Abolito il test di medicina, addio numero chiuso

Abolito il test di medicina, addio numero chiuso
16 ottobre 2018 – 15:00

(Foto: flickr.com / Università di Pavia)Addio test di ammissione alle facoltà di medicina. La decisione è stata presa dal governo e inserita nel testo della manovra, passata tanto in sordina da avere sorpreso anche il ministro dell’Istruzione Franco Bussetti il quale, giova specificarlo, era comunque incline ad archiviare il numerus clausus.
Nel documento di programmazione economica e finanziaria (Def) erano citati passaggi relativi a una revisione “del sistema d’accesso ai corsi a numero programmato, attraverso l’adozione di un modello che assicuri procedure idonee a orientare gli studenti verso le loro effettive attitudini” ma nessuno, a partire da Bussetti, si attendeva un intervento così deciso, tanto che il Corriere della Sera arriva a ipotizzare un affondo decisivo da parte del ministro dell’Interno e vicepremier Matteo Salvini, propenso all’abolizione del numero chiuso.
Sorpreso ma non deluso il ministro Bussetti che, insieme al ministro della Salute Giulia Grillo, è ritornato sulla decisione del governo specificando che lo scopo è di “aumentare gli accesi e i contratti delle borse di studio per medicina. Un auspicio condiviso dalle forze di maggioranza che il governo intende onorare”.
Le reazioniRettori e studenti sono perplessi. I primi temono una maggiore difficoltà nella pianificazione dei corsi e una sovrappopolazione di medici che farebbero fatica a trovare lavoro finiti gli studi, mentre diverse associazioni di studenti temono che la selezione venga invece spalmata nel tempo, durante gli anni di impegno universitario. I numeri di quest’anno qualche dubbio lo lasciano presagire: 67 mila candidati con un tasso di ammissione vicino al 14%, ovvero uno su 7. L’Associazione dei chirurghi ospedalieri (Acoi) teme che i futuri medici italiani saranno costretti a cercare lavoro all’estero, soffiando nuovo vento sulle fiamme dei cervelli in fuga.
I dubbi sulla proceduraIl ministero dell’Istruzione non ha ancora bene in mente in che senso procedere, appare evidente che l’abolizione dei test sarà progressiva e contemplerà una revisione delle borse per le specializzazioni e una riorganizzazione, seppure parziale, dei posti e delle strutture universitarie. Un risultato non immediato e, allo stato attuale delle cose, neppure garantito. Negli ultimi mesi sia Bussetti sia Grillo avevano chiesto maggiori fondi per rivedere le capacità degli atenei, risorse su cui il governo non si è espresso, limitandosi a rottamare il numero chiuso. Il dubbio è che si cerchi di fare i conti senza l’oste.
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Fonte: Wired

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