La storia di Daniele Luttazzi, che Freccero vuole riportare in Rai

La storia di Daniele Luttazzi, che Freccero vuole riportare in Rai
4 Gennaio 2019 – 15:00

Foto: COSIMA SCAVOLINI/LAPRESSEDa ultimo, scomodo, baluardo della libertà di satira nell’Italia berlusconiana a esule volontario di una scena che ha finito per voltargli le spalle. La parabola artistica di Daniele Luttazzi ha sperimentato tutte le latitudini del successo, ma potrebbe non essere ancora giunta alla fine. Almeno non per Carlo Freccero, il neo-direttore di Rai 2 che ha annunciato di voler riportare la satira sulla seconda rete nazionale e che come vessillo di questo nuovo corso ha scelto proprio l’autore di Satyricon.
L’editto bulgaro“Voglio riportare Luttazzi, ve lo dico subito, è troppo importante per una televisione”. Poche parole, ben assestate, ma sufficienti a far tornare alla mente quel 18 aprile 2002 e quella dichiarazione del presidente del Consiglio Berlusconi da Sofia – oggi conosciuta con il nome di “editto bulgaro” – che di fatto lo estromise dalla tv di stato insieme a Enzo Biagi e Michele Santoro (in seguito ritornati a condurre programmi in Rai).
Un ukase, come lo definì Luttazzi, seguito alla trasmissione di Satyricon, il talk show “all’americana” ideato e condotto dal comico romagnolo, nella seconda serata di quella Rai 2 al tempo diretta proprio da Freccero. Le accuse rivolte al programma furono le più svariate – e quasi tutte incentrate sul cattivo gusto degli sketch e sulla conduzione sopra le righe – ma il casus belli fu dettato da un’intervista a Marco Travaglio, oggi direttore del Fatto Quotidiano ma al tempo invitato in qualità di autore de L’odore dei soldi.
Il volume, scritto a due mani con Elio Veltri, era fortemente critico nei confronti di Silvio Berlusconi, sulle sue compagnie scomode e sull’origine delle due fortune. Era il 14 marzo 2001 e Berlusconi era il candidato premier della coalizione di centrodestra che da lì a due mesi avrebbe vinto le elezioni. L’intervista fu particolarmente esplicita e costò a Luttazzi anche una querela, in seguito archiviata.
Dopo la Rai
Archiviata l’esperienza in Rai, l’autore satirico uscì dalle scene televisive per cinque anni, prima di rientrarci grazie a La7 e al direttore di rete Campo Dall’Orto, che gli affidò la conduzione di Decameron, un varietà incentrato, come recita il titolo, su “politica, sesso, religione e morte”. Anche qui, in ogni caso, le cose non vanno meglio e il programma sarà sospeso dopo appena cinque puntate a causa di una battuta su Giuliano Ferrara, in quel momento tra i volti più noti della rete.
Da quel momento in poi Daniele Luttazzi non metterà più piede in tv per dedicarsi alla scrittura e a un sito web sulla satira – con l’unica, notevole, eccezione del monologo a Raiperunanotte di Michele Santoro, nel 2010 – e la sua popolarità subirà un crollo verticale a causa delle accuse di plagio che da più parti gli verranno mosse. Al centro della polemica questa volta c’è il suo repertorio, che secondo molti appassionati – e secondo un video anonimo, divenuto in breve tempo molto popolare – avrebbe attinto a piene mani da battute di comici americani come George Carlin, Bill Hicks ed Emo Philips, che gli risponde.
Gli ultimi anni
Negli ultimi anni Daniele Luttazzi si è occupato perlopiù di romanzi satirici e del tentativo di riabilitare la propria immagine, rilasciando poche interviste e ritirandosi a vita privata. Nei rari interventi pubblici, di solito affidati al suo blog, si è rivelato molto critico nei confronti di Beppe Grillo e della sua scelta di mischiare satira e politica, scrivendo che “con la scelta di fare attività partitica, Grillo ha ceduto alla lusinga del potere, che è nemico della satira”.
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Fonte: Wired

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