Un pomeriggio a Firenze, per i Mondiali di quidditch

Un pomeriggio a Firenze, per i Mondiali di quidditch
29 giugno 2018 – 9:00

Firenze – Mentre gli occhi del mondo sportivo sono concentrati sui Mondiali di calcio in Russia, altri appassionati guardando con altrettanto acceso interesse a ciò che accade questo weekend a Firenze. Dal 27 giugno al 2 luglio, infatti, la capitale toscana ospita la IQA Quidditch World Cup, un vero e proprio campionato del mondo della disciplina ideata da JK Rowling nei libri e nei film di Harry Potter e divenuta una realtà anche nel mondo babbano più di una decina di anni fa.
Sono ventinove le squadre che da tutto il mondo partecipano a questi Mondiali di quidditch: dalla confermatissima Australia (campione del mondo nel 2016) al Brasile, dagli Stati Uniti alla Francia, dalla Sud Corea a molti paesi che debuttano per la prima volta, come Vietnam, Malesia, Finlandia, Nuova Zelanda e perfino un’indipendentista Catalogna. Sono quasi tremila le persone attese in città per questo evento, che mobilita soprattutto giovani da tutte le parti del mondo.
Come funziona il quidditchChi ha familiare l’universo magico di Harry Potter sa che il quidditch è lo sport ufficiale di Hogwarts e del resto del mondo di maghi ideato da Rowling: si gioca su una scopa volante, cercando di fare goal all’interno di tre altissimi canestri perpendicolari al suolo, ma soprattutto di catturare lo sfuggente boccino d’oro volante. Ovviamente nella realtà tutto questo si è dovuto adattare alla mancanza di incantesimi: a partire dal 2005, infatti, viene giocato da due squadre che contano un minimo di 7 e un massimo di 21 giocatori che si alternano sul campo all’incirca delle dimensioni di quello da hockey, tenendo con la mano destra un bastone posizionato fra le gambe.
Ci sono quattro tipi di giocatori, che riflettono all’incirca i tre diversi giochi che si svolgono contemporaneamente durante lo svolgimento di una stessa partita: i tre cacciatori devono cercare di lanciare la pluffa (una palla da pallavolo un po’ sgonfia) all’interno dei tre anelli avversarsi, difesi da un portiere; al contempo i due battitori devono impedirglielo lanciandogli addosso i bolidi (palle da dodgeball) e costringendoli dunque a chiedere il cambio; infine, dopo il 17simo minuto di partita, il cercatore di ogni squadra deve cercare di acciuffare il boccino, guadagnando 30 punti e facendo chiudere la partita.

In mancanza di pallini dorati semoventi, il boccino è incarnato da un giocatore neutrale ed estraneo a entrambe le squadre che corre per il campo cercando di sfuggire ai cercatori e di impedirgli di prendere una pallina da tennis appesa ai suoi calzoncini. Ovviamente il cercatore della squadra in svantaggio a livello di goal (che contano 10 punti ciascuno) deve cercare di impedire al cercatore avversario di accaparrarsi il tanto agognato boccino.
Si tratta di uno sport tutt’altro che semplice, fatto di azioni concitate e molta strategia: “Molti si avvicinano perché sono appassionati di Harry Potter”, ci racconta Erika Crociani, assistant coach della Nazionale Italiana di Quidditch, “ma a dire la verità ce ne sono altrettanti che si interessano allo sport in sé, che è molto completo e richiede molto allenamento e costanza“.
 
Il quidditch in Italia“È una disciplina molto dinamica, veloce, in cui bisogna tenere conto di molte regole e tenere sempre l’attenzione molto alta“, continua Crociani, che sottolinea come in esso siano avvantaggiate soprattutto le nazioni che, per tradizione e cultura sportiva, praticano di frequenza sport più simili come il rugby, il football, il dodgeball: “Anche in questo Campionato del Mondo credo che i favoriti siano cinque: Stati Uniti, Australia, Canada, Regno Unito e Francia“.
Ma il quidditch sta crescendo anche in Italia: nel nostro paese ci sono ormai una ventina di squadre attive (tre anni fa erano solo 4), che si sfidano in tornei interregionali, qualificazioni europee e mondiali e nella Coppa italiana. Qui al Mondiale sono arrivate con la Nazionale una quarantina di persone, fra cui 21 nella rosa ufficiale e 4 riserve.
“All’inizio era una cosa che si vedeva solo ai Comicon o ad eventi simili, poi nel 2013 abbiamo deciso di dargli un’organizzazione nazionale“, ricostruisce Andrea Miglietta, presidente dell’Associazione Italiana Quidditch, che si occupa di organizzare eventi e promuovere lo sport nel nostro paese. “Siamo messi meglio rispetto ad altre nazioni, anche se c’è bisogno di organizzarci in modo ancora più strutturato: abbiamo intrapreso l’iter di riconoscimento ufficiale da parte del Coni, ma ci vorranno un po’ di anni“.
Miglietta però è fiducioso ed eventi come quello fiorentino lo dimostrano: “Per essere un paese in cui questa tradizione non è ancora così radicata abbiamo già ospitato diversi appuntamenti, dagli europei a Sarteano nel 2015 e la coppa europea per club a Milano nel 2016, e ora anche i Mondiali: l’Italia è la prima a ospitare tutti questi tre eventi“.
La candidatura di Firenze, andata in porto anche grazie al patrocinio del Comune, è nata grazie alla collaborazione con Human Company: “Anche il sostegno al quidditch rientra nella nostra convinzione di cercare di creare esperienze al di là del semplice turismo d’arte o di relax“, dice Marco Galletti, ceo della società leader nel turismo open air e dell’ospitalità di qualità. “Vedere in questi giorni tutti questi giovani, noi ne ospitiamo quasi mille nel nostro Camping in Town, significa attrarre un sacco di persone che magari non si sarebbero fermate qui così a lungo“.
Uno sport di valoriE non sono giovani qualunque quelli che durante la coppa del mondo transitano a Firenze: il quidditch infatti si pone non solo come una disciplina sportiva ma anche come un sistema di valori molto articolato e positivo. “Al di là della preparazione atletica, credo sia uno sport consigliabile a tutti perché fa crescere molto“, ribadisce Crociani. “Uomini e donne giocano insieme, non ci sono barriere di nessun tipo, né di genere né di provenienza o altro: anche chi è più svantaggiato fisicamente può compensare come la strategia“. Inoltre, come nel rugby, il fair play è fondamentale, e dopo la partita c’è sempre il terzo tempo e il tempo delle foto e degli abbracci.
Anche se alcuni appunto sostengono che il quidditch possa essere una disciplina del tutto indipendente dell’eredità e dalla fandom di Harry Potter, l’impronta di Rowling: “Non abbiamo bisogno della magia per trasformare il mondo”, ha dichiarato una volta l’autrice, e questi giovani sportivi sembrano proprio averla presa alla lettera. Nonostante non abbiano a disposizione scope volanti o palle magiche, si impegnano ugualmente per raggiungere i loro obiettivi atletici ma anche per diffondere un’ideale di inclusione delle diversità, parità di genere, convivenza fra le nazioni. Non male per dei poveri Babbani.
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Fonte: Wired

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