Migranti, mortifichiamo le ong mentre i centri sono in mano alle mafie

Migranti, mortifichiamo le ong mentre i centri sono in mano alle mafie
16 maggio 2017 – 11:48

Il cara di Isola di Capo Rizzuto, CrotoneI flussi migratori continuano a essere un piatto troppo ricco per gruppi criminali di ogni genere. Lo dimostra l’ultima maxi-indagine della direzione distrettuale antimafia di Catanzaro sul cara di Isola di Capo Rizzuto, a Crotone, il centro per i rifugiati che – si è scoperto – era “gestito” da una potente cosca, quella degli Arena. Non da uno ma da dieci anni. I denari sottratti alla collettività sono tantissimi: su 103 milioni di euro di fondi Ue dedicati all’accoglienza il ministero dell’Interno ne ha girati 36 alla ‘ndrangheta fra 20016 e 2015. Ci risiamo: la pubblica amministrazione che finanzia suo malgrado, dietro lo schermo di una confraternita – quella della Misericordia guidata nella zona da Leonardo Sacco, presidente della sezione calabrese e lucana – e perfino del parroco del paese, la criminalità organizzata.
Non solo: dell’indagine farebbero parte anche molti servizi legati agli spraar aperti nell’area – si tratta dei centri di “seconda accoglienza” destinati ai richiedenti e ai titolari di protezione internazionale – anche il centro di primo soccorso e accoglienza di Lampedusa. Operatori, lavanderia, ristorazione: tutto in mano alle aziende collegate al potente clan calabrese con i pagamenti elargiti anche a don Edoardo Scordio (132mila euro solo nel 2007). Che di fatto – stando alle indagini del Ros e della Guardia di Finanza – era il cervello dell’intera macchina. Almeno per quanto riguardava il drenaggio delle risorse pubbliche per l’accoglienza dei migranti.
L’affare era talmente ricco, e il business delle convenzioni talmente succoso, che il procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri e l’aggiunto Vincenzo Luberto pensano che la pax mafiosa fra le cosche Arena e Dragone da una parte e Nicoscia e Grande Aracri dall’altra esplosa dopo il 2010 sia appunto legata proprio alla possibilità di spartirsi serenamente le risorse pubbliche destinate al territorio per la gestione di cara e spraar. Con i soldi del Viminale Sacco, che insieme al prete girava quei fondi tramite contratti d’appalto intestati a prestanome di membri della cosca e assumeva figli e famigliari, ci si era pure comprato case, auto, barche e un cinema.
Oltre l’indagine che ha portato in carcere 68 persone, dunque, c’è un fatto preciso che stride con le vicende degli ultimi mesi intorno al tema dei migranti. Ed è costituita dal tempo e dalle energie – evidentemente anche investigative – riservate alle indagini su qualche mela marcia operante nelle ong che lavorano in mare. Salvando vite umane. Alla luce di sistemi criminali così capillari, rodati e consolidati da decenni c’è dunque da domandarsi che senso abbiano le indagini in quell’ambito quando i centri per i rifugiati vengono candidamente “gestiti” dalle mafie.
Di più. Se le indagini hanno ovviamente il dovere di fare il proprio corso e le procure di approfondire notizie di reati che siano arrivate alla loro attenzione a sconvolgere è l’intera, spregevole operazione mediatica che si è sviluppata intorno a quelle organizzazioni – alcune delle quali senza dubbio con molti aspetti da chiarire – mentre in casa deleghiamo a mafie di ogni genere (da quelle romane post-Magliana a quelle calabresi) buona parte del sistema di accoglienza. Che infatti fa acqua da ogni parte, ci costa condanne dalla Corte di Strasburgo, viola la dignità di chi viene assistito e contribuisce al pessimo quadro in cui l’Italia sta precipitando.
Perché molti politici hanno insistito così tanto sulle uscite del procuratore capo di Catania Carmelo Zuccaro, difendendone senza timore dichiarazioni e interviste in libertà? Ma soprattutto perché hanno orientato l’opinione pubblica sul dito e non sulla Luna, cioè su questioni forse esistenti (la connivenza ong-trafficanti, vedremo come finiranno le indagini) ma senza dubbio secondarie e trascurabili rispetto alla nauseabonda palude in cui versano strutture essenziali e strategiche come i centri di accoglienza per i rifugiati, divenuti mangiatoie per consorterie di ogni genere? Queste sono le autentiche responsabilità a cui dovremmo inchiodare gli speculatori politici, alcuni dei quali immortalati in foto con i protagonisti di queste indagini.
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Fonte: Wired

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