ll razzismo in Italia, tra problema reale e propaganda politica

ll razzismo in Italia, tra problema reale e propaganda politica
3 agosto 2018 – 15:00

Il caso Daisy Osakue, così come è stato rinominato dai maggiori quotidiani e siti di informazione, lo conoscete tutti: qualche giorno fa, mentre tornava a casa la sera, a Moncalieri – comune di Torino –, la campionessa azzurra di lancio del disco è stata colpita a un occhio da un uovo lanciatole contro da un’auto in corsa. Operata per lesione alla cornea l’atleta ha rischiato di non poter partecipare ai prossimi europei di atletica.
A far molto discutere, oltre la gravità del fatto in sé, è stata la probabile matrice razzista del gesto, da subito denunciata dall’atleta stessa, di origine nigeriana, che ha detto: “L’hanno fatto apposta. Non volevano colpire me come Daisy, volevano colpire me come ragazza di colore.”
Daisy OsakueÈ bastata questa frase (comprensibile, in un contesto come quello attuale) a far montare in poche ore la polemica. S’è così tornati a discutere animatamente della cosiddetta “emergenza razzismo”. La politica si è subito schierata, Matteo Salvini, espressa solidarietà all’atleta, ha ironizzato sul movente razzista e non ha perso l’occasione per rigirare la frittata e sostenere che: “Ogni aggressione va punita e condannata, di certo l’immigrazione di massa permessa dalla sinistra negli ultimi anni non ha aiutato” E, in risposta a chi parla di emergenza razzismo in Italia: “Non diciamo sciocchezze, ricordo che solo negli ultimi tre giorni, nel silenzio generale, la Polizia ha arrestato 95 immigrati, mentre altri 414 sono stati denunciati”. Dal canto suo Matteo Renzi invece ha sostenuto che: “gli attacchi contro persone di diverso colore sono un’emergenza, che nessuno può negare”.
Poi nei giorni seguenti tutto è cambiato e i toni si sono riaccesi, ma per motivi diversi: prima si è scoperto che i lanci di uova avevano colpito anche altre persone, bianche. Poi ieri, dopo che sono stati individuati i responsabili – 3 giovani che hanno giustificato il gesto come “goliardia” – si è diffusa la notizia che uno di questi è il figlio di un consigliere comunale. Del Partito Democratico.Apriti cielo, quelli che non c’è nessuna emergenza, è tutta una manovra della sinistra hanno subito sparato le loro sentenze, alzato la voce a suon di strumentalizzazione. E, per quanto odioso sia, hanno fatto bene. È andata esattamente così.
Non fraintendetemi, con questo non sto negando che l’Italia stia attraversando un brutto periodo, e che, dati alla mano, più del 60% dei cosiddetti “crimini d’odio” abbiano un movente razzista e xenofobo, ma sto evidenziando che sempre più spesso, e non solo sui social, ogni notizia di cronaca diventa un’arma politica generalizzata. Non lo fa solo la sinistra, anche la destra che – esempio – vuol farci credere che tutti i senegalesi siano l’incarnazione di Jack lo squartatore, mette in atto lo stesso processo: si semplifica una notizia sulla base dell’interesse politico, fino a fare di quel fatto una bandiera, una battaglia.
Ma non è possibile interpretare la realtà da un singolo evento. Servono numeri, approfondimenti, esperti e professionisti che si confrontino sul tema. E invece siamo ormai tutti – anche attraverso i media d’informazione, che hanno deciso di cavalcare questa tendenza prestando il fianco a pesanti accuse – alla merce del più becero populismo.
Non ci interessano davvero le storie degli offesi, la verità dietro al fatto specifico, tutto è solo un pretesto per attaccare la controparte. Ma non ce lo dice un uovo in faccia se l’Italia è razzista, così come il fatto che a lanciare l’uovo sia stato il figlio di un iscritto al Pd non significa che quel gesto non possa essere stato davvero razzista. La realtà è molto più complessa di così. Semplificarla fa il gioco di chi sul sensazionalismo e il click baiting ha costruito il suo consenso.
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Fonte: Wired

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