Terremoti, perché comunicare subito le stime dei morti può aiutare i soccorsi

(Foto: Marco Equizi/Moment/Getty Images)Se i governi e i media rendessero note fin da subito le stime sull’entità dei terremoti e le previsioni sul numero di persone coinvolte, i soccorritori potrebbero salvare molte più vite. Questo è quello che sostiene Max Wyss, geofisico dell’International Centre for Earth Simulation Foundation (Svizzera) in un suo articolo sull’ultimo numero di Nature.
Al giorno d’oggi, spiega Wyss, esistono diversi sofisticati sistemi di monitoraggio dei movimenti tellurici e di calcolo dei potenziali danni a cose e persone. I rilevatori distribuiti in tutto il globo raccolgono informazioni e calcolano epicentro e dimensione del fenomeno, mentre l’elaborazione dei dati sulla composizione del territorio, sulla tipologia di edifici presenti e sulla popolazione residente consente di rilasciare già nella mezz’ora dopo l’evento una prima stima dei danni e del numero di persone che potrebbero essere morte o che potrebbero trovarsi in pericolo. Previsioni che vengono effettuate di default ogni qual volta vengono registrati dei movimenti della crosta terrestre: le informazioni sono spedite in ogni parte del mondo regolarmente dalla Us Geological Survey e dall’International Centre for Earth Simulation (Ices) Foundation.
I sistemi odierni sono così efficienti che stime affidabili sul numero di vittime provocate, per esempio, dal terremoto de L’Aquila del 6 Aprile 2009 arrivarono solo 22 minuti dopo la violenta scossa di magnitudo 6,3. La conta delle morti però si è conclusa solo alcuni giorni dopo: sarebbero state 309 le vittime, un numero non così lontano dalla previsione di Wyss di 275±250 (ricordandoci che si tratta di una previsione elaborata subito dopo la rivelazione del terremoto).
La maggior parte dei governi e dei media infatti non comunicano immediatamente l’effettiva entità del fenomeno, dipingendo molto spesso un quadro sottostimato e mandando troppo pochi soccorritori, troppo poco preparati ad affrontare le conseguenze del disastro. Conseguenze che dunque devono essere valutate dai soccorritori stessi sul campo, con una grossa perdita di tempo e, quindi, di vite umane.
Una conclusione, quella di Wyss, che sembra quasi un appello ai Paesi a rivedere le proprie politiche di prevenzione del rischio terremoti e di gestione delle emergenze.
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Fonte: Wired

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