Sul migrante sindacalista ucciso a fucilate nell’Italia del caporalato

Sul migrante sindacalista ucciso a fucilate nell’Italia del caporalato
4 giugno 2018 – 12:00

Per Soumaila Sacko la “pacchia” è finita davvero. E per sempre. Il 29enne maliano è stato ammazzato a fucilate due notti fa nella zona di San Calogero, Rosarno. Stava recuperando lamiere e materiali di scarto da una vecchia fornace abbandonata per rinforzare la sua baracca o quella di chissà quale compagno. Era un “sindacalista” dei braccianti che in quelle terre vengono schiavizzati e sfruttati per la raccolta di frutta e verdura nella Piana di Gioia Tauro. Persone costrette a vivere in condizioni fatiscenti nella nuova e vecchia tendopoli di San Ferdinando: ieri notte è andata (di nuovo) a fuoco la seconda.
L’uomo è stato puntato dalla lunga distanza: “Stavamo raccogliendo delle lamiere quando si è fermata una Fiat Panda bianca vecchio modello ed è sceso un uomo con un fucile che ci ha sparato contro quattro volte – ha spiegato Madiheri Drame, un trentenne che era con la vittima – il primo proiettile ha colpito Soumayla alla testa, facendolo crollare”. Il cecchino non si è fermato e ha colpito Drame alla gamba. Un altro migrante, il 27enne Madoufoune Fofana, è riuscito a cavarsela e ha dato l’allarme. Soumayla è morto sotto i ferri all’ospedale di Reggio Calabria.
Non che questo renda meno feroce l’esecuzione a freddo di quel ragazzo ma, a quanto pare, l’uomo era regolare e attivamente impegnato con i sindacati di base per tentare di migliorare le condizioni di vita dei migranti sfruttati dal sistema delle mafie agricole locali. Oggi l’Unione sindacale di base ha indetto una giornata di sciopero dei braccianti. A quanto pare i carabinieri della Compagnia di Tropea e i magistrati della Procura di Vibo Valentia starebbero per risolvere il caso e avrebbero individuato l’omicida. Difficile capire il movente, che potrebbe tuttavia ruotare proprio intorno all’impegno di Sacko sui temi del (disumano) lavoro di quelle terre.
Un fatto che nasce da un contesto enorme, che si trascina da anni – almeno dalla tristemente celebre “rivolta di Rosarno” – e che non è mai stato risolto. Quell’accampamento, più volte smantellato, dato alle fiamme e rinato dalle sue ceneri, è probabilmente uno dei simboli plasticamente più drammatici di come i buchi del sistema dell’accoglienza italiano siano stati infettati e penetrati dalle mafie che fanno degli ultimi carne da macello.
Il clima è durissimo. Il nuovo ministro dell’Interno Matteo Salvini, nonostante abbia ora per le mani le leve del comando, continua a sfoderare una violenta narrazione da campagna elettorale scaldando gli animi delle persone. Quando, appunto, dovrebbe invece iniziare a governare (anche le situazioni come San Ferdinando) e al contempo provare a ridimensionare le pachidermiche aspettative che la sua sola, taumaturgica presenza appare sollevare. Senza contare che tenere la temperatura troppo elevata potrebbe ostacolare un lavoro che invece, considerando la pesantissima poltrona che occupa, va condotto con attenzione, cautela e rispettando i diritti umani.
Ma il punto non è neanche questo. Semmai, è che un Paese minimamente in grado di ragionare – ragionare, non tifare – si sveglierebbe con l’ansia nel cuore per l’assassinio di quel ragazzo. Che per giunta cercava di fare ciò che troppi italiani non fanno e contrapporsi al caporalato del quale invece anche molti italiani sono vittime (la storia di Paola Clemente, morta il 13 luglio 2015 nelle campagne di Andria, è impossibile da dimenticare). Poco scalpore, invece, e nullo dolore. Rare reazioni. Scarse se non nulle mobilitazioni a parte quella di stamattina al campo in fiamme. Il nuovo mantra della Repubblica italiana, Prima gli italiani, significa anche che un morto ammazzato del Mali semplicemente non rientra nel nostro radar. La pagheremo carissima perché dimenticheremo chi siamo.
The post Sul migrante sindacalista ucciso a fucilate nell’Italia del caporalato appeared first on Wired.

Fonte: Wired

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte di BestAll. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi