Ecco Little Foot, che potrebbe essere una nuova specie di ominide

Ecco Little Foot, che potrebbe essere una nuova specie di ominide
7 dicembre 2018 – 15:00

(foto: Mujahid Safodien/Afp/ Getty Images)A più di venti anni dalla sua scoperta, è finalmente arrivata un’analisi dettagliata dell’ormai famoso Little Foot, lo scheletro più completo mai scoperto di Australopithecus, la famiglia di ominidi a cui apparteneva anche Lucy (Australopithecus afarensis). Ed è emerso qualcosa di davvero straordinario: da ora, secondo lo studio di un team di ricercatori internazionale, guidati dell’università di Witwatersrand di Johannesburg, potrebbe essere necessario aggiungere una nuova specie all’albero genealogico dei nostri antenati. Ma procediamo con ordine.
I primi fossili, provenienti da una gamba di Little Foot, sono stati ritrovati nella grotta di Sterkfontein in Sudafrica all’inizio degli anni ’90, dal paleoantropologo Ronald Clarke dell’Università del Witwatersrand di Johannesburg. Pensati inizialmente appartenere alle scimmie, lo studioso osservò in realtà molte somiglianze con i fossili del gruppo Australopithecus. Secondo studi successivi, infatti, si trattava di un ominide anziano di sesso femminile, alto circa 130 centimetri, deceduto, secondo altre ricerche, a causa di un infortunio. “Ho passato 20 anni per ricostruire questo scheletro, trovando le singole ossa nella profonda oscurità della caverna”, ha spiegato Clarke. Il risultato? Uno scheletro praticamente completo, risalente a circa 3,67 milioni di anni fa, che promette di dirci molto sui progenitori degli esseri umani.
Successive analisi, guidate dal ricercatore Robin Crompton dell’Università di Liverpool (Regno Unito), dimostrarono come Little Foot possa essere considerato il primo fossile di questa epoca che sia mai stato scoperto con i suoi arti completamente intatti. “Questo ominide aveva arti inferiori più lunghi di quelli superiori, proprio come noi”, ha spiegato Crompton. Questa è una scoperta interessante, dato che l’ominide precedente, l’Ardipithecus, che venne prima dell’Australopithecus, aveva invece le braccia più lunghe delle gambe, più come le grandi scimmie. “Ciò significa che è stato selezionato per la lunghezza del passo nel bipedismo”.
Clarke ha sostenuto per oltre un decennio che Little Foot non appartiene a nessuna delle specie conosciute di Australopithecus e dovrebbe essere nominata una nuova specie a sé, quella di A. prometheus. “Ci sono molte, molte differenze, non solo nel cranio ma anche nel resto dello scheletro”, ha spiegato Clarke, sottolineando come il suo volto fosse più piatto di A. africanus e i denti più grandi con un ampio spazio tra i canini superiori e gli incisivi. Inoltre, anche la dieta potrebbe essere differente: basandosi sui suoi denti, si ipotizza infatti che Little Foot fosse vegetariano. “L’ A. africanus era onnivoro”, afferma Clarke.
Tuttavia, come riporta il New Scientist, la pubblicazione dei nuovi dati è stata finora impedita per una disputa interna all’Università di Witwatersrand: quella tra Clarke e il suo collega Lee Berger, che negli ultimi anni ha scoperto due nuove specie di ominidi (Australopithecus sediba e Homo naledi). Nel 2016, Berger aveva chiesto di poter analizzare i fossili. “Avevamo saputo che almeno dal 2008 esistevano pubblicazioni su Little Foot”, ha spiegato Berger, credendo quindi che le analisi di Clarke fossero quasi complete. Tuttavia, dall’altra parte, Clarke non voleva concedere l’accesso a Berger prima della pubblicazione dei suoi dati, accusandolo di voler rubare il suo lavoro (cosa che una successiva indagine universitaria ha smentito). Nel 2017 l’università ha deciso che Berger avrebbe potuto avere accesso a Little Foot, specificando che non avrebbe potuto pubblicare prima del 30 novembre 2018, per consentire a Clarke di pubblicare per primo (i suoi lavori sono ora apparsi sul sito di preprint bioRxiv).
Secondo Berger, e il suo studio in arrivo già dalla prossima settimana, il nome A. prometheus non è appropriato per Little Foot, in quanto, secondo le regole della tassonomia, questo termine non sarebbe sufficiente a identificare una nuova specie. Finora, tuttavia, Berger non ha commentato se ritiene che Little Foot possa effettivamente appartenere a una nuova specie. Ciò che è sicuro, per ora, è che Little Foot è e sarà un fossile cruciale per capire l’evoluzione della nostra specie.
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Fonte: Wired

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