Chi è David J. Pecker, l’uomo che ha ricattato Jeff Bezos

Chi è David J. Pecker, l’uomo che ha ricattato Jeff Bezos
8 Febbraio 2019 – 18:20

David J. Pecker. (Photo by Francois Durand/Getty Images)La sua buona stella non è riuscita a proteggerlo. Nei giorni scorsi anche Jeff Bezos è stato ricattato. La minaccia recitava più o meno così: “O il tuo giornale smette di indagare sui problemi finanziari del National Enquirer e del suo editore, o noi pubblichiamo alcune tue foto private”.
Il fondatore di Amazon ha denunciato il fatto con un lungo post su Medium. “Nei giorni scorsi mi è successa una cosa strana. Mi è stata fatta un’offerta che non potevo rifiutare”, si legge. “Ma anziché capitolare di fronte a questo tentativo di estorsione e blackmail, ho deciso di pubblicare esattamente quel che mi è stato inviato”. Bezos ha fatto anche nome e cognome del suo presunto estorsore: David Jay Pecker. Chi è?
Il bad boy delle riviste
David Jay Pecker è il più grande editore statunitense di tabloid ed è un self-made man. Nato nel Bronx da una famiglia di umili origini, è rimasto orfano del padre a sedici anni. Ha iniziato la sua carriera come contabile ed è diventato dopo soli nove anni il consigliere finanziario di punta di Cbs magazines.
Oggi è proprietario di American Media Inc (Ami), il cui giornale di punta è proprio il National Enquirer, un tabloid da supermercato fondato nel 1926, che nel 2016 vendeva ancora più di 340mila copie.
Durante gli otto anni alla presidenza dell’ormai defunto gruppo editoriale Hachette Filipacchi Magazines, Pecker è riuscito a trasformare Elle in un competitor di Vogue e a far diventare Metropolitan Home e Car Driver due magazine di successo. Non si è trattato di casi isolati: nella sua carriera Pecker ha salvato da morte certa almeno nove riviste, secondo il New York Times. Dopo il suo arrivo, il National Enquirer è inoltre stato candidato al Pulitzer per il giornalismo investigativo. Come si può immaginare, l’Enquirer è un tabloid molto screditato, famoso soprattutto per i pettegolezzi – veri o presunti – riguardanti i più vari personaggi liberal, e quindi non certo avvezzo a questi riconoscimenti.
Pecker, però, è anche famoso per aver licenziato diversi giornalisti e per un temperamento sanguigno nei confronti della concorrenza e degli investitori.
L’amicizia con Trump
Pecker è un amico di lunga data del presidente americano Donald Trump. L’editore lo ha appoggiato quando ha deciso di candidarsi nel Reform Party nel 2000, e nel 2014 gli avrebbe proposto di usare il suo giornale per sopprimere gli scandali riguardanti le sue relazioni extraconiugali. A questo proposito, è stato accertato che Pecker comprò, per esempio, i diritti della storia di Karen McDougal – una modella di Playboy con la quale Trump ebbe una storia tra il 2006 e il 2007 – ma non la pubblicò mai, proprio per evitare di danneggiare Trump.
La storia è finita al centro dell’inchiesta sulle spese del comitato elettorale di Trump. Pecker ha però trovato un accordo con i procuratori federali di New York e ha ottenuto l’immunità.
L’attività di lobby per l’Arabia Saudita
David J. Pecker e il National Enquirer sono tuttora indagati per una presunta attività di lobby a favore dell’Arabia Saudita. A questo proposito, il Daily Beast sostiene che Pecker abbia organizzato una cena tra Donald Trump e Karine Grine, un’imprenditrice francese con contatti molto stretti con l’elite dell’Arabia Saudita. Poco tempo prima, un giornalista della stessa rivista aveva scoperto che erano state diffuse 200mila copie di un giornale appartenente ad Ami – la compagnia di cui Pecker è presidente – piene di propaganda a favore dei sauditi.
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Fonte: Wired

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