide il 27 giugno 2018, cominciando ad orbitare intorno a 20 chilometri di distanza. Il 20 settembre scorso, ha cominciato la sua discesa, arrivando fino a una distanza 55 metri di quota che gli ha permesso di lanciare due rover, Rover 1A e Rover 1B, capaci di muoversi a piccoli salti sulla superficie dell’asteroide e di scattare le prime fotografie. A pochi giorni di distanza, la sonda ha poi lanciato il lander Mascot, il cui compito è stato quello di fare rilevazioni, raccogliere dati e scattare altre fotografie.
E ora, siamo giunti alla fase successiva della missione. Hayabusa 2, infatti, è riuscita a scendere su Ryugu e in pochi secondi a lanciare un mini proiettile (composto da un metallo chiamato tantalio) per sollevare la materia superficiale, di polveri e detriti, da raccogliere e riportare a Terra. Subito dopo si è allontanato dalla superficie, posizionandosi nuovamente a una distanza di sicurezza. Secondo il programma della Jaxa, tra marzo e aprile prossimi Hayabusa 2 dovrebbe eseguire nuovi tentativi di atterraggio, avendo a disposizione altri due mini proiettili, e inviare inoltre lo Small Carry-on Impactor, un dispositivo esplosivo sulla superficie di Ryugu per provocare un cratere artificiale e poter raccogliere così altri campioni di materiale esposti all’interno del cratere.
Come ha raccontato al Guardian Makoto Yoshikawa, manager della missione, la procedura di atterraggio di Hayabusa 2 ha richiesto molto meno tempo del previsto ed è avvenuta senza particolari intoppi. “Sono davvero sollevato ora”, ha spiegato l’esperto. “Il lancio del proiettile, il primo dei tre pianificati in questa missione, porterà a un salto e a nuove scoperte nelle scienze planetarie”.
みんなやったぞーー!!!!!(両手を突き上げて後ろに倒れる)
世界中からの応援、ほんとうに、ほんとうにありがとう!#haya2_TD (IES兄) pic.twitter.com/ebFh9mAwiT
— 小惑星探査機「はやぶさ2」 (@haya2_jaxa) February 22, 2019

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Fonte: Wired

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