Alyssa Milano, Trump e l’hashtag WhyIDidntReport

Alyssa Milano, Trump e l’hashtag WhyIDidntReport
24 settembre 2018 – 15:20

Alyssa Milano (Photo by Tommaso Boddi/Getty Images)Rigurgiti di disobbedienza civile e volontà di rompere il silenzio. Venerdì 21 agosto l’attrice Alyssa Milano ha lanciato l’hashtag #WhyIDidntReport che è diventato subito trending topic, invitando le vittime di abusi sessuali a raccontare le rispettive storie senza timore, raccogliendo l’eredità del #MeToo (in Italia #quellavoltache).
Al centro del dibattito il candidato alla Corte suprema Usa Brett Kavanaugh, uomo a cui il presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump non toglie il proprio appoggio nonostante le accuse avanzate di abusi sessuali. Christine Blasey Ford, psicologa e professoressa alla Palo Alto University, ha dichiarato di essere stata assalita e quasi stuprata da Kavanaugh nel 1982, quando ancora frequentava il liceo. Per anni ha taciuto ma quando ha saputo che l’uomo sarebbe potuto entrare alla Corte suprema ha deciso di parlare e giovedì 30 settembre testimonierà davanti al Senato americano.

I have no doubt that, if the attack on Dr. Ford was as bad as she says, charges would have been immediately filed with local Law Enforcement Authorities by either her or her loving parents. I ask that she bring those filings forward so that we can learn date, time, and place!
— Donald J. Trump (@realDonaldTrump) 21 settembre 2018

Trump ha risposto che se le accuse della Ford fossero fondate, la donna avrebbe sporto immediatamente denuncia e non avrebbe scelto l’omertà, dando così il via a una rivolta pacifica iniziata da Alyssa Milano con un tweet indirizzato proprio al presidente Trump: “Sono stata aggredita sessualmente due volte, una volta quando ero adolescente. Non mi sono mai rivolta alla polizia e mi ci sono voluti 30 anni per dirlo ai miei genitori.”.

#WhyIDidntReport
— Alyssa Milano (@Alyssa_Milano) 21 settembre 2018

L’appello è stato accolto da migliaia di persone, tra le quali alcune celebrità, che, ricorrendo all’hashtag #WhyIDidntReport, hanno raccontato le proprie vicissitudini.

#WhyIDidntReport. The first time it happened, I was 7. I told the first adults I came upon. They said “Oh, he’s a nice old man, that’s not what he meant.” So when I was raped at 15, I only told my diary. When an adult read it, she accused me of having sex with an adult man.
— ashley judd (@AshleyJudd) 21 settembre 2018

I did, it didn’t matter, I was dismissed, disparaged, & I still get blamed #WhyIDidntReport
— Daryl Hannah (@dhlovelife) 21 settembre 2018

#WhyIDidntReport He was supposed to be my friend, but he beat me when I said no. This is the first time I’ve talked about it in public.
— Jen Steer (@jensteer) 21 settembre 2018

Non è raro che le vittime tendano a non parlare delle violenze subite e questo per diversi motivi, dalla vergogna alla reazione delle rispettive famiglie e delle persone a loro vicine, dalla paura di affidarsi alle autorità e ai loro giudizi fino a un vero e propri senso di panico e repulsione.
Sull’altro fronte va anche segnalato che Kavanaugh è ritenuto un conservatore doc, da sempre fedele dei Bush e, quando lo scorso luglio Trump lo ha scelto per la Corte suprema, ha anche annunciato che l’opposizione avrebbe fatto di tutto per screditarlo.
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Fonte: Wired

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