Chiusura dei porti, le conseguenze legali per l’Italia

Chiusura dei porti, le conseguenze legali per l’Italia
12 giugno 2018 – 18:01

MOAS rescue 105 migrants in rubber dinghy October 4, 2014.Photo: Darrin Zammit Lupi/MOASLa Spagna e la Francia hanno preso posizione contro la decisione del ministro degli Interni Matteo Salvini di chiudere i porti in Italia, per evitare lo sbarco di migranti. Un’opzione che, sulla carta almeno, è difficilmente inquadrabile dal punto di vista giuridico. Le tante norme, nazionali o sovranazionali che siano (tra queste la Costituzione e numerosi trattati internazionali), non possono soltanto essere lette ma, al pari di qualsiasi altro codice, vanno interpretate anche sulla scorta della giurisprudenza, ovvero lo scibile delle sentenze già emesse.
Il ministro di Giustizia spagnolo Dolores Delgado si è concentrata sul caso Aquarius, la nave con a bordo 629 migranti respinta da Italia e Malta e che ora si sta dirigendo verso Valencia. Secondo Delgado “la situazione di queste 629 persone è critica, ci possono essere responsabilità penali internazionali per la violazione dei trattati sui diritti umani”. In merito al discorso più ampio, quello della soluzione alla crisi migratoria, continua il ministro iberico “la soluzione deve venire da tutti gli stati, quelli che sono di frontiera e quelli che non lo sono”.
Sul fronte transalpino il movimento En Marche!, partito fondato dal presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron, usa aggettivi pesanti definendo il comportamento dell’Italia “irresponsabile e cinico”. Il portavoce del partito Gabriel Attal accende i toni, sostenendo che è “inammissibile fare della piccola politica sulle vite umane”, definendo “vomitevole” il comportamento di Roma. Ma, anche in questo caso, il riferimento è alle 629 vite a cui si è negato lo sbarco.
La questione relativa alla chiusura dei porti è cosa sostanzialmente diversa perché solo blandamente toccata dai trattati internazionali che l’Italia ha ratificato, norme che peraltro prevedono della “clausole di salvaguardia” che permettono agli stati firmatari di attuare una serie di misure non ben definite, qualora non si trovassero in condizione di dare accoglienza ai rifugiati.
C’è una sentenza che inchioda l’Italia
Il 14 aprile 2016, durante una sessione di formazione dedicata alla Scuola superiore della magistratura, è stato evidenziato un caso che fa giurisprudenza; si tratta di una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) relativa a un contenzioso tra Georgia e Russia scaturito da un’espulsione di massa operata da Mosca ai danni di una comunità georgiana. La Cedu ha stabilito che non si può mettere in “discussione il diritto degli Stati di stabilire le proprie politiche a riguardo dell’immigrazione. Deve essere precisato, però, che problemi di gestione di flussi migratori non possono giustificare che uno Stato faccia ricorso a pratiche incompatibili con i suoi obblighi derivanti dalla Convenzione”. Quindi, che il flusso migratorio provenga dal mare o via terra, rimane attuale la sovranità di ogni singolo paese, a meno che non leda gli impegni che questo ha assunto firmando le convenzioni sovranazionali.  La Cedu ha ribadito altre volte che gli Stati contraenti sono in principio liberi di controllare l’ingresso, il soggiorno e l’espulsione degli stranieri. E, proprio qui, c’è una chiave di lettura che rischia di inchiodare l’Italia che avrebbe dovuto accogliere i migranti e, dopo le procedure di rito, procedere con le espulsioni ritenute necessarie. Impedire alla Aquarius di approdare, così come la decisione di chiudere i porti, rischia di costare chiaro allo Stivale soprattutto in termini di immagine e, questo, a prescindere da eventuali sanzioni economiche comminate dalla Cedu.
Le norme sull’asilo
Anche il diritto internazionale in materia di asilo non sorride alla decisione di chiudere i porti poiché, come si può leggere a pagina 2 del regolamento, già in passato (28 febbraio del 2008), l’Italia è stata condannata per avere respinto una nave di migranti che è poi approdata in Libia. Secondo la Corte di Strasburgo il governo di Roma “avrebbe dovuto garantire loro la possibilità di presentare domanda di asilo in Italia”. Anche in questo caso, si potrà obiettare, la Libia ha trattato decisamente male i migranti, ledendo il loro diritto alla vita e, nel caso specifico dell’Aquarius, la situazione è diversa. In realtà è vero a metà: non accogliendo i migranti l’Italia ha impedito loro di presentare regolare domanda di asilo, al contrario di quanto disciplinato anche dal regolamento di Dublino contro il quale Salvini ha espresso palesi critiche, alla luce delle quali un tribunale giudicante potrebbe riconoscere la volontà dell’Italia di sottrarsi alle proprie responsabilità.
Cosa rischia l’Italia
I tribunali internazionali come la Cedu di Strasburgo hanno due prerogative: comminare sanzioni economiche e, anche in questo caso sulla carta almeno, fare in modo che i singoli stati riscrivano il diritto interno sulla scorta delle sentenze emesse. La decisione di Salvini potrebbe portare a norme più severe redatte dal legislatore italiano.
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Fonte: Wired

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