Orecchie: anche tu pensi che il mondo stia impazzendo?

Orecchie: anche tu pensi che il mondo stia impazzendo?
19 maggio 2017 – 10:32

“Anche tu pensi che il mondo stia impazzendo?”. Lo domanda Milena Vukotic a Daniele Parisi, e il senso del film che vede quest’ultimo protagonista sta tutto in quest’interrogativo. Orecchie, opera seconda di quell’Alessandro Aronadio che aveva gia’ convinto e colpito con il suo Due vite per caso (e che ha scritto Che vuoi che sia di Edoardo Leo), racconta esattamente questo: la follia contemporanea. Quella che tutti i giorni viviamo, quella a cui ci siamo irrimediabilmente abituati.

Parisi, al suo esordio sul grande schermo con il carisma da attore navigato, interpreta un professore di filosofia, ovviamente precario, che un giorno si sveglia con un fastidioso fischio alle orecchie. È un fischio di reazione alla mediocrità di chi lo circonda, ma questo lo scoprirà solo alla fine, di fronte alla bara di un amico deceduto. Prima, e per tutto il film, cercherà di trovare un senso, di capire da dove nasca questo ronzio, da che dipenda, cosa comporterà. Nel farlo, incontrerà una deliziosa galleria di normalissimi personaggi assurdi, interpretati da una gamma di attori abili come pochi a dimostrare, ognuno a suo modo, che non esistono piccoli ruoli (e che personaggi sulla carta caricaturali, se ben interpretati, sanno diventare subito carne, ossa, volti assolutamente credibili e quotidiani).

Si va da Piera degli Esposti, direttrice di giornale fissata con il gossip, a Massimo Wertmuller, dottore abituato a scherzi bizzarri, da Pamela Villoresi, mamma moderna e selfie addicted a Rocco Papaleo, prete tormentato dagli scarafaggi, passando per Niccolò Senni, catatonico cameriere in un fast-food che insiste sul ”Menu Super Gnam”. Figure speciali per una moderna commedia dell’assurdo, in cui l’assurdo è il quotidiano che viviamo, narrato secondo un registro grottesco ma con grande misura. C’è di base la voglia di ironizzare sul disagio dello stare al mondo, un mondo ormai assuefatto alla superficie, unidimensionale, privo di spessore intellettuale ed emotivo.
Tutto in un piccolo grande imperdibile film, rigorosamente low budget: “Volevo fare un film low budget di proposito: mi consentiva maggiore liberta’ per poter uscire dai canoni e dagli schemi” ha dichiarato il regista agli Incontri Internazionali di Cinema di Sorrento. Non sempre, in sostanza, crisi fa rima con mancanza di idee: Orecchie lo dimostra, svettando a testa alta tra le commedie italiane dell’ultimo anno per stile e originalità, e anche per un nuovo volto comico – di quella comicità mai forzata né sovraccarica, alla Non pensarci di Zanasi – a metà tra Buster Keaton e Francesco Nuti.
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Fonte: Wired

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