5 motivi per cui Streghe, in realtà, era una serie terribile (anche se cult)

5 motivi per cui Streghe, in realtà, era una serie terribile (anche se cult)
10 ottobre 2018 – 9:00

1. Umani buoni, mostri cattivi2. La grande ingiustizia di Cole3. La quarta sorella4. Billie & Christy5. La scuola di magiaVent’anni fa, il 7 ottobre 1998, debuttava una delle serie fantasy più popolari del piccolo schermo: Streghe. Incentrato su tre sorelle dall’enorme potere magico e dall’”acuto senso della moda“, per otto stagioni infestò la rete in chiaro Rai 2 attirandosi un seguito sempre più vasto che ancora oggi si riversa entusiasta nelle numerose convention europee (e, in particolare, francesi) riservate ai fan che vogliono incontrarne le interpreti. Nel corso della longeva serie Piper, Phoebe e Prue (in seguito sostituita da Paige) si cimentano in lotte senza quartiere contro demoni e altre creature soprannaturali, e contemporaneamente si adoperano per avere una vita sentimentale e professionale normale con esiti alterni.
Uno dei pochi show del decennio a vantare un cast al femminile di protagoniste, Streghe (in originale Charmed) deve le proprie vette di popolarità (tanto da essersi guadagnata un reboot in corso d’opera accolto con scarsa benevolenza del pubblico fedele all’originale) al mix inconsueto di ingredienti. Ovvero, il soprannaturale declinato in situazioni buffe o equivoche oppure estremamente drammatiche, il tocco da sitcom familiare con situazioni quotidiane legati ai rapporti interpersonali e professionali, tormentate storie d’amore e tre protagoniste modaiole, frizzanti e soprattutto belle ma accessibili sia al pubblico maschile (quindi non troppo fuori portata da non potere realisticamente passare per le fidanzatine della porta accanto) che femminile – quindi non troppo attraenti da scoraggiare l’identificazione. Eppure, nascosta dietro questa aura di meraviglia, Streghe, soprattutto a una seconda visione, risulta una serie terribile. Ecco perché.
1. Umani buoni, mostri cattivi

Per seguire una serie a lungo come concesso dalla longevità di Streghe serve motivazione: del perché guardarla abbiamo detto, ma vi erano pure svariati deterrenti, sopra tutti la divisione manicheista tra buoni e cattivi, sistematicamenti esercitata in base alla specie. Nel corso di 178 episodi le streghe dai nomi di battesimo che iniziano con la P hanno disintegrato centinaia di creature soprannaturali ree di aver seguito la propria natura – che fosse di demone o altra creatura magica. Già sentiamo il sangue ribollire nelle vene dei seguaci dello show, tanto che se parlassimo di pregiudizi razziali delle sorelle Halliwell nei confronti dei non umani probabilmente esploderebbe la rete, ma Streghe ci ha abituati ad avvicinarsi a ogni episodio con la consapevolezza che l’antagonista di turno sarebbe stato eliminato senza appello. Non vale la scusante “erano altri tempi”, show contemporanei come Star Trek: The Next Generation e Doctor Who hanno ampiamente dimostrato che il Diverso, anche quello di natura predatoria nei confronti dell’umanità, merita una chance.
2. La grande ingiustizia di Cole

Cole, umano e demone, è stato uno dei villain più amati e del piccolo schermo, alla stregua del vampiro Spike di Buffy l’ammazzavampiri, (altra creatura soprannaturale innamorata della sua persecutrice). Cole è un potente demone che si spaccia per umano e seduce Phoebe. La loro storia, scandita dalla rivelazione della natura demoniaca di lui, dalla sua conversione al Bene per amore della strega seguita dalla discesa all’inferi, dalla resurrezione e dal successivo annientamento da parte del potere del Trio si snoda tra terza e quinta stagione ed è probabilmente la linea narrativa più amata dell serie. Nonché quella che fa di Streghe una serie terribile dal punto di vista didattico, crudele e moralmente avvilente per il messaggio che lascia dietro di sé: non importa quanto forte sia il desiderio di cambiare di un individuo, alla fine la sua natura prevarrà sempre. Non c’è evoluzione, non c’è redenzione e non c’è speranza che traspare dalla serie in merito alla capacità individuale di migliorarsi, né tantomeno alla possibilità di coesistenza tra specie avversarie. In particolare, nel caso di Cole, l’amore cieco che (per quanto distruttivo ed egoista) travalica il Bene e il Male è considerato una trasgressione inaccettabile: alla fine il sangue, la famiglia a l’ordinario prevalgono, e Phoebe rigetta la passione fuori controllo di un amore epico annientando l’amante.
3. La quarta sorella

La diparita della sorella maggiore, Prue, pare fosse legata all’irruenza e alla mancanza di diplomazia della sua interprete, Shannen Doherty, additata come intrattabile e poco collaborativa sul set. Tralasciando il discorso su quanto possa essere opinabile la scelta di licenziare un attore per questioni caratteriali, optando per una rivoluzione del cast, la presenza del suo personaggio, la sorella maggiore Prue, era fondamentale. Leader nato, risoluta e decisa, con la sua morte priva le sorelle sopravvissute del sinergico potere del Trio, quello che rende le Halliwell pressoché indistruttibili. Opportunamente, salterà fuori una quarta sorella(stra), Paige, mezza umana e mezza angelo (bianco), cresciuta da una famiglia umana e nata da una relazione illecita. La scelta narrativa stravolge completamente le premesse della serie, ma soprattutto rompe gli equilibri tra le sorelle dalle personalità così ben bilanciate all’inizio.
4. Billie & Christy

Non c’è dubbio che otto stagioni di Streghe siano state troppe: si fosse rimasti a cinque, chiudendo con la discutibile dipartita di Cole, lo show non sarebbe incappato in scelte narrative terrificanti come l’introduzione di Billie, giovane strega inesperta e protetta delle Halliwell interpretata da una giovanissima Kaley Cuoco (la Penny di The Big Bang Theory). L’arrivo di Billie trasforma la serie in un irritantissimo e mal riuscito tentativo di passaggio delle consegne, ma soprattutto la presenza della neostrega è accompagnato da quello della sorella Christy nient’affatto parca nel distribuire occhiatacce e sorrisi perfidi a destra e a manca. Rapita da bambina e cresciuta dai demoni, si schiererà con la crudele Triade e finirà – indovina un po’ – incenerita senza troppe cerimonie da Billie. Amore fraterno sì ma solo tra buoni.
5. La scuola di magia

La sesta stagione vide l’introduzione di un nuovo fantastico (si fa per dire) espediente narrativo che ribadisce quanto sia importante per i produttori di uno show sapere quando staccare la spina piuttosto che continuare a spremere una serie per cavarne audience a discapito della qualità. La scuola di magia, con tanto di direttore cattivo – il perfido manipolatore Gideon – trasforma Streghe in un brutto Harry Potter, come se già non fosse risibile e mal riuscita, nello stesso periodo, l’introduzione del personaggio dell’inutile Chris, figlio di Piper proveniente dal futuro sul quale zia Phoebe fece pure un pensierino. Momenti che avremmo voluto dimenticare.
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Fonte: Wired

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