Il governo Conte incassa la fiducia del Senato

Il governo Conte incassa la fiducia del Senato
6 giugno 2018 – 9:00

Le votazioni al Senato si sono chiuse alle 20:36 di martedì 5 giugno, 10 minuti per lo scrutinio e poi l’esito: 171 voti a favore, 117 contrari, 25 astenuti, rispettando così i pronostici della vigilia. Archiviata la pratica fiducia al Senato, l’appuntamento con la Camera è fissato per mercoledì 6 giugno. Tutto da copione, con Pd e Forza Italia che hanno votato contro, mentre Fdi si è astenuto
Se i numeri apparivano scontati, le reazioni lo sono state meno, a partire da quelle dell’ex premier Mario Monti, che ha messo in guardia dalla Troika il neo-costituito governo. Secondo Monti l’esecutivo potrebbe finire sotto la lente del triumvirato sovranazionale formato dalla Commissione europea, dalla Banca centrale europea (Bce) e dal Fondo monetario internazionale (Fmi). Un rischio che si può scongiurare, sostiene Monti, mostrando maggiore umiltà e realismo.
Il senatore ed ex premier Matteo Renzi inchioda la coalizione di governo alle proprie responsabilità: “Da oggi l’establishment siete voi, basta alibi” e, con un tweet sibilante precedente al suo intervento al Senato, fa leva sull’hashtag #altracosa.

Il presidente Conte ha chiesto la fiducia al Senato. Nel pomeriggio interverrò insieme a altri colleghi per dire perché voteremo contro. Noi siamo #altracosa
— Matteo Renzi (@matteorenzi) 5 giugno 2018

Poi, prendendo la parola al Senato, Renzi si è rivolto direttamente al premier Giuseppe Conte: “Anche lei è un premier non eletto, un collega”. Ironia che si è fatta ancora più tagliente quando, nell’esporre il proprio discorso, ha ribadito che il Pd non dirà mai che le istituzioni sono mafiose, non farà ostruzionismo e non insulterà le alte cariche dello Stato. Il riferimento è al 2015, quando in chiusura del semestre di presidenza italiana del Consiglio Ue, Beppe Grillo ha sostenuto davanti al Parlamento europeo che Renzi fosse “il nulla che parla, il concentrato del non è”.
Da segnalare anche la risposta di Conte: “Renzi mi chiama collega. Ma lui è professore?” e, nel contempo, il premier in carica si è rallegrato per i numeri.
Al ministro degli Interni e vicepremier Matteo Salvini il termine establishment usato da Renzi non dispiace, ribadendo il proprio orgoglio nel sedere al Viminale. Poi, davanti ai giornalisti, ha fatto una breve carrellata dei temi prioritari: immigrazione (“la pacchia è strafinita”), i rom che devono seguire le leggi, e Alitalia che non sarà smembrata e venduta un tot al chilo.
Rilevanti anche gli interventi del senatore Marco Siclari (Fi) che raccomanda di non dimenticare le emergenze del Sud, tanto care sia a Salvini sia al ministro del Lavoro e vicepremier Luigi Di Maio. Gli fa eco il senatore Franco Mirabelli (Pd), scontento della poca attenzione che questo esecutivo starebbe dedicando alla lotta alle mafie.
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Fonte: Wired

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