La sparizione della figlia dell’ambasciatore nordcoreano è un mistero

La sparizione della figlia dell’ambasciatore nordcoreano è un mistero
20 Febbraio 2019 – 18:01

L’ambasciata della Corea del Nord a Roma. (foto: ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images)La figlia dell’ex ambasciatore nordcoreano in Italia Jo Song-gil sarebbe stata riportata a Pyongyang subito dopo la scomparsa del padre. L’uomo è uno dei funzionari più fidati del regime nordcoreano di Kim Jong-un e l’ipotesi più accreditata è che abbia disertato: da due mesi si sono perse le sue tracce.
A parlare del rapimento della ragazza è stato il dissidente Thae Yong-ho. “Le mie fonti hanno confermato che la ragazza è stata costretta a tornare a Pyongyang subito dopo la defezione del padre“, ha detto Yong-ho, che fino al 2016 ha lavorato nell’ambasciata nordcoreana a Londra.
La notizia non è stata confermata né smentita dalle autorità italiane. A questo proposito, il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi ha detto solo che la Farnesina “sta facendo in queste ore le verifiche necessarie“. Il nome della ragazza non è stato rivelato, così come altri dettagli della sua identità. Per ora si sa solo che è adolescente e che viveva con i genitori a Roma.
La discrezione sarebbe motivata dal fatto che la vicenda riguarda la Corea del Nord, un paese retto da un regime autoritario e noto soprattutto per aver compiuto diversi esperimenti nucleari finalizzati – stando ai proclami del suddetto regime – a eliminare Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud. Nell’ultimo anno la situazione internazionale che riguarda la Corea del Nord è migliorata: il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha incontrato Kim Jong-Un e le due Coree hanno presentato una candidatura unitaria per le Olimpiadi del 2032. La corsa nordcoreana agli armamenti, però, a quanto si sa (le organizzazioni internazionali non sono ben viste, a Pyongyang) non ha conosciuto soste significative.
Chi è padre della ragazza
La persona scomparsa è figlia di Jo Song-gil, ex ambasciatore nordcoreano in Italia. L’uomo è scomparso lo scorso novembre insieme alla moglie. Secondo fonti sudcoreane, i coniugi avrebbero potrebbero trovarsi in una località segreta, sotto la protezione dei servizi di sicurezza, e avrebbero chiesto asilo in un paese occidentale (forse gli Stati Uniti). L’ipotesi non è mai stata confermata.
Song-gil era arrivato in Italia dopo l’espulsione di Mun Jong-nam, decisa dal governo italiano per protestare contro i test missilistici di Pyongyang del 2015. Song-gil parlava molto bene l’italiano e apparteneva a una famiglia benestante. Il padre e il nonno avevano lavorato entrambi come diplomatici (proprio a cause delle sue origini e della fedeltà della famiglia, a Song-gil sarebbe stato permesso di vivere insieme ai familiari. Di solito moglie e figli dei diplomatici restano in Corea del Nord).
Yong-ho ha raccontato che conosceva molto bene Jong-gil ma non lo ha mai invitato a rifugiarsi in Corea del Sud perché aveva paura che accadesse qualcosa di brutto ai figli. I familiari dei dissidenti che si rifugiano a Seoul sono puniti in maniera più severa di quelli degli altri disertori.
Le reazioni della politica italiana
La vicepresidente della Camera del Movimento 5 stelle Maria Edera Spadoni ha definito il presunto rapimento della figlia dell’ambasciatore “un episodio gravissimo“. Della stessa opinione il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano: “La storia di Jo Song-gil e di sua famiglia se confermata sarebbe un caso di una gravità inaudita. Chi ha responsabilità pagherà“. Il segretario si Sinistra Italiana Nicola Fratoianni ha invitato il ministro dell’Interno Matteo Salvini e quello degli Esteri Moavero a fare chiarezza su quanto accaduto.
Un altro caso Shalabayeva?
Alcuni politici hanno paragonato il presunto rapimento della figlia dell’ambasciatore nordcoreano a Roma con l’estradizione di Alma Shalabayeva, moglie di Mukthar Ablyazov, banchiere e oppositore politico kazako. La donna, che si trovava in Italia, nel 2013 era stata rimpatriata nel suo paese dopo essere stata arrestata e trovata in possesso di un passaporto falso della Repubblica Centroafricana. La vicenda divenne un complesso e molto chiacchierato scandalo politico nazionale, alla fine del quale si scoprì che le autorità italiane avevano estradato la donna solo per fare un favore al Kazakistan.
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Fonte: Wired

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