Tracciamento della posizione degli utenti, parte la causa contro Google

Tracciamento della posizione degli utenti, parte la causa contro Google
21 agosto 2018 – 18:10

Ufficio di Google a Washington, DC, USA (Foto: Andrew Harrer/Bloomberg via Getty Images)Lo scorso 13 agosto un’indagine di Associated Press, vidimata da alcuni ricercatori di Princeton, ha permesso di stabilire che Google traccia i movimenti degli utenti anche quando la cronologia delle posizioni è disattivata.
Una posizione scomoda per Mountain View, denunciata dal cittadino californiano Napoleon Patacsil per avere violato le leggi sulla privacy dello Stato. L’uomo si è rivolto alla corte federale di San Francisco chiedendo ai giudici di garantire la possibilità di avviare una class action contro BigG.
Cosa è successo, in breveNonostante sulle pagine di assistenza di Google ci fosse scritto che gli utenti sono in grado di disattivare la cronologia delle posizioni impedendo così che i propri spostamenti venissero tracciati, è stato ricostruito che questo non è del tutto vero. Alcune app, i browser e le attività continuano a memorizzare gli spostamenti, cosa in realtà esplicitata da BigG nelle pieghe remote delle proprie pagine web dedicate a spiegazioni e assistenza.
Venerdì 17 agosto, Google ha prontamente cambiato le pagine di supporto, rendendo più visibile il fatto che alcuni servizi possono continuare a tracciare gli utenti e, lo stesso giorno, Patacsil si è rivolto alle autorità giuridiche californiane, mostrando che nonostante avesse disattivato la cronologia, il suo dispositivo aveva registrato il suo viaggio a Manhattan. Per l’uomo, Google ha lo scopo principale di seguire i propri utenti, contravvenendo così il codice penale che proibisce il tracciamento elettronico per determinare gli spostamenti di una persona.
La querela presenta però degli spunti interessanti, certamente tirati un po’ per i capelli ma che, se considerati dalla corte, possono assumere un risvolto storico. Patacsil sostiene infatti che, con questo atteggiamento, Google ha violato quella che definisce essere una “ragionevole aspettativa alla privacy” e, inoltre, ha abusato della fiducia degli utenti, facendo un’incursione indesiderata nel loro diritto alla solitudine e all’isolamento. Concetti etici e filosofici che vuole estendere a chiunque volesse aderire alla class action.
Google ha cambiato le proprie policy per rispondere ai feedback degli utenti e, contattata dalla redazione del sito Gizmodo, non ha voluto rilasciare altre dichiarazioni.
La questione giuridico-legaleSe i dubbi sollevati da Patacsil sono etici, quelli su cui il tribunale dovrà statuire per primi lo sono molto meno: occorre infatti stabilire se riportare informazioni in documenti separati su pagine web diverse soddisfi l’obbligo legale di Google di ottenere un consenso informato da parte degli utenti.
Nel momento in cui la corte dovesse decidere che gli utenti non hanno potuto accedere facilmente alle informazioni necessarie, la causa potrebbe estendersi a tutti gli Stati Uniti, valicando così i confini californiani.
Le prime reazioniGli attivisti dell’Electronic Privacy Information Center si sono già rivolti alla Federal Trade Commission chiedendo di aprire un’indagine approfondita su Google che avrebbe violato un accordo firmato nel 2011, secondo il quale si sarebbe astenuta dall’uso di tattiche ingannevoli per violare la privacy delle persone.
Sta prendendo quindi forma ciò che Julian Assange predica da anni?
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Fonte: Wired

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