Realtà e leggenda del traffico d’organi

Realtà e leggenda del traffico d’organi
12 Gennaio 2019 – 9:00

Il 3 dicembre 1967 Christiaan Barnard eseguì un primo storico trapianto di cuore su Louis Washkansky in Sudafrica, una pagina di storia della medicina (foto: Keystone-France/Gamma-Keystone via Getty Images)Il 5 gennaio il quotidiano Il Mattino ha cominciato la pubblicazione di una serie di articoli sulle attività della cosiddetta mafia nigeriana a Castel Volturno. Queste comprenderebbero non solo lo sfruttamento della prostituzione, ma anche rapimenti di minori e traffico d’organi, ed è su questo che si concentra il servizio. I donatori, a volte bambini, sarebbero rapiti nei paesi di origine, avviati alla prostituzione e infine utilizzati per i loro organi e fatti sparire. Secondo una testimonianza il prelievo degli organi avverrebbe anche a Castel Volturno. Il quotidiano racconta che anche l’Fbi starebbe da tempo indagando sulle attività della mafia nigeriana seguendo un flusso sospetto di denaro tra Usa e Italia.
Mentre non è in dubbio che le mafie gestiscano la tratta degli esseri umani, la parte che riguarda il traffico di organi richiede maggiore cautela. Allo stesso giornale il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho ha confermato sia i rapporti con le forze di polizia internazionali, sia le attività della malavita nigeriana in termini di droga e sfruttamento della prostituzione, ma sul traffico d’organi ha dichiarato “Sebbene non vi siano ancora riscontri completi in sede giudiziaria, terremo alta la guardia anche su questo inquietantissimo sospetto, da non sottovalutare“.
La difficoltà nel parlare di questi temi è che, mentre il traffico illegale di organi è una terribile realtà, sono molto diffuse le narrazioni che appartengono al regno delle leggende metropolitane.
Il furto d’organi nelle leggende
Una leggenda familiare a molti in questo senso è quella del rene rubato. Una persona, per esempio un turista che sta visitando un paese dove la vita costa poco, viene rapita/drogata con l’inganno. Nell’ormai classica vasca da bagno piena di ghiaccio, si sveglia con un pezzo di corpo in meno, di solito un rene, che finisce al mercato nero. Ma il tema ha infinite variazioni e in particolare ci sembrano credibili, e finiscono sulla stampa, quelle che raccontano di rapimenti e uccisioni organizzate ai danni di individui vulnerabili (poveri, emarginati, bambini). La scorsa estate in India migliaia di persone hanno partecipato a violenti linciaggi in base a voci di questo tipo. Diffuse via Whatsapp, non avevano base nei fatti, ma queste psicosi scoppiano anche da noi (si pensi al ritorno del famoso furgone bianco di questo autunno).
La folklorista Véronique Campion-Vincent ha identificato le origini di queste voci negli anni ’80 in America Latina, anche se probabilmente sono imparentate con leggende più antiche del trapianto d’organi stesso. Per esempio quella dei pistachos, efferati assassini del folklore andino che uccidono per rivendere parti dei cadaveri, in particolare il grasso. Leggende simili, dove la vita delle persone vale letteralmente meno del loro corpo, sono diffuse ovunque ma gli anni ’80 erano il periodo in cui, crescendo la domanda di bambini in adozione, si cercava di soddisfarla in maniera illegale, anche con rapimenti. Contemporaneamente, si sviluppava il mercato nero degli organi: nel Sud del Mondo le persone mettevano in vendita i propri organi a beneficio di ricchi pazienti stranieri disposti a violare le leggi. Le voci leggendarie sul furto d’organi sono quindi nate fondendo elementi di queste drammatiche realtà.
La realtà del traffico illegale di organiOggi la parte leggendaria del traffico d’organi è talmente diffusa che è addirittura sfruttata dai trafficanti di esseri umani. Nel 2016, dopo la diffusione di notizie analoghe a quelle di questi giorni, un articolo su Queryonline osservava come fossero già ben documentate le minacce di prelievo di organi nell’ambito delle violenze psicologiche subite dai migranti.
Come anticipato, il traffico d’organi esiste ed è molto preoccupante, tuttavia avviene in maniera diversa dalle descrizioni delle leggende. Anche nell’illegalità, è imperativo trovare un donatore compatibile (da cui la necessità di esami medici) ed è necessario avere accesso ad attrezzature specializzate e personale competente.
Per questi motivi non è credibile l’utilizzo di cliniche improvvisate, né che gli d’organi vengano da rapimenti più o meno casuali. Il cosiddetto turismo trapiantologico è la forma più comune del reale traffico illegale di organi. Ricchi pazienti viaggiano in paesi abbastanza sviluppati da avere strutture adatte per trapiantare gli organi che un donatore ha messo sul mercato. In questo le persone che vendono i propri organi sono comunque vittime: vedranno solo una parte dei soldi pagati, che serviranno soprattutto a pagare l’organizzazione criminale, e la loro decisione è dettata dalle disperate condizioni socioeconomiche in cui vivono.
Un problema per i media
Il traffico d’organi sulla stampa è generalmente trattato in termini sensazionalistici. Leggendo le notizie degli ultimi decenni potrebbe sembrare che ogni giorno scompaia un bambino allo scopo di alimentare il mercato nero degli organi, eppure seguendo l’evoluzione dei casi si scopre inevitabilmente che, anche quando si parla di reali attività criminali, il traffico illegale di organi viene poi escluso.
Come osservava Paolo Toselli in Storie di ordinaria falsità (Sonzogno, 2004): “Il traffico di organi umani è una tragica realtà che riguarda molti paesi dell’Est, la Turchia, l’India, l’Egitto e l’Iraq, dove persone povere vendono per pochi soldi un loro organo, ma non risparmia nemmeno lo Stato di Israele e la Cina, dove gli organi sono espiantati dai corpi dei criminali giustiziati. Sull’altro fronte, esistono madri che partoriscono bambini già venduti per le adozioni illegali quando erano ancora nel loro grembo. Ma tra queste atrocità e i bambini fatti a pezzi per i loro organi ce ne passa”.
Anche un recente studio pubblicato sul Journal of Health & Biomedical Law osserva che finora in nessun caso le voci si sono rivelate fondate, ma sono ancora strettamente legate ai fenomeni reali che hanno generato la narrazione: la crescente vendita di organi sul mercato nero e le adozioni illegali. In entrambi i casi, infatti, le donazioni legali sono insufficienti per la domanda, che viene comunque soddisfatta sfruttando le popolazioni più deboli. Per questo una corretta informazione, in grado di separare la leggenda dalla realtà in cui è radicata è fondamentale.
Nel recente caso di Castel Volturno il traffico d’organi, sebbene non provato, è stato l’ingrediente che ha catalizzato l’attenzione sulla vicenda. Questo ha generato un indotto di articoli, di taglio sensazionalistico e razzista, che mostravano anche cicatrici di reni asportati, nonostante le foto non avessero nulla a che fare coi fatti trattati. Il presunto traffico d’organi ha già entusiasmato gli esponenti del razzismo italiano, secondo cui le bande nigeriane (e per estensione tutti i migranti) sarebbero addirittura cannibali. Il Professor Pasquale Berloco, già Presidente della Società Italiana dei Trapianti d’Organo, ha già parlato di fake news, spiegando che non in Italia non ci sono casi di traffico d’organi, lamentandosi ancora una volta della presenza di queste storie sui giornali. Ma, nell’assenza di prove del presunto traffico d’organi,  rimarrebbe da raccontare in maniera responsabile, cioè pensando prima di tutto alle vittime, la realtà della tratta di esseri umani e gli abusi collegati.
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Fonte: Wired

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