Asperger e autismo, 5 errori di Beppe Grillo

Asperger e autismo, 5 errori di Beppe Grillo
23 ottobre 2018 – 9:00

(Foto: Eric Vandeville/Getty Images)Durante il suo intervento a Italia 5 Stelle, la convention del Movimento 5 stelle del 20 e 21 ottobre, Beppe Grillo ha parlato – fra i tanti temi toccati– di Asperger e di autismo. Ironizzando sui “filosofi che parlano in televisione”, e facendo riferimento alla loro presunta distanza rispetto al sentire comune, Grillo li ha definiti affetti dalla sindrome di Asperger. E non solo: ha detto anche che in questo secolo “siamo pieni di autistici” e che “c’è pieno di psicopatici”, descrivendo queste persone come coloro che “parlano in quel modo” e che “non capiscono”.

Come ci si poteva aspettare (qualcuno ha sostenuto che si sia trattato di un tentativo deliberato di attirare l’attenzione mediatica) le parole di Grillo hanno immediatamente suscitato reazioni indignate da parte di politici, utenti sui social e associazioni. Si è parlato di presa in giro, se non di insulto, nei confronti di chi soffre di disturbi dello spettro autistico, della totale mancanza di tatto verso quelle famiglie che combattono ogni giorno contro le discriminazioni, di risate inopportune da parte della folla presente al Circo Massimo di Roma e della trasformazione deliberata di persone diverse in oggetti di scherno stereotipati.
Oltre alle valutazioni di carattere etico, morale e politico, il discorso di Grillo merita anche qualche piccolo chiarimento dal punto di vista tecnico-scientifico. Sono diverse, infatti, le inesattezze e le imprecisioni (per non parlare di veri e propri errori) presenti nelle parole del capo politico del Movimento 5 stelle. Abbiamo raccolto qui di seguito le 5 cose più eclatanti.
1. Anzitutto i nomi: il rapporto tra Asperger e autismo
Peccato veniale, ma emblematico: Beppe Grillo ha sbagliato per due volte (su tre totali) a pronunciare il nome della sindrome di Asperger, mettendo una lettera “n” al posto della prima “r“. Il nome della sindrome è infatti un tributo a Hans Asperger, pediatra austriaco del secolo scorso che con il suo lavoro diede un contributo rilevante alla comprensione delle caratteristiche del disturbo.
Volendo essere pignoli, poi, Grillo ha anche detto che “l’autismo […] è la sindrome di Asperger”, commettendo un piccolo errore di classificazione. La sindrome di Asperger, infatti, è catalogata secondo il Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (Dsm V) fra i cosiddetti disturbi dello spettro autistico, una denominazione generale che include come sottocasi disgiunti sia le persone Aspie (per dirla in modo più colloquiale) sia chi soffre di autismo vero e proprio. Definire Aspie qualcuno che ha l’autismo, quindi, è tecnicamente scorretto.
2. Davvero “siamo pieni di autistici”?
Nel suo discorso urlato, Grillo ha affermato anche che “l’autismo è la malattia del secolo”. Tuttavia la questione è ben più articolata: come avevamo già raccontato qui su Wired l’anno scorso, infatti, la storia dell’aumento esponenziale dei casi di autismo è sostanzialmente una bufala. A essere effettivamente in grande aumento negli ultimi decenni sono le diagnosi di autismo, ma questo trend è imputabile a una accresciuta attenzione sociale al tema e a una ricatalogazione dei disturbi più che a un vero aumento dell’incidenza.
Una lieve crescita del numero effettivo di casi clinici è possibile che sia un effetto reale, dicono gli scienziati, ma dovuto molto probabilmente all’aumento dell’età media dei genitori al momento del parto. Diversi studi, infatti, hanno dimostrato una correlazione tra l’incidenza dell’autismo e l’età alla quale si procrea. Chi sostiene che l’autismo sia sempre più frequente per colpa dei vaccini, invece, sta (fino a prova contraria) mentendo.
3. Chi ha detto che “l’autismo non lo riconosci”?
A pronunciare questa frase è stato (ovviamente) Grillo, che in cinque parole ha tentato di buttare alle ortiche decenni di ricerca scientifica sui metodi diagnostici e sulla diagnosi precoce. Ora, è vero che le diagnosi dei disturbi dello spettro autistico sono complicate poiché non esistono parametri clinici associati al solo autismo e quantificabili univocamente, e che in parte l’esito della valutazione dipende anche dalla soggettività e dall’esperienza del medico, ma allo stesso tempo va sottolineato che le tecniche diagnostiche esistono, eccome.
Almeno per alcuni dei disturbi dello spettro autistico (ne parlavamo su Wired già nel 2013) è possibile ottenere diagnosi certe (ossia replicabili) dai due anni di vita in poi, e sono in fase di studio test del sangue e delle urine (e pure qualche app) per arrivare a diagnosi precoci, sui neonati o quando il bambino si trova ancora nel grembo materno. E se è vero che ci sono adulti che soffrono di disturbi dello spettro autistico e sono non diagnosticati, ciò non significa che siano inesistenti i criteri per una valutazione clinica. Per la sindrome di Asperger, per esempio, la diagnosi avviene frequentemente tra i 4 e gli 11 anni di età.
4. La bizzarra definizione della sindrome di Asperger
Dopo averne pronunciato male il nome, Grillo si è lanciato anche in una descrizione dell’Asperger: “è quella sindrome di quelli che parlano in quel modo e non capiscono che l’altro non sta capendo. E vanno avanti [a parlare] e fanno magari esempi che non c’entrano alcunché [il termine originale era un altro, ndr] con quello che sta dicendo”. Al di là della grossolana generalizzazione e dell’aver messo in luce solo gli aspetti critici degli Aspie (Albert Einstein, Henry Ford, Charles Darwin e Isaac Newton molto probabilmente erano Asperger, per citare qualche esempio ricordato anche da Mario Pingerna), la descrizione del disturbo è sommaria e imprecisa.
La sindrome di Asperger non ha infatti a che fare con la mancanza di logica o l’incapacità di gestire i pensieri articolati o il linguaggio, e men che meno con scarsa memoria o intelligenza, bensì si manifesta soprattutto con la compromissione qualitativa dell’interazione sociale e la carenza di empatia cognitiva (ossia la capacità di leggere la mente altrui). Il più delle volte negli Aspie l’uso del linguaggio risulta comunque atipico, dunque raramente chi soffre di questa sindrome finisce per essere un personaggio mediatico. A parte alcune illustri eccezioni, come Gianluca Nicoletti, anche la tesi che sia “pieno” di “filosofi Asperger” che parlano “in televisione” è dunque campata in aria.
5. Gli autistici (e gli Asperger) NON sono psicopatici
Nel cambiare argomento, passando a parlare di Francia e di Emmauel Macron, Grillo ha fatto anche uno strano accostamento tra l’essere “pieni di autistici” e “pieni di psicopatici”, quasi a voler considerare i due termini come sinonimi. Come ha anche ricordato su Facebook Daniele Matteo Cereda, la psicopatia e i disturbi dello spettro autistico indicano in sostanza due condizioni opposte.
La psicopatia è infatti un disturbo che si manifesta attraverso una carenza di empatia in generale, un’incapacità di provare rimorso e uno spiccato egocentrismo (a volte associato a comportamenti aggressivi o comunque devianti). La sindrome di Asperger invece, in estrema sintesi, non impedisce di provare emozioni e percepire quelle altrui, ma si manifesta attraverso la difficoltà nelle interazioni sociali e l’emergere di comportamenti schematici e atipici. Insomma, se una persona psicopatica a volte può diventare un carnefice, un Aspie il più delle volte è una vittima.
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Fonte: Wired

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